L’unica cosa che mi resta é riportare alla luce me stessa


Voglio cominciare questa settimana e l’estate, visto che oggi è il solstizio d’estate – giornata con più di 15 ore di sole (ancora esentasse) – con la sentita, vera e coraggiosa testimonianza di una lettrice della pagina.
Pagina, questa, che ultimamente sta subendo un pesante oscuramente da parte della censura di facebook per aver pubblicato notizie segnalate come false da fantomatici (chiamati indipendenti) fact checker (infami credo sia l’aggettivo più consono).
Una testimonianza ed un monito per tutte noi, per chi sta attraversando quest’inferno, per chi ci è già passata in mezzo e per chi se lo è lasciato alle spalle.
Esperienze che segnano una vita ma che possono insegnare molto.
Tempi duri… ma noi di più!



“La mia esperienza continua fra aule di tribunale per una separazione giudiziale dall’uomo che ho amato forse più di me stessa, e per cui sono diventata una borsa vecchia da cui recuperare soldi.
Lui vuole ciò che aveva previsto nella certezza di farla franca, nonostante mi avesse tradita, offesa, umiliata, diffamata, scartata insomma, come un rudere da rottamare in cambio di una ragazzina molto giovane.
Credo sia la nuova vittima, aggrappata a lui come una cozza allo scoglio, che non ha mollato la presa fino a quando la mia famiglia non è andata distrutta.
Plagio, manipolazione, ricerca ossessiva di conferme da un involucro di buonismo, vanagloria, e capacità dialettica da incantatore di serpenti, che da me non aveva più nulla da prendere, perché mi ha succhiato fino all’ultima goccia di sangue, e quando gli ho detto che alle briciole non ero più interessata e volevo di nuovo la favola o niente, lui mi ha riservato quello che poteva, niente, e se n’è andato.
Non so più neanche se li ritrovo, tutti i miei pezzi.
I magistrati sono fin troppo cauti, se non vedono percosse, sangue o figli minori tendono a liquidare come “separazione altamente conflittuale“, l’addebito è una viaggio in un tunnel stretto e asfissiante, da cui alla fine non vedi l’ora di uscire, ed io non so più come spiegare a mia figlia che nella vita essere onesti paga sempre.
A volte penso che non sia più vero, esistono avvocati che in gergo chiamano “cani sciolti“, pronti a tutto pur di portarsi a casa la pagnotta, disposti ad inventare ripugnanti fandonie su donne anche brillanti e ineccepibili, vittime di estenuanti soprusi e dipinte come cerbere che alternano stati di follia a depressione, mentre stanno soltanto cercando di difendersi.
Io sono colpevole di non essermi ancora piegata, e non lo farò, perché l’unica cosa che mi resta é riportare alla luce me stessa, senza che alcuno, mai più, provi ad offuscarla, e fosse l’ultima cosa che faccio nella vita, io ci riuscirò.
Voi fuggite, se potete, fuggite subito, la prima volta che vi lascia, che mente o vi tradisce deve essere l’ultima, perché in amore il perdono non deve esistere, se c’è qualcosa da perdonare non è amore.”

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