Le domande sono importanti!

Ricevo tantissimi messaggi di persone che mi chiedono se secondo me la persona con cui hanno a che fare o per cui “stanno soffrendo” è narcisista patologico.
Rispondo qui per tuttx: non do MAI pareri su persone che non conosco personalmente e, anche quando le conosco, fare una diagnosi di narcisismo patologico non spetta a me.
Posso quindi dirvi che:
1. la domanda è importante (più della risposta) e questa domanda, per voi che la ponete, dovrebbe farvi pensare non poco;
2. cominciate a spostare l’attenzione sul perché rimanete legate (dentro e/o fuori) a persone che vi danneggiano (l’amore non è una giustificazione al male);
3. la diagnosi di una persona che vi fa soffrire dovrebbe passare in secondo piano e, con il tempo e la pazienza, riuscirete a capire (se ancora vi interesserà) la patologia del vostro lui/lei (a volte sono “solo” degli stronzi seriali).
La cosa più importante è la prevenzione! non mi stancherò mai di dirlo. E la prevenzione si applica ascoltando il proprio intuito (noi donne ne abbiamo uno molto potente – non so se è lo stesso per gli uomini), il sesto senso… tutte noi abbiamo messo la testa sotto la sabbia per non ascoltare quella vocina che ci diceva “cosa stai facendo? è un NO!” e abbiamo dato retta al Grande Sogno inculcatoci da una cultura stantia e agonizzante come la nostra.
Inoltre aggiungo che da sotto le macerie l’unica cosa che si può fare è… uscirne e rialzarsi piano piano. Dopo un terremoto non possiamo pretendere di scalare l’Himalaya: occorre una lenta e paziente riabilitazione.
Guardiamo sempre dove ci troviamo e dove vogliamo andare.
Questi sono i tasselli principali per ogni cammino.
Buon cammino a tutte e a tutti #narcissismFREE
e ricordiamoci sempre che a forza di farcela ce la facciamo 🌹

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Lo sforzo della cicala

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La cicala è un verme che vive felicemente in terra, mangia la radice di un albero che il suo antenato diretto ha scelto, ingrassa, dorme… ma a un certo punto inizia a cambiare, le crescono le zampine, si trasforma in un insetto diverso: le ninfe possono vivere così fino a 17 anni… ad un certo punto provano un tremendo e doloroso senso di costrizione che le porta ad abbandonare quella vita e a venire in superficie, si arrampicano attraverso la corteccia degli alberi che li nutrivano e, con molto sforzo, salgono fino a che non iniziano ad indurirsi e rimangono lì bloccate, paralizzate, doloranti; si aggrappano solo alla loro volontà.
Nel momento in cui pensano di morire a causa di così tanta pressione interna, la loro vecchia pelle secca si rompe, si spezza con molto, molto sforzo, quello stesso sforzo fa fluire tutto il loro “sangue” e nel momento in cui finisce di uscire da quella crisalide, quella che era la sua pelle, le ali si aprono e, grazie a quell’enorme sforzo, i liquidi scorrono in tutte le costole del suo corpo finché non si rende conto di essere già un nuovo essere. Liberi di volare e cantare, di esibirsi in un modo nuovo.
Ma c’è un dettaglio tremendo che ho imparato: voler aiutare ed entrare in qualcosa che non conosco… una volta ho aiutato una cicala ad uscire da quella crisalide che la stava schiacciando e l’ho fatta uscire senza sforzo. Ho aperto un po’ il guscio, così che sarebbe stato più facile e meno doloroso per lei uscire.
Quella cicala non ha mai volato e cantato.
Senza quello sforzo, le sue ali non si sono mai sviluppate.

Testo tratto dalla rete (tradotto alla meno peggio da me)
Arte: Aninha.ilustra Ana Luisa

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Auguri a tutte le mamme e a quelle, come me, che la figlia amata e desiderata si chiama libertà

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“Tutte le donne sono madri, che facciano figli, figlie oppure no. Si può essere madri di un progetto, di un’idea, di altri, altre.

Madre è un modo di pensare, di essere nel mondo, di prendersi cura di ciò che c’è.
Del vivente. Qui ed ora”

condivido con voi il messaggio che mi hanno mandato stamattina.

Oggi è anche il giorno speciale in cui Silvia Romano, rapita in Kenya a novembre del 2018, ha potuto riabbracciare sua madre.

Auguri a tutte le mamme e a quelle, come me, che la figlia amata e desiderata si chiama libertà

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Quarantena: “la vera solitudine è quella che si prova quando i tuoi sentimenti sono denigrati e umiliati”

La riflessione di una lettrice della pagina sulla solitudine in quarantena:
“Questi 2 mesi di quarantena, in isolamento e lontana da tutti perchè vivo da sola, per me sono stati una passeggiata di salute rispetto all incubo che ho vissuto durante e dopo la relazione col narcisista.
La vera solitudine è quella che si prova quando i tuoi sentimenti sono denigrati e umiliati, quando vivi le montagne russe emotive, quando le tue fragilità vengono usate dall’ altro per ferirti e per colpirti.
Lì sei veramente sola, indifesa, con un nemico che paradossalmente ami.
L’unico modo per vincere è andare via e non voltarsi mai indietro.”

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E allora vai

– E allora vai
– Avrò paura?
– Sì
– Poca o tanta?
– Tantissima
– A destra o a sinistra?
– Se puoi non schierarti mai, resta al centro. Del tuo cuore.
– E se arriva il lupo?
– Il lupo arriva, ma anche il gatto, il cane, l’orso, le acciughe, il vento, il sole, la neve. Amore mio, arriverà tutto, non posso ometterti niente.
– E se mi perdo?
– Che ti perdi non è un forse, ma una certezza; quindi quando ti perdi chiedi informazioni
– A chi?
– Ecco, a chi. Se dovesse succedere prima di aver imparato a riconoscere tutte le erbe spontanee, i fiori e gli alberi, aspetta, non chiedere a nessuno, ché poi può succedere che scambi ciliege per bacche velenose. Aspetta, impara i prati i boschi e soprattutto i venti, poi, se ancora sarai perduta, saprai da sola a chi rivolgerti
– Morirò?
– Sì
– Aiuto!
– Rinascerai tante volte, la morte si dimentica, prima o poi.
– Eh, prima o poi, ma il tempo è contato
– No, il tempo è contatto, è toccare tutto, provarci almeno, tutte le parti
– Mi risolverò?
– Non sei un rebus, sei un puzzle senza pezzi mancanti. Imparerai a metterli insieme, dal verso e con lo sguardo giusto
– Promettimelo
– Di più, te lo giuro
– Incontrerò l’amore?
– Te lo auguro, ma attenta a chi ti vuole spogliare, fermati piuttosto da chi ti vuole sfogliare. Ché l’amore, per me, assomiglia molto a qualcuno che ti tiene la fronte mentre tu, vomiti i giorni più duri.
– Allora vado?
– Allora vai.

di Francesca Pachetti – da “La Raccontadina

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“É così debole da solo che non riesce a fare a meno di cercare di colpire me per sentirsi meglio.”

Un’altra vittoria sul narcisismo! grazie di cuore per la condivisione

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“Ad un certo punto della mia vita d’istinto lo lasciai perché mi sentivo non amata ma non sapevo cosa fosse successo e con chi avevo a che fare. Sono stata quindi colpita psicologicamente in tutti i modi possibili per anni a seguire nonostante cercassi di parlargli, di spiegargli. Fino a ritrovarmi a terra. Sdraiata sul fondo senza la voglia di rialzarmi pensando che tutto fosse inutile visto che ogni volta che mi ero rialzata fino a quel momento ero stata colpita ancora più forte per annullarmi. Fin che un giorno lui lo ammise. «Lo so che ti faccio molto male con le parole ma non posso farne a meno».
Non avevo possibilità economiche per permettermi uno psicologo allora mi misi a documentarmi, a cercare informazioni, a studiare casi e pian piano riuscii a fare un quadro della situazione che ancora oggi a distanza di anni va via via completandosi. Stavo con un narcisista con problemi di personalità multipla. Capito questo non c’era che una cosa da fare. Diventare indifferente alle sue provocazioni. É così debole da solo che non riesce a fare a meno di cercare di colpire me per sentirsi meglio. Ho capito così che ogni mia reazione a lui rivolta era linfa vitale per lui… così ho smesso di reagire.
Non mi arrabbio più… gli faceva piacere sentire che mi importava qualcosa di lui e che ci stavo male se lui mi provocava. Niente. Basta. Nessuna soddisfazione.
Non é facile all’inizio ma poi ho iniziato a vedere ogni attacco come una specie di «complimento». Io sono così forte ed importante che lui rosica ancora talmente tanto da provare una volta in più a colpirmi. Questa svolta nel vedere la cosa mi ha aiutato insieme alla mia emancipazione che mi fa sempre fare tutto da sola. In pratica ho riscoperto di essere così piena di energia, di vitalità, di voglia di fare che lui mi potrà pure avere sostituita con qualcun’altra perché incapace di stare da solo, ma io sono rinata a nuova vita e finalmente i MIEI bisogni, i MIEI interessi, le MIE preferenze possono trovare soddisfazione”

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Commettono crimini nei confronti delle persone, perché uccidono l’anima

Sono super contenta di condividere ancora una volta le parole di una donna coraggiosa, che guarda la sua vita, i suoi sbagli e va avanti.
In questi giorni ho ricevuto tantissime testimonianze, quelle che danno troppo risalto alle dinamiche malate preferisco non pubblicarle.
Le nefandezze che vengono fuori sono notiziacce da cronaca nera che abbassano la vibrazione anche di chi legge.
Così come non ho mai pubblicato immagini violente evito di pubblicare descrizioni o vissuti violenti, non per ipocrisia ma per il gusto di dare spazio ed alimentare il meglio, il meglio di ciò che c’è o il meglio di ciò che potrebbe esserci.

Lascio ora spazio alle parole di questa donna:

“Buongiorno, vorrei lasciare un messaggio in forma anonima, perché so che il narciso in questione controlla le pagine che lo riguardano come gran protagonista del dolore. Hanno nutrimento e spunti razionali su come schivare colpi alla loro misera verità e/o idee di nuove forme di nutrimento verso prede future o archiviate momentaneamente. Personalmente non voglio dargli la mia piccola soddisfazione. La vostra pagina resta per me un aiuto prezioso, un grande specchio dove vedermi e dove comprendere ciò che umanamente è difficile da accettare. La crudeltà gratuita, la strutturazione del nulla.
La gestione della rabbia di una vittima consapevole della sua ferita, è uno sforzo disumano. Va accolta, accettata e nel tempo fatta fluire. Così come il dolore che nasce dalla consapevolezza di sentirsi stupidi per essersi affidati. L’amore dato resta per la vittima vero e sincero. Duro accettare che questo amore (vero solo per la vittima) si basa a sua volta su una grande fragilità: il volere assere amati semplicemente per ciò che si è.
Le vittime quasi sempre sono persone che nascondono abusi lontani e mendicano amore, in primis verso se stesse. È la cosa più difficile da accogliere. Essersi affidati totalmente, aver dato speranza, coraggio e amore a qualcuno e soprattutto a qualcosa che non esiste è una vera e propria scissione interiore. Francamente non mi consola sapere se all’origine questi criminali abbiano subito traumi o semplicemente ci siano nati, questo è un lavoro che difficilmente svilupperanno in analisi. Commettono crimini nei confronti delle persone, perché uccidono l’anima e ritengo che andrebbero perseguiti, non solo con denunce per ciò che sono nella maggioranza dei casi: stalker, ma con azioni vere e proprie di risarcimento per danno morale alla persona.
Le vittime con più forza riescono (con spese economiche in psicoterapia) a mettersi in discussione e a comprendere la loro profonda e antica ferita che le fa agganciare a questi sociopatici; ma molti soccombono nella paura di amare nuovamente, nella fiducia verso il prossimo…
Io ho iniziato da poco il percorso di risanamento, ho chiuso a gennaio, il no contact e la pandemia mi isolano e proteggono da espormi a nuovi soprusi e illusioni dolorose… il cammino sarà lungo, ma mi complimento con me stessa, perché sono riuscita a vederlo e a scartarlo definitivamente.

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