il caso Cospito: “irrazionalità e cattiveria”

Sono costretta a scrivere qui perchè su fb, in seguito a qualche segnalazione, ho subito limitazioni al mio account e censura della notizia.

il caso Cospito: “irrazionalità e cattiveria”

Da leggere

“Si è appreso giorni fa che Cospito “non può tenere in cella le foto dei genitori defunti in quanto viene richiesto il riconoscimento formale della loro identità da parte del sindaco del paese d’origine”. E’ strano immaginare che per esserne scandalizzati bisogni simpatizzare per l’anarcoinsurrezionalismo. E ancora più strano che la solidarietà con la ribellione di Cospito spetti agli anarcoinsurrezionalisti, qualunque cosa voglia dire.

E’ probabile che la fame di Cospito arrivi molto prima della sentenza della Consulta. Ho provato a riassumere. Non provo nemmeno a commentare: non si può commentare la smisuratezza. La giustizia è smisurata e si compiace di esserlo, i suoi amministratori hanno nomi e cognomi ma non li indossano, bastano le uniformi, sono esseri smisurati per irrazionalità e cattiveria. Il cielo li protegga. Hanno chiamato la loro indagine “Scripta manent”. I romani sapevano che Deus dementat quos perdere vult. Traduzione, aggiustata: Dio toglie il senno a coloro che muoiono dalla voglia di mandare in rovina il proprio prossimo.”

l’articolo intero:
https://archive.is/H8OzI

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L’ATTRAZIONE TOSSICA TRA UN EMPATICO E UN NARCISISTA

Sto scrivendo questo articolo dalla prospettiva di un empatico, anche si mi piacerebbe leggermi dal punto di vista di un narcisista. Scrivendo da molto sul tipo di personalità empatica, ho stretto legami con molte altre persone che si definiscono empatiche e per molto tempo mi hanno raccontato della facilità d’instaurare rapporti con dei narcisisti. C’è un collegamento. Così, ho deciso di capirne di più.

Questa è la mia teoria …

Dalla mia esperienza e dai miei studi sulla personalità narcisista, c’è un nucleo ricorrente: il narcisista è ferito. Qualcosa, da qualche parte lungo la strada, di solito durante l’infanzia, ha provocato un sentimento d’inutilità nella persona che è quindi alla costante e disperata ricerca di approvazione.

Ecco che arriva l’empatico, il guaritore. Un empatico ha la capacità di percepire e assorbire il dolore degli altri e spesso lo prende come se fosse il proprio. Se un empatico non è consapevole dei propri confini e non capisce come proteggersi, si legherà molto facilmente e rapidamente al narcisista per cercare di risolvere e riparare i suoi danni, tentando di sradicare il suo dolore.

Quello che l’empatico non sa è che il narcisista è una ventosa di energia, un vampiro per così dire. Si prenderà la vita e l’anima di chiunque entrerà in contatto con lui. Questo è il modo in cui costruisce le proprie riserve e, in tal modo, utilizza lo squilibrio a proprio vantaggio.

Questa dinamica confonde e debilita l’empatico, come se questo non avesse una piena comprensione delle capacità proprie o altrui, non riuscirà a vedere che non tutti sono come lui. Un empatico si metterà sempre nei panni degli altri e ne sperimenterà i sentimenti, i pensieri e le emozioni, dimenticando che le altre persone possono avere un ordine del giorno diverso dal suo e che non tutti sono sinceri.

L’agenda del narcisista è la manipolazione, essendo spesso in una posizione che gli consente di prendere il controllo sugli altri. L’agenda dell’empatico è l’amore e la cura. Più amore e cura un empatico offre, più potente sarà il narcisista.

Più potente diventa il narcisista, più è probabile che l’empatico si ritirerà in uno stato di vittimismo. Poi, avverrà un grande cambiamento – l’empatico assumerà anch’esso tratti narcisistici perché ferito e continuerà ad alimentare questa dinamica nella vicinanza al narcisista. In poco tempo, s’instaurerà un circolo vizioso.

Quando un narcisista vede che un empatico è ferito, gioca su questo e l’intenzione principale sarà quella di lasciarlo in uno stato di sconforto. Più un empatico si rattrista, meglio si sentirà il narcisista. L’empatico inizierà a cercare freneticamente l’amore, la convalida, la conferma e l’accettazione dal narcisista e ogni grido di aiuto in quanto tale confermerà al narcisista la disperazione che sente dentro. Può derivarne una battaglia amara.

Siccome l’empatico si concentra esclusivamente sul dolore, il trauma e la distruzione, diventa ossessionato e non riesce più a vedere da dove il danno proviene. Invece di guardare verso l’esterno e di vedere le cause, l’empatico girerà tutto verso l’interno per incolpare se stesso.

Qualsiasi tentativo di comunicare in modo autentico con il narcisista sarà inutile. Ma non solo, questo essendo estremamente carismatico e manipolatore, avrà il potere di rigirare le cose. Un narcisista darà la colpa del proprio dolore all’empatico, oltre a farlo sentir responsabile del dolore che prova.

Un empatico saprà di trovarsi in una relazione distruttiva a partire da questo momento e si sentirà così insicuro, non amato e indegno da dare tutta la colpa al narcisista. Emotivamente esausto, perso, impoverito e debilitato, l’empatico faticherà a capire cosa è successo alla persona una volta amorevole, attenta e carismatica dalla quale era attratto.

Tuttavia, se un empatico sceglie di stare con un narcisista e rifiuta di assumersi la responsabilità di ciò che succede, sta prendendo una decisione. Un empatico non può lasciare che la propria autostima venga determinata da un narcisista, dovrebbe fidarsi e credere in se stesso per riconoscere che non si merita determinate parole e atteggiamenti.

Bisogna accettare e capire che non siamo qui per risolvere problemi altrui. Non possiamo. Ognuno è responsabile e capace di fare da sé, ma solo se sceglie di farlo.

La possibilità che un narcisista cambi è altamente improbabile. Se un narcisista vuole cambiare bene, ma non accadrà mai a spese di qualcun altro. Quando si renderà conto di aver perso la capacità di controllare l’empatico, molto probabilmente andrà in cerca della prossima vittima.

La possibilità di legarsi per questi due tipi di persone è semplicemente impossibile. Il cuore del narcisista è chiuso, quello dell’empatico aperto – che è a dir poco una ricetta per un enorme disastro.

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Bibliografia: Alex Myles, Elephant Journal
Fonte: http://psiche.org/articoli/lattrazione-tossica-empatico-narcisista/

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I narcisisti provano emozioni?

Certo che sì, tutti gli esseri umani provano emozioni, è il modo in cui scegliamo di relazionarci con le nostre emozioni che è importante.
Il narcisista tende a reprimerle così in profondità che, ad ogni scopo pratico, non giocano alcun ruolo nella sua vita e nella sua condotta, sebbene svolgano un ruolo inconscio di straordinaria portata nel determinarle entrambe.

Le emozioni positive del narcisista sono strettamente intrecciate con quelle molto negative. Questo è il risultato della frustrazione e le sue conseguenti trasformazioni in aggressività.
Questa frustrazione è collegata agli Oggetti Primari dell’infanzia del narcisista (genitori o caregiver).

Invece di ricevere l’amore incondizionato di cui aveva un disperato bisogno, il narcisista era sottoposto ad attacchi di collera imprevedibili ed inspiegabili, rabbia, sentimentalità eccessiva, invidia, sollecitazioni, trasmissione di sensi di colpa ed altre emozioni parentali e schemi comportamentali insani.

Il narcisista allora ha reagito ritirandosi nel suo mondo privato, dove è onnipotente ed onnisciente e quindi immune da tali vicissitudini dolorose, ha nascosto il suo vero sé vulnerabile in una profonda cantina mentale ed esternamente ha presentato al mondo il Falso Sé.

Ma intrecciare qualcosa è molto più facile che scioglierlo. Il narcisista è incapace di provare sensazioni positive senza evocarne anche di negative. Gradualmente, diventa fobico: ha paura di provare qualcosa a meno che non sia accompagnato da qualcosa di emotivamente spaventoso, colpevolizzante, ansiogeno e fuori controllo.

Si riduce così a sentire nel suo animo fermenti attenuati che identifica ai suoi occhi e a quelli degli altri come emozioni, e persino questi vengono sentiti solo in presenza di qualcuno o di qualcosa in grado di fornire al narcisista la sua fonte di gratificazione narcisistica di cui ha così tanto bisogno.

È solo quando si trova nella fase delle sue relazioni in cui sopravvaluta l’altro (idealizzazione) che il narcisista prova gli spasmi che chiama “sentimenti”. Questi sono così transitori e fasulli che vengono facilmente sostituiti da rabbia, invidia e svalutazione. I narcisista ricrea veramente gli schemi comportamentali dei suoi Oggetti Primari, che erano tutto meno che ideali.

Profondamente, il narcisista sa che c’è qualcosa che non va. Non empatizza coi sentimenti degli altri, anzi, in realtà li disprezza e li considera ridicoli. Non riesce a capire come faccia la gente ad essere così sentimentale, così “irrazionale” (identifica l’essere razionali con l’avere la mente lucida e sangue freddo).

Spesso il narcisista crede che gli altri “simulino” con il solo scopo di raggiungere un obiettivo.
È convinto che i loro “sentimenti” si fondino a loro volta su motivazioni non-emotive e diventa sospettoso, si imbarazza, si sente costretto ad evitare le situazioni con sfumature emotive o, peggio, prova attacchi di aggressività quasi incontrollabile in presenza di sentimenti espressi in modo genuino. Questo gli ricorda quanto è imperfetto e deficitario.

Il tipo più debole di narcisista cerca di emulare e simula “emozioni” o, perlomeno, la loro espressione, l’aspetto esteriore (scimmiottamento), mima e replica l’intricata pantomima che impara ad associare con l’esistenza di sentimenti, ma lì non ci sono vere emozioni, non vi è nessuna correlazione emotiva.

Questo è vuoto scimmiottamento, privo di emozione ed essendo così, il narcisista se ne stanca presto, diventa impassibile ed inizia a produrre scimmiottamenti inappropriati (ad esempio rimane indifferente quando la normale reazione sarebbe il dolore). Il narcisista sottopone le sue finte emozioni alla sua logica, “decide” che è appropriato sentire così e così, le sue emozioni sono invariabilmente il risultato di analisi, valutazione degli obiettivi e pianificazione.

Sostituisce “ricordare” con “sentire”, relega le sue sensazioni corporee, i suoi sentimenti e le sue emozioni ad una sorta di cassaforte della memoria. La memoria a breve e a medio termine viene usata esclusivamente per custodire le proprie reazioni alle Fonti di Gratificazione Narcisista (vere e potenziali) e reagisce solo a queste Fonti.

Il narcisista trova difficile ricordare o ricreare quello che apparentemente (anche se ostentatamente) “sentiva” (anche poco tempo prima) verso una Fonte di Gratificazione Narcisistica una volta che questa ha cessato di essere tale. Quando cerca di ricordarsi i propri sentimenti, ha un vuoto mentale.

Non è che i narcisisti siano incapaci di esprimere ciò che noi tenderemmo a classificare come “reazioni emotive estreme”: piangono e si addolorano, vanno in collera e sorridono, “amano” e “vogliono bene” in modo eccessivo, ma questo è proprio ciò che li differenzia, cioè questo rapido movimento da un estremo emotivo all’altro ed il fatto che non occupano mai lo spazio emotivo che vi sta in mezzo.

Il narcisista diventa particolarmente “emotivo” quando viene svezzato dalla sua droga di Gratificazione Narcisistica.

Perdere un’abitudine è sempre difficile, specialmente una che definisce (e genera) se stessa.

Eliminare una dipendenza è doppiamente faticoso. Il narcisista identifica erroneamente queste crisi con la profondità emotiva e la sua autoconvinzione è così immensa che riesce quasi a trarre in inganno anche chi lo circonda. Tuttavia, una crisi narcisistica (perdere una Fonte di Gratificazione Narcisistica, ottenerne una alternativa, muoversi da una Spazio Narcisistico Patologico ad un altro) non deve mai essere confusa con la cosa vera, che il narcisista non prova mai: le emozioni.

Molti narcisisti hanno delle “tavole di risonanza emotiva”, usano le parole come gli altri usano i segni algebrici, meticolosamente, con cautela, con la precisione di un artigiano: scolpiscono con le parole le risonanze messe a punto di dolore, amore e paura. È la matematica della grammatica emotiva, la geometria della sintassi delle passioni. Privi di ogni emozione, i narcisisti monitorano le reazioni degli altri ed adattano le loro scelte verbali di conseguenza, finché il loro vocabolario non assomiglia a quello di chi li ascolta. È la cosa più vicina all’empatia che i narcisisti conoscono.

Per riassumere, la vita emotiva del narcisista è incolore e priva di eventi, rigidamente cieca come il suo disturbo, morta come lui. Lui prova davvero rabbia, dolore e smisurata umiliazione, invidia e paura. Queste sono le tinte dominanti, prevalenti e ricorrenti sulla tela della sua vita emotiva, ma non vi è altro, oltre a queste reazioni spontanee ataviche.

(traduzione a cura di Minerva – il testo è di Sam Vaknin, il più esperto conoscitore del narcisismo patologico, in quanto narcisista patologico consapevole, ha scritto Malignant Self Love)

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SEI UN CASINO E TI STAI CURANDO

Mentre ti curi
Mentre ricordi la tua vera natura (vasta, potente, presente e libera)
mentre rimuovi tutti i condizionamenti,
mentre ti risvegli dal sogno, dal senso di colpa e dell’abbandono di te stessa, potresti ritrovarti a piangere, a tremare, ad essere rabbiosa.

Piangi amica. Senti la rabbia.

Piangi tutte le lacrime che non hai pianto prima.

Il corpo ha bisogno di piangere a volte,
per liberare energie soffocate.

Vivi il lutto per tutte le vite che avresti voluto vivere,
tutte le vite che non sei riuscita a vivere,
in modo che tu possa tornare a questa di vita,
a questo corpo, a questo momento.

Dimentica la tua immagine.

Comincia a ruggire per la tua vita adesso.

A volte guarire non è gradevole.

È Morte. È rinascita.

È lasciare andare e lasciar arrivare.

Piangiamo. Tremiamo. Rabbrividiamo. Gridiamo.

Ci sentiamo “peggio che mai”. Facciamo un casino.

Tocchiamo lo sconforto e il dubbio così da vicino, come non lo avremmo mai creduto possibile.

Ma abbiamo iniziato a fidarci di questo processo.

E iniziamo a credere che quei sentimenti “oscuri” possano essere provati.

E vogliono che li proviamo.

Hanno desiderato che li sentissimo da quando eravamo molto piccole.

Non c’è niente di sbagliato in te.

Anche se la mente dice:

“C’è qualcosa che non va in me.” (Non c’è niente che non va in te nemmeno ad avere questo pensiero).

Fidati. E fidati del fatto che a volte devi dubitare.

Dimentica. Resisti.

Sì, fidati che a volte sentirai una resistenza a curarti.

Ma ora puoi celebrare questa resistenza!

Puoi celebrare tutto di te stessa, adesso.

Mentre piangi, mentre tremi,
mentre ruggisci come un leone,
mentre implori pietà a Dio,
mentre tocchi di nuovo terra.

Sì, sei un disastro.

Sì, stai guarendo modo tuo, che è unico.

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꧁☬ GUARIRE ☬꧂

Ho dovuto allontanarmi da molte cose per curarmi, perché è quello che facciamo noi coraggiose, “GUARIRE”!!

Guarire per non ripetere gli stessi errori.

Guarire per non uccidere i mondi degli altri.

Guarire per non sporcare altri cuori.

Guarire per non ferire.

Guarire per non dare amore a metà.

Guarire per non essere conformisti.

Guarire per rendersi conto che i fiori crescono nei giardini e non nel deserto.

Guarire per non autodistruggersi.

Guarire per purificarsi.

E anche se nella mia gola ho portato migliaia di nodi.

E anche se trovavo quasi impossibile rompere le vecchie abitudini, volevo guarire, perché è quello che fanno i coraggiosi.

Perdonare,

Sciogliere,

Amare,

Curare.

Mi manca molto, l’universo lo sa, mi manca ancora, ma un giorno alla volta, tolgo dalla mia pelle ciò che mi ha fatto soffrire.

Lo faccio, lo faccio.

Continuo a guarire per la persona più importante della mia vita, continuo a guarire per me e per Me stessa.

Buona strada, buona vita e buona guarigione!

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Quello che spesso si tace del “risveglio”

A tutte le mie amiche e i miei amici che si rendono conto di cosa sta succedendo.
A tutte le mie amicizie teoriche… sì, a volte è una maledizione e non sempre una benedizione svegliarsi.

Il risveglio è il viaggio più liberatorio, alienante, straziante, corroborante, solitario, confuso, terrificante ed espansivo.

Se ti ritrovi a lottare mentre cerchi di elaborare tutta questa follia, non sei sola.

Nessuno parla dell’oscurità che accompagna il risveglio, o del DOLORE. Non solo per il rimpianto della vita e delle illusioni che avevi una volta, ma anche per il rendersi conto che quasi tutto ciò che pensavi e sapevi era una BUGIA. Le convinzioni che hai avuto, le persone di cui ti sei fidato, i principi che ti sono stati insegnati, TUTTE LE BUGIE che ci hanno trasmesso.

Distruggere le illusioni raramente è un’esperienza gradevole. C’è una notevole quantità di disagio che deriva da questa crescita e, quel processo di lutto, non si fermerà qui.

Con queste nuove scoperte, ti ritroverai di nuovo afflitta.

Dolore per la perdita di molte relazioni con persone che semplicemente non “capiscono”.

Sentirsi sola, essere ridicolizzata e umiliata, non solo dalle persone in generale, ma anche da molte di voi, dalla propria famiglia e dalle proprie amicizie e conoscenze. Sensazione di non avere più molto in comune con le persone intorno a te.

Lottando per portare avanti conversazioni senza senso, superficiali e prive di sostanza con coloro che dormono ancora profondamente.

Sentirsi disconnesse dall’intero sistema di supporto, perché le persone non possono vedere ciò che vedi tu. Alcuni addirittura rimpiangono la perdita della loro ignoranza, perché “l’ignoranza è beatitudine” e la realtà a volte è dura.

Il risveglio può essere una strada solitaria e spesso ti ritroverai a viaggiare da sola.

Non c’è modo per addolcirlo. Svegliarsi alla realtà di questo mondo è brutale. Ti porterà attraverso l’intera gamma delle emozioni umane.

Devi padroneggiare l’arte di immergerti nella tana più oscura del bianconiglio, solo per uscirne e continuare a funzionare nella vita quotidiana, e questa è un’abilità di cui non se ne parla abbastanza.

Alcuni di voi stanno lottando per disconnettersi dalla famiglia o dagli amici, è come se esistessero in un altro mondo.

Per favore, sappi che non sei sola e non sei solo, ma hai un’intera Tribù al tuo fianco. Possiamo essere a chilometri di distanza, ma siamo PROFONDAMENTE connessi; nello scopo e nello spirito. ❤

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Se ne esce?

Ciao, dimmi la verità. Se ne esce?

perché io dopo un anno di rottura e nonostante abbia combattuto con tutte le mie forze, sono ancora qui con il groppo allo stomaco e le lacrime in saccoccia.

Fatico anche solo ad alzarmi dal letto.

Le storie possono finire, quello che mi lacera è stata la totale mancanza di rispetto nei miei confronti, schiacciata come un’ape fastidiosa quando io per prima gli ho sempre detto: se c’è qualcosa che non va, parliamone.

Poi certo, le rotture son rotture, ma farti sentire anche una nullità è un bel carico in più.

Se ne esce, perché io ho perso, oltre alle speranze, anche me stessa.

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Ciao …, SI, se ne esce! per i tempi, i modi e tutto il resto è davvero soggettivo. Un anno è abbastanza ma può non essere molto. Dalle storie più distruttive a me è servito parecchio più tempo. Non conta il risultato ma la direzione. Non perdere mai quella, se è quella giusta. E la direzione giusta è quella che ti riporta a te stessa.

Ti pubblico in forma anonima come sempre perchè questo non è solo un tuo dubbio ma quello di noi tutte che ci siamo passate.

Coraggio e non mollare MAI!

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Il Narcisismo: la religione del futuro

Il narcisismo patologico si sviluppa come un complesso insieme di difese psicologiche contro l’abuso e il trauma infantile in tutte le sue forme, inclusi non solo i “classici” maltrattamenti, ma anche l’idolatria del bambino, il soffocamento, l’accudimento invertito (il bambino che fa da genitore ai genitori *ndt) o la manipolazione.

Ogni volta che al bambino non è permesso di separarsi dalle figure genitoriali, di mettere dei paletti ed individuarsi (diventare un individuo), ne deriva un disturbo di qualche tipo, tra i più importanti è il narcisismo secondario (patologico).

Nella patologia narcisistica il bambino si crea un mondo immaginario governato da un amico immaginario, che è tutto ciò che il bambino non è: onnisciente, onnipotente, perfetto, brillante e onnipresente. In breve: un dio o una divinità. Il bambino adora il ritrovato alleato e fa un sacrificio umano a questo Moloch: gli offre il suo vero io. Fa un patto faustiano: è dotato di un’immagine di sé grandiosa, anche se fragile, e di una percezione fantastica di sé ma, in cambio, cessa di esistere.

Il narcisista esternalizza i confini dall’ego al Falso Sé e regola il suo ambiente interno (ad esempio: il suo senso di autostima) attraverso un feedback costante da una moltitudine di fonti intercambiabili di fornitura narcisistica. La sua mente è un vero alveare.

Il narcisismo è la celebrazione, l’elevazione e la glorificazione di un’assenza superiore, un vuoto urlante, il vuoto divorante di un buco nero con una galassia di oggetti interni (introiezioni) che vorticano attorno ad esso. Il narcisismo è, quindi, una religione privata che assomiglia molto alle fedi ed ai riti primitivi. È una difesa fantasy scritta in grande e andata storta, essendosi trasformata in un’illusione.

Il test di realtà è gravemente compromesso e il narcisista confonde le proprie rappresentazioni interiori delle persone con coloro che le hanno originate. Man mano che un numero crescente di persone diventa sempre più narcisista e mentre la nostra civiltà premia il narcisismo e vira verso di esso, il fascino della religione del narcisismo sta crescendo in modo esponenziale. Sta cominciando ad essere ampiamente ma disastrosamente esaltato, anche in ambito accademico, come un adattamento positivo. Disastroso perché il narcisismo, ineluttabilmente e invariabilmente, si trasforma in auto-sconfitta e autodistruzione.

Il narcisismo è la prima fede distribuita o collegata in rete: ogni credente e praticante (cioè ogni narcisista) è un adoratore ma anche un dio che adora (ha un Falso Sé divino). Ogni nodo è equipotente e autosufficiente poiché cerca di consumare l’offerta narcisistica (attenzione, buona o cattiva che sia).

Come ogni religione del passato, il narcisismo sta rapidamente diventando un principio organizzativo ed ermeneutico (esplicativo). Infonde all’esistenza un significato e una direzione. È sia prescrittivo che proscrittivo. Alimentato da tecnologie come i social media, si sta diffondendo con più alacrità di qualsiasi altra fede storica del passato.

Anche il narcisismo patologico è missionario: il narcisista tenta di convertire potenziali fonti di approvvigionamento narcisistico e partner intimi per partecipare alla sua fantasia condivisa e adorare la sua grandiosa divinità, il Falso Sé.

Tutto quello espresso sopra si applica con uguale rigore alle collettività narcisistiche. È qui che si annida il pericolo: il narcisismo è aggressivo e intollerante, non empatico e sfruttatore. È un culto della morte. Eleva gli oggetti al di sopra delle persone.

In una società dello spettacolo, chiunque è reso merce. Il materialismo e il consumismo sono manifestazioni del narcisismo come lo è l’individualismo maligno e ostentato. Il narcisismo nella collettività è indistinguibile da quello individuale: è sempre contraddittorio e si traduce in un triste autolesionismo e autodistruzione.

Lasciato sciolto, sfrenato ed elevato ideologicamente, può portare all’Armageddon in più di un modo. L’ascesa del narcisismo è inesorabile. È paragonabile al cambiamento climatico e al cambiamento dei ruoli di genere: ora non si torna indietro. Se ho ragione, richiedono grandi adattamenti su più livelli, individuale, istituzionale e collettivo:

1- Imbrigliare la considerevole energia del narcisismo e canalizzarla in modi socialmente accettabili (sublimarla). Il narcisismo prosociale e comunitario potrebbe significare un compromesso praticabile, per esempio;

2 – Mettere in atto controlli, equilibri e istituzioni per prevenire gli esiti e gli aspetti più distruttivi, insidiosi e perniciosi del narcisismo;

3 – Preparare la popolazione generale ad accettare il narcisismo come parte del paesaggio e dello spirito del tempo. Quest’ultimo obiettivo può essere raggiunto al meglio attraverso tecnologie che forniscano sbocchi al narcisismo conforme e positivo e allo stesso tempo isolino gli utenti da una realtà sempre più narcisistica. I social media e il metaverso come precursori di questi compiti gemelli. L’atomizzazione e l’autosufficienza, così come la disintegrazione delle istituzioni sociali, sono semplici sintomi di questo cambiamento strutturale in ciò che significa essere umani.

By Sam Vaknin
fonte: https://www.newsintervention.com/
traduzione a cura di Narcisismo Patologico page

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Il cambiamento come pratica giornaliera

Si pensa spesso che decidere di voler avere relazioni sane (con noi stesse e con gli altri) sia una cosa immediata.. che basta sceglierlo, deciderlo a tavolino. NO! Questa cosa non sarà mai come cambiarsi una maglietta vecchia. Piuttosto più simile ad iniziare a scrivere con la mano sinistra quando lo abbiamo sempre fatto con la destra.

Ci risulta difficile, la grafia fa schifo ed è spesso incomprensibile, impieghiamo il doppio o il triplo del tempo per avere un risultato appena appena mediocre. Sappiamo che riscriviamo con la destra sarà semplice, immediato e apparentemente bello.

Non succede da un giorno all’altro e non si impara in una notte.

Le persone che leggeranno ciò che scriviamo non apprezzeranno i nostri sforzi ma ci derideranno per la nostra pessima calligrafia.

Questo succede quando proviamo ad uscire dai nostri schemi relazionali malati. Imparare qualcosa di nuovo è sempre un lungo processo di pratica costante e perseverante.

Buona pratica per chi ha il coraggio di andare avanti su questa strada!

Ognuna di noi può essere la pioniera del Nuovo Mondo. Il vecchio è ora che muoia.

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I Narcisisti e gli psicopatici causano il cosiddetto Disturbo da Stress Post-Traumatico nelle loro vittime

In che modo i sintomi da disturbo da stress post traumatico risultanti dall’abuso o il dominio (la prepotenza) da parte di un narcisista o uno psicopatico, incontrano i criteri del DSM IV?

A. Lo stress negativo e prolungato (cronico) derivante dall’aver avuto a che fare con un narcisista o psicopatico può portare alla perdita del lavoro, della carriera, della salute, dei mezzi di sostentamento, e spesso può comportare una minaccia per il matrimonio o la vita familiare. La famiglia è una vittima non presa in considerazione.
A1. Uno dei sintomi chiave dello stress negativo prolungato è la depressione che scatta come reazione; ciò porta a un disturbo dell’equilibrio mentale, portando in primis a pensieri di suicidio, che si trasformano in seguito in tentativi e infine nella realizzazione del suicidio stesso.
A2. La vittima del narcisista o psicopatico può non essere consapevole del fatto che viene sfruttata, e anche quando arriva a rendersene conto (c’è solitamente un momento in cui la situazione diviene chiara quando la vittima capisce che le osservazioni e le tattiche di controllo ecc. sono inammissibili) la vittima spesso non riesce a convincersi a credere di avere a che fare con una personalità disturbata, che non possiede una coscienza e non condivide gli stessi valori morali della vittima stessa.
L’ingenuità è un nemico non indifferente. La vittima è sconcertata, confusa, impaurita, arrabbiata, e dopo la presa di coscienza, anche più arrabbiata.

B1. La vittima visualizza e ripete nella sua mente eventi o conversazioni in modo regolare, intrusivo e violento. Spesso i finali di queste repliche rivissute vengono volutamente alterate immaginando conclusioni favorevoli per le vittime stesse.
B2. Insonnia, incubi e il rivivere eventi passati sono episodi comuni.
B3. Gli eventi sono costantemente rivissuti, il sonno notturno non apportano ugualmente riposo o sollievo in quanto risulta impossibile “spegnere” il cervello. Il sonno risulta quindi non benefico e le vittime si svegliano ugualmente stanche, o anche più stanche di quando sono andate a dormire.
B4. Paura, orrore, ansia cronica, attacchi di panico, sono scatenati da qualunque cosa ricordi l’esperienza vissuta, per esempio ricevere comunicazioni di minacce da parte del narcisista o psicopatico o da sue conoscenze, amicizie, familiari. Allo stesso modo la diffamazione a danno della vittima da parte di chi ha perpetrato l’abuso, anche in rete (con lo scopo di far passare la vittima per colpevole ), può peggiorare gravemente o innescare tali problemi di salute nella vittima.
B5. Attacchi di panico, palpitazioni, sudorazione, tremori, vomito, mangiare troppo o saltare pasti possono presentarsi allo stesso modo.

I punti B4 e B5 si manifestano come sintomo immediato di paralisi mentale e fisica, in risposta a qualsiasi cosa riporti alla mente il narcisista, o anche nella prospettiva di dover agire nei suoi confronti.

C. E’ molto frequente l’intorpidimento di parti del corpo (dita e labbra), così come quello emozionale (in modo particolare il non riuscire più a gioire di niente). Le vittime si sentono come spente, e anche dopo diversi anni, non riescono più a trovare motivazione in nulla.
C1. La vittima cerca in tutti i modi di evitare di dire o fare particolari cose che ricordino l’orrore dell’abuso.
C2. Quasi tutte le vittime avvertono che la propria memoria è stata compromessa; ciò può essere parzialmente dovuto alla soppressione di ricordi dolorosi, e parzialmente dovuto al danneggiamento dell’ippocampo, zona del cervello legata all’apprendimento e alla memoria.
C3. La vittima sviluppa un’ossessione nel voler risolvere una vicenda che domina completamente la loro vita, oscurando ed escludendo qualsiasi altro interesse.
C4. La vittima ricerca comunemente il ritiro e la solitudine, preferisce stare sola con se stessa.
C5. Sono comunemente segnalati intorpidimento emotivo, come l’incapacità di sentire gioia (anedonia), e l’avvizzimento della capacità di amare gli altri. Le vittime temono di non riuscire ad amare più nessuno.
C6. La vittima diventa triste e malinconia e prospettano una carriera irraggiungibile, di solito con qualche giustificazione (qui non era molto chiaro, penso si riferisse al fatto che la vittima rinuncia a dei progetti e alla carriera che vede ormai come irraggiungibile). Molte vittime riportano gravi danni psichiatrici, o salute gravemente compromessa.

D1. Dormire diventa quasi impossibile nonostante si possa essere molto stanchi. Il sonno risulta così non soddisfacente, non riposante, e non dà sollievo. Al risveglio la persona si trova spesso ancora più stanca di quando è andata a dormire. Il senso di depressione diventa anche più pesante al mattino. Sensazioni di vulnerabilità (impotenza) si rafforzano nelle ore notturne.
D2. La vittima si altera spesso facilmente, è spesso costantemente irritata, anche da cose di poco conto. La vittima può arrivare a pensare a soluzioni violente, come causare un incidente o assassinare il narcisista, e i conseguenti sensi di colpa ostacolano il processo di guarigione della vittima stessa.
D3. La capacità di concentrarsi è gravemente compromessa, fino al punto di impedire la preparazione per azioni legali, studio, lavoro, o la ricerca del lavoro stesso.
D4. La vittima è in costante stato di allerta in quanto le sue facoltà di combattimento/difesa sono state permanentemente attivate.
D5. La vittima è diventata ipersensibile e spesso percepisce involontariamente e in modo inappropriato le osservazioni come critiche

E. La guarigione dall’abuso da parte di un narcisista è misurata in anni. Alcune persone non si riprendono mai del tutto. I danni subiti per lungo tempo e in modo ripetuto da parte di una persona disturbata diventano disturbo da stress post traumatico di tipo complesso.

F. Per molti abusati, la vita sociale cessa e il lavoro diventa impossibile da portare avanti. Molti sviluppano malattie autoimmuni come lupus, fibromialgia, dolore o stanchezza cronici, o diventano totalmente disabili.

La terapia può aiutare e aiuta veramente, ma richiede molto tempo e lavoro. Più a lungo aspetti per chiedere aiuto e conseguente trattamento, più profondo diverrà il danno e più difficile sarà da curare o trattare.

(fonte: http://abusesanctuary.blogspot.it/2012/01/narcissists-cause-ptsd-for-their.html; traduzione  di Valeria Pinna)

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Felice Losar

Losar inizia domani nel Tibet occupato da decenni.
I tibetani festeggeranno il nuovo anno.
Che sia un anno sereno per Tibet, Ucraina, Palestina, Siria, Yemen, Afghanistan, Somalia, Taiwan e tutti noi.
Un anno di riflessione.


Vorrei esprimere la mia solidarietà a tutte le brave persone che vivono in Russia e che non c’entrano nulla con questo attacco. Non sentitevi in colpa. Ci stanno prendendo per i fondelli a tutti.

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Famiglie tossiche: un pensiero di Jodorowsky


𝐼𝑛 𝑐𝑎𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑒 𝑣𝑒𝑟𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑡𝑜𝑠𝑠𝑖𝑐ℎ𝑒, 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑒 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑡𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑖 𝑝𝑜𝑛𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜?

𝗔𝗹𝗲𝗷𝗮𝗻𝗱𝗿𝗼 𝗝𝗼𝗱𝗼𝗿𝗼𝘄𝘀𝗸𝘆: “Io l’ho fatto: lasciai il Cile a 23 anni e non ho più rivisto la mia famiglia. Erano persone tossiche.Sarei potuto cadere nella trappola che ci impone di amare i nostri genitori qualunque cosa facciano.
L’istinto del gregge ci fa desiderare, quando i nostri antenati sono imperfetti, di rimanere emotivamente legati a loro per tutta la vita, chiedendogli di darci quello che avrebbero dovuto darci…
𝐓𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐥’𝐚𝐥𝐛𝐞𝐫𝐨 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐚𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐨 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐞𝐫𝐨𝐢𝐜𝐨, 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐧𝐢𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐛𝐨𝐥𝐢.
Molte volte, leggendo i Tarocchi, incontro adulti che, non avendo risolto le loro sofferenze infantili, continuano ad essere attaccati all’illusione che i loro genitori un giorno li capiranno e li ameranno, senza voler vedere che ciò che NON gli hanno dato da bambini, non glielo daranno mai.Tagliare i ponti con loro e cercare l’amore altrove sembra facile a parole, ma in realtà l’individuo si aggrappa alle sue radici, come se da esse dipendesse la sua esistenza.
Rendersi improvvisamente liberi da tutti questi legami nevrotici ci butta in un vuoto agonizzante.
È allora che, con eroica volontà, dobbiamo ricostruire una vita nuova, aerea, senza possibilità di ritorno, senza identità personale egoista, senza una patria ridotta a frontiere, appartenendo all’intero pianeta, libera dal passato, navigando immersa nel presente, obbedendo al cambiamento che cerca il futuro e creando, se possibile, una famiglia illuminata e libera.”

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Una tattica di manipolazione: il MIRRORING

mirroring-technique


Imitare e rispecchiare è uno dei metodi più comuni che i narcisisti e altri manipolatori emotivi usano abbastanza spesso. Soprattutto all’inizio della relazione, il narcisista inizia ad analizzarti. Che si tratti di una relazione romantica o professionale, o anche solo una normale amicizia, il narcisista esamina attentamente ciò di cui hai bisogno in una relazione e agisce di conseguenza.
Se stai cercando eccitazione in una relazione romantica, sarà la persona più avventurosa del mondo, se stai cercando chiarezza in un’amicizia, non troverai qualcuno più onesto di loro. Quindi imitano tutti i tuoi desideri e te li riflettono. In questo modo, ti fanno sentire come se avessero tutto ciò che stavi cercando in una persona.

Possono imitare non solo le cose che vorresti, ma anche ciò che sei. Questo può essere fatto attraverso il tuo aspetto fisico. Ad esempio, possono imitare la tua scelta nei vestiti, il tuo tono di voce, la tua pettinatura. Questo è abbastanza comune soprattutto in un’amicizia con un narcisista dello stesso sesso. Il tuo amico ruba lentamente la tua identità, ma lo fa in modo così sottile che può persino sembrare che sia tu quello che sta imitando l’altro. Oppure possono imitare le cose che ti piacciono. Ad esempio, ti piace fare passeggiate e anche a loro, ti piace una certa canzone e si scopre che è la loro canzone preferita. All’inizio puoi prendere tutta questo come se voi due aveste degli interessi comuni ma, in realtà, stanno solo assorbendo ciò che sei e lo stanno riflettendo.

Non solo il tuo aspetto e i tuoi desideri, possono anche copiare il tuo carattere e i tuoi valori.
Diciamo che sei una persona educata, onesta e giusta. Cominceranno a comportarsi allo stesso modo. Puoi guardarli e pensare a quanto siano meravigliosi. Ma tutte quelle caratteristiche virtuose che vedi in loro sono in realtà tue. Un narcisista è abbastanza bravo da imitare tutto come se fosse lui stesso.
Mentre sei preso ad ammirare tutte le sue qualità, quello che sta effettivamente facendo è alzarti uno specchio di fronte.

Oltre ad essere manipolativi, ci sono 3 diversi motivi per cui lo fanno:

1 – Meccanismo di sopravvivenza
la maggior parte dei manipolatori emotivi non può sperimentare adeguatamente i sentimenti umani e quindi non può rifletterli. Ad esempio, i sentimenti di alcune persone che soffrono di disturbo antisociale di personalità tendono ad essere molto superficiali. Ecco perché si rendono conto di essere diversi già in tenera età. Altre persone sono in grado di provare sentimenti come dolore, gioia, paura mentre mostrano anche questi sentimenti con il loro linguaggio del corpo e le espressioni facciali, ma queste persone sono come un guscio vuoto. È perché gli antisociali o i sociopatici e gli psicopatici osservano attentamente l’ambiente circostante. Prestano attenzione alle circostanze che causano gioia o dolore alle persone. Cominciano anche a copiare le espressioni e i gesti delle persone. Imparano quale arteria facciale fuoriesce quando si è gelosi e come appaiono gli occhi quando si è tristi, e quindi imitano queste cose di conseguenza. Fondamentalmente, tutte queste cose sono in realtà solo un meccanismo di sopravvivenza. Sanno che non saranno accettati se le persone intorno a loro si rendono conto che sono diversi.

Poiché mancano di sentimenti, mancano anche di valori etici. Nessuno vuole stare con qualcuno che non prova rimorso. Ecco perché le persone antisociali sentono il bisogno di fingere ed imitare gli altri per continuare ad essere acettati in società.

2 – Mancanza di identità
Ognuno è un po’ diverso, speciale e autentico a modo suo, giusto? Abbiamo persino dei detti per descriverlo: essere unici nel loro genere. Ma quando si tratta di narcisisti, le cose sono un po’ diverse. Pensa a una persona la cui personalità non si è mai sviluppata, una persona senza identità.
Una persona che ha iniziato ad indossare una maschera in tenera età e non se l’è mai tolta.
Sebbene questa maschera sia piuttosto affascinante all’esterno, non è altro che una maschera e nasconde un enorme vuoto.

Pertanto, il narcisista cerca di riempire questo vuoto rubando agli altri. Cercano di sembrare un essere umano completo rubando il sorriso, le opinioni politiche di un’altra persona, gli hobby e così via.

3 – Gelosia
quando un narcisista vede qualcosa che vorrebbe avere in un’altra persona, può arrivare ad arrabbiarsi e a provare ad imitarlo. Ad esempio, diciamo che sei un oratore molto eloquente. Hai una dizione e un tono di voce eccellenti. Il narcisista cercherà di rispecchiarli. Un altro esempio; sei conosciuto come una persona divertente e con un senso dell’umorismo unico. Il narcisista proverà a rispecchiarti di nuovo. Cercheranno di ridere e scherzare come fai tu. In effetti, potresti vederli raccontare agli altri le stesse barzellette che hai raccontato prima. Oppure sei una persona molto benevola ed ammirevole. Anche se il narcisista non sente davvero il bisogno di aiutare gli altri, può diventare estremamente geloso delle lodi che stai ricevendo per essere così gentile. Quindi, cercherà di rispecchiare la tua benevolenza e altruismo, solo nel tentativo di guadagnare lodi.

Se un narcisista ti rispecchia imitando i tuoi tratti e valori, sappi che hai qualcosa che lui vorrebbe avere.

Tuttavia, non prendere il loro bisogno di rispecchiarti come ammirazione. L’ammirazione è apprezzare qualcuno che pensi sia migliore di te in qualcosa, il che ti motiva ad impegnarti di più per migliorare te stesso. Vedi il successo degli altri e ti ispira. Tutti possono ammirare qualcuno e vederlo come un modello. Soprattutto gli individui più giovani tendono ad imitare gli altri e a vederli come loro modelli per ritrovare sé stessi, e non c’è niente di malsano o innaturale in questo. Questa non è un’ammirazione distruttiva. È semplicemente essere influenzati dai risultati positivi di qualcun altro. Spero un giorno di poter essere bravo come loro, pensi. Il narcisista, d’altro canto, pensa: “come posso avere qualcosa che non ho?” Non vogliono vedere che alcune persone sono più intelligenti o più talentuose di loro. Il loro più grande obiettivo è sabotare il tuo successo.

Puoi scoprire che stai perdendo la tua identità mentre copiano i tuoi tratti e rubano la tua identità a poco a poco. Supponiamo che tu sia una persona che si esercita molto. Il narcisista prima cercherà di allontanarti da questa abitudine, e poi si trasformerà in qualcuno che si allena continuamente. Poiché aggiungere una nuova abitudine non è sufficiente per soddisfare un narcisista, dovranno usurparla completamente.

Non sempre potremmo accorgerci quando un narcisista o qualche altro manipolatore emotivo ci stia rispecchiando. Tuttavia, possiamo notare alcuni piccoli segnali quando siamo vicini a queste persone emotivamente immature. Ad esempio, possiamo vederli agire in modo completamente diverso quando hanno a che fare con persone nuove, oppure le loro azioni e parole potrebbero non essere consequenziali. In effetti, possiamo persino sperimentare sintomi fisici come spasmi allo stomaco o dolori al petto quando siamo intorno a queste persone o quando ci limitiamo a pensare a loro. Faremmo meglio a prestare attenzione agli avvertimenti di questi piccoli segnali e reazioni fisiche. Soprattutto se le azioni e le parole di una persona non collimano, se si comporta come una persona diversa quando è circondata da altri, se hai avuto la sensazione di perdere la tua identità da quando l’hai incontrata e che stavi lentamente cambiando identità, ti consiglio di fare un passo indietro e guardare le cose da una prospettiva più ampia.

Articolo tradotto da Medium

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sono sopravvissuta a mia madre …forse

Di getto questo è il titolo del libro che vorrei/dovrei scrivere. Ma io non so se so scrivere un libro, e non so neanche se ho davvero qualcosa da dire.
Da vomitare molto, da dire non so.
Comunque il tema è chiaro: a 41 anni non ho ancora capito se mia madre è malata, cattiva, sadica, narcisista patologica, assolutamente normale, una grande stronza.
Per rispetto alla sua persona l’ultima ipotesi forse gliela auguro. Ma non mi va di parlare ne tanto meno di scrivere molto su una persona che non è in grado di ascoltare per più di 50 secondi cosa ho da dire io.
E a volte ancora mi chiedo come mai, davanti ad un pubblico (non tutti i pubblici) mi sento male, mi scoppia il cuore e non riesco a tirar fuori 2 parole di senso compiuto.
Zitta tu! Stai Zitta… ma sono passati tanti e tanti anni, ed io sono ancora fedele a quella promessa: “non parlo più”.
E a volte ancora mi chiedo come mai, davanti ad un/a perfett* anaffettiv* rischio di perdere la testa, nel migliore dei casi sono terribilmente attratta. E’ una cosa buffa: amore repulsione che mi gettano in un turbine di invivibilità con persone che starebbero bene in un manicomio criminale. Intendiamoci: al giorno d’oggi persone perfettamente integrate ma non per questo sane di mente.. anzi.. Mia madre era insegnante.

Oggi mi ripeto: sono una sopravvissuta e mi posso permettere tutto. Solo la vecchiaia mi fermerà… ma non è così. Mille miei atteggiamenti mi fermano, mi frenano.. sono la peggior giudice di me stessa. Ancora cerco risposte. Dal libro di Osho sui segreti della vita, Alla filosofia di Platone alla psicologia di Jung e company, dal femminismo della Lonzi alla filososfia femminista di Luce Irigaray… cerco solo quella risposta. Come ha potuto quella donna, mia madre, rinnegare se stessa e quindi me, sua figlia e sangue del suo sangue. Io ho una cana ed una gatta e, se mia madre mi amasse un decimo di quanto amo loro, sarei ricca, ricca, ricca.
ok! non ho l’amore materno, ho preso ultimamente delle gocce di fiori australiani per superare questo lutto, pare ci sia riuscita ma… il mio carattere si è bello che formato e, che mi piaccia o no, è qui a ricordarmi quasi ogni momento che non ho ricevuto quell’Amore. Una parte di me rimane con le braccia conserte e non vuole crescere, non vuole assumersi la responsabilità di un adulto. Ancora si rifiuta. Che fare?
Per ora continuo a leggere e a cercare di capire l’incomprensibile.

E tutto questo nel 2012.. anno di apocalisse. come dice jovanotti anche io sono cresciuta con un po’ di apocalisse e un po’ di topolino. ma… torna impellente la domanda: come può avermi rifiutato l’amore? e’ importante, forse se svelo l’arcano anche l’amore di coppia comincerà a sorridermi e non sarà quell’inferno di abusi e sopraffazioni che inevitabilmente rimetto in scena per poterli una volta per tutte risolvere, eliminare ed avere una vita normale… una vita normale.. cos’è?!?!? Credo se lo chiedano in molte.
Ed io con la moltitudine non vado d’accordo.. sono un’orsa diffidente e diffidata.

Allora sto cercando di lavorare sulla reciprocità! Non mettermi in situazioni dove quello che do è 90 e quello che prendo 10.. piuttosto mi do al volontariato.. giusto l’altra sera ho mandato 30 euro ad un’associazione che aiuta bambini e mi pareva di aver salvato il mondo e di aver fatto chissà cosa! Ma non posso giudicarmi, fa parte dell’ombra che incombe su di me. Tornando a lei… voglio spezzare con tutta me stessa questo sigillo di merda che mi porto fin dalla nascita. E’ un fardello pesante che contrasto solo con un carattere aspro.. nei miei confronti naturalmente. Sono aspra con me stessa ed ora tento di praticare anche la gentilezza… (post meditazione vipassana)
Ma devo tornare indietro, devo capire.. tanto ho tutto il tempo che voglio, tempo che mi sfugge e che spreco con la stessa solerzia di uno spendaccione. Anche questo lavoro di merda* lo leggo come una iattura post-madre sadica. Non vedo altro motivo per cui sopporto di essere pagata e sovvenzionata da una feccia che da anni si rifiuta di passarmi un lavoro dignitoso. Guardandomi intorno allora potrei pensare che anche molt* mie/i colleghi abbiano avuto simili tristi natali e la risposta è: forse si.. ogni caso è unico ma la tristezza dei nostri natali forse è davvero il tassello comune in questo luogo maledetto.

Dunque..anche il lavoro di merda! Ho tentato di coltivare la mia autostima in corsi paralleli alla mia vita ma i risultati sono stati un po’ scarsi.. avrò un riscontro nell’aldilà? Nell’aldiquà la vedo ardua. E’ già il tempo dei riscontri ed io forse qualcosa la vanto: non sono impazzita e non vivo sotto un ponte. Almeno non ancora.

Quando le mie amiche dovevano preoccuparsi di un 28 o di un 30 io dovevo prima pensare a come far addormentare quel mostro dentro di me che urlava all’infanticidio, alla violenza, al NON amore, alla manipolazione, alla truffa, alla menzogna. Urlava, graffiava, mordeva e non mi permetteva di fare nulla. Lo mettevo a dormire (grazie eroina, i momenti migliori dell’entrata nel mondo adulto me li hai regalati te) e poi anche io potevo giocare alla studentessa universitaria, prendere i miei 30 e anche 30 e lode, vedere morire un padre amato e vivere una con madre odiata, lasciare l’università e incontrare la Vita in una comunità di recupero per tossicodipendenti.

Ancora scrivo non so per chi ma ne ho un gran bisogno… ho bisogno di vedere i fili che legano qua e la i mille episodi di una vita buffa, buffissima.

Voglio spendere due righe per le ultime letture, rigorosamente di donne. La cosa buffa nella mia vita è nonostante l’esempio/madre completamente sballato, ho sempre ritenuto che la donna avesse quel qualcosa in più rispetto all’uomo, mi meravigliavo quando vedevo o parlavo con compagni di università che prendevano bei voti e pensavo: è in gamba, anche se uomo…


Sono trascorsi appena 2 anni ed ho ritrovato questo scritto in una chiavetta usata per portare dei documenti al mio commercialista.
Non so davvero cos’altro aggiungere se non che quell’”odiata madre” ha un cancro che la sta uccidendo e a me fa molto molto male. Ancora adesso la sua capacità di ascolto e curiosità nei miei confronti è pressoché vicina allo zero. Eppure, se non in rarissimi momenti, non riesco più a biasimarla. Ora siamo due, ora io sono qui, con la mia Vita, e lei è lì, con la sua morte sempre più vicina, ora provo davvero pena nel vedere il suo corpo che non la sostiene e la paura di qualcosa che non è e non sarà mai razionalizzabile, il viaggio nell’ignoto arriva per tutte.


Sono trascorsi circa 5 anni e, cercando Scum in pdf, di Valerie Solanas, ecco che mi incontro e scontro di nuovo con questo scritto. Lacrime e singhiozzi lasciati andare ma la consapevolezza che la Vita cambia, le situazioni cambiano, la risposta alla domanda che la Vita ci pone invece rimane inalterata…. Cosa fa la differenza? cosa puoi vedere oggi con il senno del poi? tanta e tanta acqua sotto i ponti ma la domanda rimane la stessa… e la risposta è una ed una solamente.

2020
Arieccomi!
Rido e piango, piango e rido ma sempre a testa alta e vado avanti… o indietro?
ma… dove sto andando. Castandeda o Don Juan direbbero: verso la morte.
E invece NO! io sono sempre alla ricerca.
Anni di yoga, meditazioni, un Maestro, insegnanti, eppoi arriva Lei: l’abuelita.
Sono davanti alla fermata dell’autobus ma non ho voglia di tornare a casa perciò prendo il mio cellulare e cerco su fb eventi nelle vicinanze. Compare una notifica su un seminario che inizierà tra circa 30 minuti a circa 300 metri da dove sono. Un seminario sulle piante sacre della foresta amazzonica: WOW! sono al secondo anno di una scuola per diventare fitopreparatrice erborista e sto scoprendo il mondo delle piante, il mondo vegetale, un mondo a me sconosciuto. Vado senza ripensamenti al seminario, gratuito per di più.

…ovviamente Continua (e sempre meglio)
Narcisismo Patologico o F.

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Il dolore è come una camicia di forza…

La testimonianza di una lettrice della pagina, una testimonianza di lotta, coraggio e Amore


Il dolore è come una camicia di forza…

Credi di impazzire e desideri solo strappartelo da dentro, estirparlo
Ti dimeni, ti disperi, urli, sbraiti, ti ribelli, ti getti a terra, ti sloghi magari una spalla nel tentativo disperato di sfilarti e liberarti da quella morsa.

Ma poi, con la bava alla bocca, stremata e con la faccia schiacciata sul pavimento capisci che non hai altra possibilità che abbandonarti, arrenderti, fermarti.
Inizi a sentire il corpo allentare la tensione cadendo in un letargo emotivo fino a non sentire quasi più niente.
Scorrono i giorni e quel dolore insopportabile diventa un nuovo grembo per il tempo necessario a rinascere.
E così smetti di scalpitare, di opporti.
Inizi ad accettarlo, lasci che ti attraversi nelle ossa, nelle vene, nei muscoli del volto e nelle mandibole contratte.
Che passi in ogni fibra, in ogni singolo pensiero. Accetti la sua compagnia, lasci che faccia la sua parte, il suo decorso, che ti riporti in vita.

E aspetti, aspetti un tempo che sembra non finire mai e poi arriva un giorno in cui un laccetto in meno inizia a tenere e poi un altro e un altro ancora finché si districano tutti.

A quel punto incredula liberi le braccia da quella morsa che quasi toglieva il respiro e opprimeva il petto e senti che si abbandonano senza forza cadendo verso il basso a peso morto.

In realtà non si pensa mai che in quella posizione si è costretti a chiudersi in un abbraccio, si è obbligati a tenersi stretti, avvolti dalle stesse braccia intorno a se.
Si è costretti a sentire il cuore che batte e lo fa nonostante non ne abbia più un motivo, nonostante sia a pezzi.
Si è costretti a stare fermi per essere in empatia con il dolore stesso, per essere una cosa sola, per evitare di scacciarlo, di non elaborare, di non metabolizzarlo attraverso l’azione, il fare, attraverso la bulimia del movimento che costringe la mente ad ignorarlo.
Ma è proprio quell’abbraccio ad impedire di andare in frantumi.
È come le bende di una mummia, è come la garza per una frattura, è come l’utero per un neonato, è come la pelle di un serpente. È come se, quello stesso abbraccio, fosse salvifico, fosse la cura stessa, fosse il nutrimento.

E poi arriva il momento di cambiarla quella pelle o meglio di abbandonarla.
E rimani nuda, più delicata e ti proteggi, ti difendi.
Inizi a sentire anche il vento che alza la peluria sui pori e ti accorgi che sei ancora viva.
Viva nonostante tutto.
Nonostante quel dolore.
Nonostante quell’abbraccio forzato.
Nonostante lo tsunami devastante per il quale continuerai a raccogliere pezzi nel fango che ti ha impantanato e lo farai per molto, molto tempo ancora.

Ma a quel punto i ricordi inizieranno a non fare più male, non saranno più così assordanti e diventeranno qualcosa di piacevole che accompagna la memoria.
Diventeranno una scelta.
Affioreranno con garbo e non più con prepotenza. Faranno meno rumore e regaleranno anche qualche sorriso. Inizierai a guardarli come dei figli, come l’eredità di qualcosa che non muore mai ma diventa altro.
Diventano la strada che hai battuto, i passi che hai corso. Diventano il perché.
Quel perché che inizia a trovare un senso, una ragione, che inizia ad insegnarti qualcosa.

E poi arriva addirittura la fierezza.
La capacità di guardarsi e di rivedere dall’alto quel corpo in un mare di onde agitate che è riuscito a non affondare. È riuscito a tenersi a galla, a rimanere in vita nonostante la pioggia battente, la mancanza di forze, nonostante l’ipotermia, il fluttuare incessante, malgrado l’acqua ingoiata e il sale negli occhi e senza neanche una boa, un tronco a cui aggrapparsi stremato per riprendere forza ed energia e forse scegliendo inconsciamente di non accettare lanci di cime.
Sopravvissuto alla tempesta.

E finalmente un giorno intravedi terra.
È vicina ma bisogna raggiungerla, bisogna ancora meritarsela per essere sicuri che sia quella giusta. Che una volta approdati saremmo in grado di costruire davvero ripartendo da noi, dai nostri desideri, da quello che ci siamo conquistati nella tempesta.
Il mare non ha restituito un cadavere, non ha trascinato a riva un corpo inerme.
Il mare lo ha forgiato, lo ha temprato, lo ha reso più forte.
Non è facile camminare di nuovo, le gambe sono provate e tremano, i vestiti inzuppati pesano, gli occhi pieni di sale bruciano.
Non è la condizione sperata, agognata ma è la realtà.

Una realtà nuova, un nuovo volto, una nuova coscienza.
La coscienza di chi sa che si sopravvive a tutto, che si superano i pensieri di morte, di fallimento.
E cammini eretto con questo sguardo sul mondo di chi porta una medaglia infilata nella carne del petto.
Come chi vorrebbe dire a tutti guardatemi come sono stata brava.
Guardate come mi sono salvata da sola.
Con quanta maturità non mi sono persa, non sono annegata, non ho chiesto aiuto, non ho ceduto, non mi sono piegata, non ho opposto resistenza, non sono tornata indietro.
Sono stata in grado di non riempiere quel vuoto vertiginoso con tutto il possibile.

La vedete anche voi la mia forza?!
Sapete perché sono diventata forte?
Perché ho saputo tenermi stretta, ho saputo tenermi con le mie braccia.
Ho saputo arrendermi e accettare.
Ho saputo cadere, ho saputo fallire.
Ho saputo leccarmi le ferite.
Ho saputo piangere.
Ho saputo disperarmi e lasciarmi andare.
Ho saputo attendere una nuova alba.


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