Ho subito per anni e ora basta

Le due lettere della lettrice della pagina, a distanza di tempo, con le sue conquiste.
Un cammino verso sé stessa, allontanandosi dal marcio e riappropriandosi della sua sacrosanta Vita.


“Vorrei restare in anonimato.
E’ da tempo che seguo la pagina… grazie a voi ho capito tante cose e vorrei raccontarvi la mia storia nonostante io abbia detto basta.
Ancora in pratica per la seoarazione e ancora qui convivenza forzata perché agli atti risulta mio marito e per via del covid, se lo caccio di casa, potrebbe risultare omicidio colposo. Vorrei capire anche io se è narcisista patologico oppure se sono io la pazza.
Vizio del gioco, vizio del bere. Ci sono tre figli di cui una già andata via. Si è voluta dimenticare anche di me. L’np dipenda da me in tutto: io lavoro, io mi occupo dei ragazzi di cui uno con disabilità, io sono sempre stata quella sbagliata.
A suo dire l’ho sempre tradito, per quel che mi riguarda è successo solo nella sua mente perversa. Possessivo, geloso, apatico, asociale.
Non trova lavoro e incolpa me, intanto da qui non va via.. cosa devo fare?
Sono legata al comune dove vivo da pratiche burocratiche perché mio figlio ha le terapie qui.
E solo chi ha un figlio con problemi può capire. Ne uscirò, ne sono convinta ma devo capire. Ho subito per anni e ora basta”

Da poco la seconda lettera sempre della stessa lettrice:

“Ciao, già lasciai tempo fa una testimonianza, oggi vorrei lasciare – sempre in anonimato – le sensazioni di tutto quello che sto provando adesso.
Denunciato, fatto arrestare dopo anni sto provando ad andare avanti e sto vedendo un po’ di luce, anche se a volte cado negli strascichi che mi porto dietro, non mi manca affatto, ma la rabbia di quello che mi sono lasciata fare e dire nel tempo prende il sopravvento… spesso mi capita di avere gli incubi.
l’ansia sta diminuendo e riesco anche a sorridere, ho nuovi amici veri, reali.
Sto cercando di stare in piedi per i miei figli e sto andando avanti.
Vi sembrerà un paragone assurdo e stupido, oggi sono andata dal dentista per un’operazione vera e propria ad un molare ancora vivo che mi sta tormentando da anni. Perché non potevo neanche andare dal dentista, nonostante lavorassi io sola.
Tre anestesie, chiudo gli occhi e l’ultima sento dolore… alzo il braccio e cerco la mano della povera assistente. Forse era la tensione, lo stress di tutto quanto sta accadendo, ho pianto non per il dolore, mi dava fastidio che io in quel momento avessi bisogno di aiuto (noi persone forti non lo chiediamo mai, errore madornale) mi sono resa conto che era il resto che faceva male, ma io lo stavo affrontando, avevo solo bisogno di appoggiarmi un po’ a qualcuno per eliminare tutto il marcio che c’era.
Vi sembrerà un paragone assurdo lo so, ma sono finalmente scoppiata in un pianto liberatorio: non piangevo da anni.
Quello che voglio dire è che bisogna ammettere di essere diventate fragili e che bisogna cercare, seppure piccolo, l’aiuto di qualcuno.
Farà sempre male, ma ce la sto facendo

E concludo con lo scrivere, per l’ennesima volta, che SI, a forza di farcela ce la facciamo!
Costi quel che costi.

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