Decimo COMPLEANNO di NP!

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Con tutto il rispetto per gli squali animali ❤

 

Voglio ripetermi un po’ ma questa cosa che il 23 agosto la pagina compie la bellezza di 10 anni per me è importante.
Per me non significa solo una pagina fb, significa tempo ed energie spese per capire, per uscirne, per affrontare, per imparare quello che in famiglia nessuno mi ha mai insegnato: l’amore per me stessa, il rispetto per me stessa.
Dunque 10 anni! in realtà lotto con questo tema da molto più tempo, pur se con consapevolezza e chiarezza chiaramente minori.
Oggi le persone meno sane con cui ho ancora dei contatti sono i miei 2 fratelli, con in quali avevo ereditato una proprietà che è stata distrutta dal terremoto del 2016 ma che sta per essere ricostruita.
Contatti strettamente legati a questa burocrazia, anche perché loro 2 sono chiaramente coalizzati contro di me (sarà una bella lotta!) e non sono delle persone né limpide né per bene.
Questa pagina nasce in forma anonima, non professionale e completamente libera.
Così continuerà a vivere.
Se avete preso qualcosa da qui e vorrete fare un regalo per la pagina, per aiutare a pagare la connessione internet, per dare un futuro spazio a cose che sono certa nasceranno a breve, c’è la possibilità di farlo proprio da qui.

Il 23 agosto brinderemo! Devo solo scegliere la bollicina giusta 🍾

(Ora WordPress mi notifica che questo è duecentesimo articolo del blog :D)

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Per il 23 agosto puoi fare un regalo da qui ed aiutare NP!

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Una forma di abuso spirituale

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Dire ad una vittima che ha subìto un abuso narcisistico che ciò che le è successo è una sua responsabilità, che dipende da “ciò che attrae o ha dentro” o che l’abusante è il suo specchio ed è venuto ad insegnare ciò che nega di sé è un’altra forma di ABUSO SPIRITUALE

 

 

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“Gradini” di Hermann Hesse

Una splendida poesia di Hermann Hesse

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Come ogni fior languisce e
giovinezza cede a vecchiaia,
anche la vita in tutti i gradi suoi fiorisce,
insieme ad ogni senno e virtù, né può durare eterna.
Quando la vita chiama, il cuore
sia pronto a partire ed a ricominciare,
per offrirsi sereno e valoroso ad altri, nuovi vincoli e legami.
Ogni inizio contiene una magia
che ci protegge e a vivere ci aiuta.
Dobbiamo attraversare spazi e spazi,
senza fermare in alcun d’essi il piede,
lo spirto universal non vuol legarci,
ma su di grado in grado sollevarci.
Appena ci avvezziamo ad una sede
rischiamo d’infiacchire nell’ignavia:
sol chi e’ disposto a muoversi e partire
vince la consuetudine inceppante.
Forse il momento stesso della morte
ci farà andare incontro a nuovi spazi:
della vita il richiamo non ha fine….
Su, cuore mio, congedati e guarisci…

Hermann Hesse

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Miserabili

Pubblico le parole di questa lettrice, figlie di un dolore fortunatamente elaborato e trasformato.

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“È passato più di un anno dalla mia decisione categorica di attuare il no contact e oggi…. …oggi mentre attendevo alla fermata il mio bus per andare al lavoro, ho visto un miserabile, solo, nella città semideserta a fine luglio.

Mi ha vista… è stato orribile… lui ha rallentato per guardare, non se lo aspettava… tentava di capire se ero proprio io. Io ho tenuto il telefono incollato all’orecchio col terrore che si avvicinasse… e sono scesa dal marciapiede sperando che il bus arrivasse.

La mia, se pur inutile, vendetta che si fonde col pensiero che tante volte ha attraversato la mia mente. Come avrebbe pagato? Come avrebbe scontato quello che mi ha fatto, per l’illusione che mi ha distrutto l’anima, per la svalutazione sempre più violenta, per la mania del controllo che è diventata manipolazione, per l’odio verso il mio amore, per il non amore… era tutto un film nella mia testa.

Ma lui ha pagato, è tornato il miserabile che era… che è sempre stato.

Non ha accettato il mio amore perché conosce il vuoto che ha dentro e che ha vinto su di lui. Vi assicuro che non guariscono questi esseri, ma io si posso trovare me stessa grazie a questa disfatta.

Lo auguro ad ognuna di voi. Cerchiamo il nostro talento uscendo dallo schema della nostra ferita che ci fa sprecare tanto amore per dei… miserabili.”

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…le cose che piacciono a me

 

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essere vista da chi mi guarda,
dirsi qualcosa quando si parla,
fare sul serio quando si gioca.

…le cose che piacciono a me

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Le ferite in età adulta spesso riaprono antichi dolori che richiedono cura, attenzione o soltanto consapevolezza.

Narcisista patologico? stronzo seriale? feccia da due lire?
Ecco la persona da cui stare debitamente a distanza.
Ricordiamo anche che le ferite in età adulta spesso riaprono antichi dolori che richiedono cura, attenzione o soltanto consapevolezza.
Il coraggio di una lettrice 🌹

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“Lo conosco in occasione di un concorso, mi viene presentato da mio padre per consigliarmi al meglio per la preparazione (dal momento che lui lo aveva recentemente superato).
Dapprima gentile, affettuoso, quasi paterno, molto più grande di me. Ho accettato i suoi consigli anche e soprattutto di tipo psicologico, dato l’impegno anche fisico necessario per determinate prove. Ci sentivamo ogni giorno, non mi ha mai fatto mancare un buongiorno o una buonanotte, fino ad arrivare a propormi di mangiare una pizza assieme.
Approfittando della mia fragilità emotiva e del periodo che stavo vivendo (la fine dolorosa della mia precedente relazione), riesce a sedurmi e a farmi innamorare.
Dopo alcuni mesi inizio solo ad accennare la cosa a mio padre e lui mi risponde di stargli alla larga perché sposato. Mi cade il mondo addosso. Lo riempio dei peggiori epiteti e mi allontano da lui.
Non mi interessa nemmeno sapere con chi è vincolato, deve sparire. Per puro caso vengo a conoscenza della sua storia e della sua famiglia, lo contatto e lui si giustifica, mi racconta i suoi tormenti, le sue ragioni, e mi assicura di essere divorziato (del resto particolari a me noti della sua vita mi inducono a credergli).
Ci ricasco, ma nel mentre continuo ad “indagare”.
Scopro che anche questa è una bugia e ne consegue un ulteriore periodo di allontanamento.
Di lì, lui ci riprova, mille promesse, parole forti fino al punto di dirmi che mi ama e che sono l’unica donna dalla quale ha mai desiderato un figlio.
Ci ricado di nuovo ma non smetto di cercare la verità sul suo conto. Riesco a ricostruire il tutto: è un uomo che ha sempre vissuto vite parallele pur rimanendo coniugato poiché infelice ed insoddisfatto della sua compagna già ai tempi del fidanzamento. Un uomo debole, impaurito, incapace, il contrario di quello che appare agli occhi del mondo, un uomo che giura di non aver amato mai un solo giorno la moglie eppure per lui è più “comoda” questa esistenza che sopportare le noie del divorzio. Il suo narcisismo esplode ogni qualvolta gli viene contestato il minimo difetto fisico perché lui è il più bello, il più forte, il più potente.
E tu? Tu sei innocente, vivi in un mondo pulito, di studio, ovattato, non conosci le bruttezze della vita, non devi aggredirlo, devi aspettarlo, sei ingiusta.
Lui ti avrebbe sposato subito se non stesse vivendo questa situazione perché sei la donna della sua vita. Peccato che il suo vittimismo non ha avuto la meglio su di me perché ho sempre pensato al detto “Chi è causa dei suoi mal pianga se stesso”. Non sono stata la sua forza come lui più volte mi ha richiesto, ho smesso di credere alle scuse e alle promesse.
Bisogna ricordare il proprio valore e fuggire da chi non ha coraggio sufficiente per dare onore alla propria vita, vivendo nella verità e non nella menzogna.
Spero che la mia esperienza possa aiutare qualcuno.
Ci vuole molta forza ma è possibile uscirne.”

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La storia di “un’amicizia” con un NP, per fortuna finita ma non senza dolore

Una lettrice ci (si) racconta:

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Non so se raccontare la mia storia potrà esservi di aiuto, ma sicuramente lo sarà per me perchè siete i primi a cui posso permettermi farlo.
E’ una storia diversa da quelle che ho finora letto, la storia di un’amicizia con un narcisista (o borderline ancora non l’ho capito), con un passato di dipendenze varie, superate solo sulla carta. Non pensiate che il ruolo di amica/o ci risparmi dal massacro, da un amante np si è giustificati nell’allontanarsi, ma un amico no, l’amico se si allontana alla scoperta del tormento interiore allora non è un vero amico, deve esserci sempre.
E da qua è nato, col passare del tempo e della consapevolezza di quanto questa persona fosse malata, il legame perverso, fatto di ambiguità anche nelle manifestazioni di affetto, perchè un np ha un’anaffettività che non gli permettere di distinguere amore amicale da amore di coppia. E il nostro rapporto si è evoluto in una direzione malata, perchè quella era l’unica direzione che lui era in grado di orientarsi.
E io mi sono lasciata trascinare in questo rapporto malato perchè sono l’unica persona con cui non indossa la maschera del conquistatore, dell’ammaliatore, del corteggiatore, dell’innamorato e del traditore. E sotto quella maschera ho visto una persona straziata dal dolore, dalla sofferenza, del desiderio di morte piuttosto che vivere una vita alla ricerca di un amore che non si è in grado nè di dare nè di ricevere.
E ho provato una grande pena e compassione.
Questo mi ha fottuto.
Nonostante io sia ancora nelle sabbie mobili, questo ho imparato con la speranza che vi sia di aiuto:
– non dimenticate MAI che avete di fianco una persona malata, che gli sbagliati non siete voi, ripetetevelo sempre, a dispetto di quello che vedono (o meglio non vedono) gli altri e di quanto il/la np cerchi invece di convincervi sia frutto della vostra paranoia.
– sono MALATI, voi non potrete farci nulla, ma potete concentrarvi sulle vostre ferite. Perchè non dimenticate mai che i np vi annusano e scrutano fino a trovare le cicatrici e le ferite non ancora rimarginate.
All’inizio saranno bravissimi a passarci sopra il dito lieve e farvi quasi provare sollievo, ma col tempo quel tocco sarà sempre più rude fino a riaprire la ferita e farla sanguinare e sanguinare. Cercate e trovate le vostre di ferite, cercate di capire perchè permettete a qualcuno di uccidere la vostra anima, curatele e solo allora sarete veramente al sicuro. Perchè è vero che il no contact e il distacco saranno l’unico rimedio, ma se non capite cosa c’è in voi che vi rende vulnerabili, sarete sempre in pericolo.
Io ho scoperto “grazie” a lui le mie vulnerabilità: il poco amore per me stessa, il perenne sentimento di senso di colpa e l’empatia che non mi fa prendere un corretto distacco dal dolore altrui.
Un abbraccio a tutte e a tutti voi che state lottando.
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Mi sono sentita a lungo sola, ma ogni giorno che passava, mi accorgevo che era una solitudine sana, non imposta come prima, ho ripreso i miei spazi, sorrido davvero di nuovo e mi ricostruisco

In questo sabato di Luglio, in viaggio per un week end fuori, approfitto di queste ore di treno per leggere alcuni dei vostri messaggi e pubblicarne almeno uno…
I vantaggi del distanziamento è che ho 2 posti tutti per me.

Lascio subito spazio alle parole ed al coraggio di una lettrice della pagina:

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Ciao non so se pubblicherai… Se fosse so che lo farai in maniera anonima.
Ti ringrazio comunque per il tuo sostegno e per permettere di scriverti, è un modo per rinforzare noi stesse e i nostri percorsi e le scelte importanti che siamo riuscite a fare… Grazie.

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Finalmente dopo 8 lunghi anni qualcosa è scattato in me e ho deciso che era ora di finirla. Ai suoi atteggiamenti mortificatori che mi facevano sentire sempre inadeguata, non abbastanza, sbagliata, colpevole di tutto anche se provavo con tutte le mie forze ed energie a non fargli mancare niente, ad amarlo sopra ogni cosa e a chiedere scusa sempre, di cosa poi non si sa, si era aggiunta un’aggressivita’ e rabbia che mi mettevano ancora più ansia e paura, ci sono stati momenti in cui ho pensato il peggio, ed è stato proprio “grazie”, si fa per dire, ad uno di questi che ho capito che dovevo smetterla di farmi male. Si perché io in questa lunga storia mi sono fatta fare e mi sono fatta solo del gran male.

All’inizio ti senti unica, inimitabile, sembra che senza di te questa persona non possa stare, grandi emozioni, paroloni, promesse, tutto apparentemente perfetto… Eh si troppo… E per una donna che magari è in un momento più fragile o comunque non crede tanto in sé stessa o non è mai stata abituata a così tanto “amore”, è un attimo cadere in un pozzo nero e buio dove è lui che decide quando far entrare la luce, ma per lo più è sempre tutto scuro, cupo, la tua anima diventa cupa, il tuo umore è triste, sei in una gabbia senza sbarre. Ho iniziato a fare terapia perché ero talmente mortificata e mi sentivo così colpevole, da non capire più che persona fossi e se davvero ero così schifosa come mi definiva lui. In sostanza dall’essere il suo tutto, sono passata ad essere la peggiore di tutte, malediva il giorno che ci siamo incontrati…

Beh oggi dopo più di un anno sono libera, le cicatrici ci sono e onestamente credo resteranno, non è possibile dimenticare, ma non avere più contatti si.

Ho pianto tutte le lacrime che avevo, mi sono chiesta per mesi perché a me, perché fare tanto male a una donna che ti ha dato solo tutta se stessa e ti ha sostenuto in ogni momento no, perché colpire e insultare fino a farla sentire la più sbagliata del mondo e sparire dandole le colpe senza alcun dialogo, non ci sono risposte se non che tutto il nutrimento che poteva prendere lo aveva preso e io non abbassavo più la testa piangendo, non pendevo più dalle sue labbra, ma reagivo alle sue dinamiche e cattiverie.

Mi sono sentita a lungo sola, ma ogni giorno che passava, mi accorgevo che era una solitudine sana, non imposta come prima, ho ripreso i miei spazi, sorrido davvero di nuovo e mi ricostruisco, facendo, dicendo, parlando e vivendo come sento che mi fa stare bene.

Al di là delle bugie, delle altre, di tutti quei mezzucci squallidi per farti sentire sbagliata, delle aggressioni verbali e non e il finto vittimismo, la prima consapevolezza e il distacco che ti danno la forza di dire basta, arrivano quando ti rendi conto che non era una storia d’amore, tu amavi e ci credevi, lui no, lui si nutriva delle tue attenzioni, ammirazione e sentimenti e se vedeva che eri troppo superiore a lui ti feriva umiliandoti in qualunque modo pur di restare al centro del palcoscenico.

Non facciamo le crocerossine, non restiamo convinte che li possiamo cambiare o in attesa che accettino di farsi curare, questi uomini non si sentono sbagliati, si a volte lo dicono quando esagerano, chiedono persino scusa, ma in realtà le “matte” che gli rovinano la vita siamo noi.

Non siamo marionette, siamo persone e meritiamo di stare bene e di vivere appieno le nostre vite, senza ricatti, bugie o limitazioni, vive.

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Vanno evitate! certe persone, se ci vogliamo bene o abbiamo deciso di volercene, vanno accuratamente evitate.

 

Vanno evitate! certe persone, se ci vogliamo bene o abbiamo deciso di volercene, vanno accuratamente evitate.

Sono dannose, velenose, inquinanti ed inquinate
Purtroppo ci sono casi in cui evitarle al 100% non è possibile e allora dobbiamo essere caute come un equilibrista: cadere da un lato o dall’altro è un attimo. ☢️⛔️

 

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All’inizio erano mazzi di rose rosse al lavoro, gite fuori porta in posti che piacevano a me, cene romantiche.

Occhi aperti, antenne alzate e, prima di mettersi dietro ai sogni d’amore rimaniamo un attimo (e forse anche di più) con i piedi per terra.

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“Ciao, ti leggo da un po’, ma fino a poco tempo fa per me era una lettura “esterna”, nel senso che come chi non ci è passato si ritrova a chiedersi: “ma come fanno a non accorgersene prima di “cosa” hanno a fianco?“.
Sì me lo chiedevo e non mi rendevo conto di averne uno a fianco di n.p. Non me ne sono accorta fin quasi alla fine, quando è arrivato al punto più schifoso di mettermi le mani addosso e urlarmi che io sono una moglie di merda.
‌Tutto comincia 4 anni fa, lui è stato molto bravo a studiarmi bene, a fare l’amico che ascoltava le mie pene d’amore per il mio ex, le mancanze che avevo da lui, mi ha studiata e pian piano ha cominciato a darmi esattamente quello che mi mancava dal mio ex, attenzione, ascolto, tenerezza. All’inizio erano mazzi di rose rosse al lavoro, gite fuori porta in posti che piacevano a me, cene romantiche.
Mi ha cotta ben bene e dopo un anno la proposta di matrimonio, in ginocchio davanti a me e lui con le lacrime agli occhi, e io scema ho accettato. Tutto bene fino al matrimonio poi piano piano la maschera è caduta, sempre incazzato, ogni cosa che andava male era o colpa mia o degli altri, mai la sua, non si usciva più, non si vedeva più nessuno, o almeno io, perché se io ero al lavoro, allora magicamente arrivavano gli inviti a cene o pranzo.
‌davanti agli altri era il marito perfetto, invece in casa era un parassita che prosciugava le mie energie e il mio conto in banca, perché lui lavorava ma di soldi in casa nemmeno l’ombra, mi diceva di essere stato operato 10 anni prima ai testicoli e i medici gli avevano detto che era praticamente sterile e che se mai avesse voluto dei figli avrebbe dovuto ricorrere alla fecondazione in vitro… E invece sono rimasta incinta. E anche lì viveva sulle mie spalle, io dovevo lavorare, mantenere il bambino, la casa e nemmeno lì un centesimo da parte sua, alle mie richieste di spiegazioni su dove metteva i soldi che guadagnava erano insulti, mi accusava di voler fare solo la mantenuta.
In tutto questo mi accusava anche di avere l’amante, perché il matrimonio non andava bene non per causa sua, ma perché sicuramente io avevo un altro, mi accusava anche quando ero incinta di 9 mesi, anche quando il bambino aveva un mese.
‌Un giorno, l’ultimo in questa casa, è rientrato dopo un pranzo con gli amici, ubriaco, urlandomi contro che io ero una troia, lo urlava in faccia al bambino, e alla fine mi ha messo le mani addosso, ho dovuto chiamare in aiuto mio fratello per riuscire a mandarlo via.
E anche dopo che se n’è andato mi ricopriva di messaggi che io avevo già l’altro in casa. Adesso siamo sotto avvocati, e lui sta facendo la tattica dell’uomo innamorato, ma mai ha ammesso di avermi messo le mani addosso, dice che sono una bugiarda, dice che sto rovinando la vita a nostro figlio.
‌questo è successo solo un mese fa, e adesso, con lui lontano, sto mettendo insieme tutti i tasselli, vedo con un po’più di chiarezza tutte le sue manipolazioni nei miei confronti, il farmi mollare un lavoro che amavo, facendomi credere che era invivibile, solo perché lui era geloso di un mio collega, il cercare di isolarmi dai miei amici e parenti, è solo un mese, so che non sarà facile andare da sola a crescere un piccolino, ma in mezzo al dolore di questo “fallimento”, mi sento tanto sollevata di non averlo più a fianco.
‌Mi sento stupida per non esserne accorta prima, ma c’è da dire che lui è stato proprio bravo a vendersi come l’uomo perfetto.
Io non so se pubblicherai, ma avevo solo bisogno di parlarne.
Grazie”

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I giochi preferiti dei narcisisti

I narcisisti, individualisti per eccellenza, quando si tratta di ‘mettere in mezzo’ qualcuno improvvisamente diventano degli eccellenti giocatori di squadra.

La messa a punto di un capro espiatorio

Il fenomeno del capro espiatorio può nascere a prescindere dalla psicologia della vittima. Esiste dunque un processo di ‘messa a punto’ della vittima, che viene provocata, manovrata, spinta all’errore. Il senso di colpa di questo tipo di vittima è solo la risultante delle forze agenti nella situazione, ed è uno dei fattori responsabili dell’emergere della criminalità (Eissler 1949).

Ecco il profilo dell’ARTEFICE-PROVOCATORE:

– è oppresso da un cattivo umore che deriva da un senso di insoddisfazione di sé;
– ha piani di superiorità esagerati;
– ha sensi di colpa non riconosciuti;
– tende ad adottare misure punitive severe;
– è pervaso da un senso narcisistico di integrità e superiorità morale della propria persona;
– teme i propri stessi scrupoli di autocondanna;
– alimenta l’orrore dei comportamenti del capro espiatorio con vera e propria bramosia voyeuristica;
– rigonfia tale orrore nella fantasia;
– cerca costantemente occasioni per assistere ad aggressioni ‘giustificate’, contestualmente alle quali degusta vicariamente il ‘frutto proibito’ (cioè l’aggressione, ndt).

Inoltre:

– ha tratti autoritari
– ha pregiudizi di qualche genere
– è ostile nei confronti di qualche minoranza ‘morale’
– disprezza le masse

Ogni volta che il capro espiatorio si concede di agire contro l’autorità, gratifica così facendo coloro che l’hanno provocato. In pratica fa il loro gioco.

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Fonti bibliografiche

Eissler R S (1949), Scapegoats of society, in K R Eissler (ed), Searchlights on Delinquency, Imago.

Rey H with Taylor F K (1994), The scapegoat motif in society and its manifestations in a therapeutic group, in Rey H, Universals of psychoanalysis in the Treatment of Psychotic and Borderline States: Factors of Space-Time and Language, London: Free Association Books.

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Mi ha lasciata sola la notte in cui i dottori mi avevano avvertito che avevo molte possibilità di non farcela

Comincio questa settimana con il meraviglioso messaggio di coraggio e la forza di una lettrice.
Coraggio e forza che ha voluto condividere con chi è qui 🌹

Ha iniziato a tradirmi quando stavo rischiando la vita per la seconda volta.

La nostra vita perfetta di colpo si è capovolta: la gravidanza, il parto e dopo poco il mio ricovero in terapia intensiva. Nonostante le cure e specialisti di ogni tipo, il mio problema non si attenuava, anzi.. e così aumentava la paura di non vedere crescere la mia bimba, di non essere mai chiamata “mamma”, di non essere lì con lei nei momenti importanti.
Ho cominciato a mettermi al primo posto, d’altronde volevo guarire! Pensavo a me e ai miei bisogni, senza più assecondare le sue richieste di vita mondana e di apparenza, perché davvero le energie erano poche.
Piano piano andavo giù anche di umore, vedendo che tutti i tentativi che i medici facevano non portavano ad alcun risultato positivo. Situazione stazionaria e non buona.
Dopo mesi ho avuto un peggioramento importante. Mi ha lasciata sola la notte in cui i dottori mi avevano avvertito che avevo molte possibilità di non farcela, ha preferito passare una serata con l’amante appena trovata. Io da sola a casa, la notte, con nostra figlia di pochi mesi.
Passata l’emergenza sulla salute mi son fatta coraggio e ho scoperto l’inganno, le bugie, le manipolazioni.
Sono piombata in uno stato di incredulità totale, mancava la lucidità, non capivo più cosa stesse succedendo in casa nostra.
Ho provato a perdonare, cosa impossibile.. e dopo un po’ di tempo non ce l’ho fatta più a subire i suoi silenzi, le sue assenza, e l’ho messo alla porta.
Mi ha ripescato molte volte nei mesi successivi, poi ho detto basta quando non vedevo riconosciuta la mia forza, le mie capacità, il mio lavoro di donna e mamma.
La “colpa” del tradimento ovviamente era mia, che ero stanca e senza forze, non lo vedevo più, non organizzavo più le nostre vacanze. L’altra lo faceva sentire “figo”, aveva voglia di viaggiare e fare cose.

Tu chiedevi quali strategie hanno permesso alle vittime di salvarsi?!


Non mi è stato possibile un no contact totale, perché in mezzo c’è una minore. Ma ho smesso di raccontargli di me, era informato su ciò che la bambina faceva quando non la vedeva, ma io non comparivo. Messaggi brevi e stringati, poche spiegazioni, solo l’essenziale.


Ciò che mi ha salvato è stato un mix di consapevolezze che piano piano si affacciavano alla mia mente, delle vere e proprie illuminazioni.
Fondamentale è stato l’aiuto di una terapeuta, che mi ha dato gli strumenti per vedere effettivamente cosa fosse successo, che mi ha tolto di dosso i mille sensi di colpa che avevo (tipo “se avessi avuto più energie e fossi stata più intraprendente forse non mi avrebbe tradito”, ma alla fine stavo morendo, avevo tutto il diritto di esser stanca a fine giornata dopo comunque aver lavorato ed essermi occupata della piccola).
Un momento mi ricordo con una vividezza quasi surreale: una mattina mi sono svegliata e ho pensato “per ben due volte la morte non mi ha presa, ho un’altra possibilità per essere felice e avere la vita che voglio, nonostante la malattia!!” Mi sono alzata con un desiderio immenso di VIVERE, di godere di ogni singola giornata, di provare gioia nelle piccole cose: il sole la mattina, un abbraccio alla mia bimba, un piatto di spaghetti al pomodoro.

Più lo allontanavo, più guarivo. Più non consideravo i suoi mille tentativi di fascinazione, più stavo meglio.
All’ultimo controllo, i medici mi hanno trovato guarita, cosa che non si aspettavano minimamente. Nessun danno permanente. Loro erano stupiti ed increduli, io più di loro!
Ecco, ci ammaliamo per loro, riescono a prenderci la vita in tutte le sue sfaccettature, anche il corpo si consuma!
Sto ancora lottando per uscire da quei sogni di amore perfetto che mi ero costruita, soprattutto nei primi anni del rapporto. I ricordi a volte ingannano. La dolcezza, la presenza, i momenti magici, li leggo ora con altri occhi. Fa un male tremendo, ma solo così si ridimensiona il rapporto e noi stesse.
La guarigione dipende da noi, non da loro. È dura ma ce la possiamo fare!
La vita è meravigliosa, godiamocela!!!

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Avrei dovuto fare attenzione alle avvisaglie e invece mi sono foderata l’anima di sogni

In questa calda domenica estiva abbiamo il racconto/sfogo di una lettrice della pagina a cui auguro con tutto il cuore di riuscire a venir fuori da queste sabbie mobili 🌹
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Sono arrivata al limite della sopportazione, ogni atomo del mio corpo si sta ammalando e contemporaneamente si ribella perché non accetta questa malattia che mi sta indebolendo.
Mi sento prosciugata: avevo la vita dentro, i miei occhi brillavano, ho sempre fatto della mia vita un disegno cercando di sviluppare il mio senso artistico per riproporlo nella quotidianità.. ho incontrato una persona tempo fa e mi sono innamorata follemente, volevo solo lui e per lui avrei fatto qualsiasi cosa.
Ho infatti mandato all’aria i miei preparativi per il matrimonio, ho venduto casa, cambiato lavoro e cambiato vita.
Le difficoltà iniziali sono state molte e avrei dovuto fare attenzione alle avvisaglie e invece mi sono foderata l’anima di sogni.
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Poi la prima gravidanza il matrimonio la seconda gravidanza… compri casa, vivi insieme, un’escalation al contrario: un uomo che si manifesta nella sua crudeltà, abituato a comprare le persone a fare quello che caxxo vuole e a calpestare i sentimenti degli altri, amante delle apparenze senza considerare invece la sostanza della vita ..un continuo mortificarmi anche davanti ai miei figli, limitarmi nella mia libertà, nel mio modo di essere, pensare, vivere, vestirmi, truccarmi.
Mi sento dire cose orribili ogni giorno.
Non ne posso più e mi sento sull’orlo di un baratro. Voglio andare via e non mi frega più nulla perché mi sento violentata ma, quando sono lì per farlo, i miei figli mi ricordano il senso della famiglia. Ma io questa famiglia non la voglio più, è tossica, è nociva e io ho bisogno di ritrovare me stessa.
Sono stanca e mi sembra un incubo e voglio svegliarmi perché mi sento affogare nella mia stessa anima.
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I lividi sulla pelle sono guariti da tempo, spero che guariscano anche quelli che ho dentro

Le parole di questa lettrice della pagina mi hanno commosso! 
Non mi capita spesso altrimenti starei sempre a piangere. 
Non so perché ma hanno toccato delle corde.. come quando oggi delle piccole sopraffazioni di un certo tipo, magari con un pizzico di sadismo o non so che ingrediente segreto, fanno reagire il mio corpo come di fronte ad un’immane catastrofe: mani e gambe che tremano, senso di impotenza…
Oggi do spazio a queste reazioni, figlie di violenze subite nell’infanzia, ma non assecondo più nessuno che si permetta di manipolare le mie emozioni, a costo di tirar fuori il peggio del peggio che ho dentro (la tigre non sempre dorme!).
Lascio spazio alle parole di G.
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La mia storia è simile a molte che leggo qui, (ci sarebbe tanto, troppo da raccontare, fino a cadere nell’assurdo) mi sono sentita meno sola ed è anche rinata la speranza di poter un giorno, con l’aiuto adeguato, riprendere in mano la mia vita.
Qualche settimana fa ho incontrato lo psichiatra, disturbo post traumatico da stress, dovuto alle minacce di morte che ricevevo ogni giorno e ora fra le tante cose che mi accadono, mi è presa questa paura di morire.
Sono andata via da quell’inferno quattro mesi fa eppure ancora ho gli incubi la notte, mi viene mal di testa e mal di stomaco quando sento qualcuno urlare o usare solo un tono di voce un po’ più alto, ho spesso l’umore instabile, passo dalla rabbia alle lacrime al niente totale…
Quello che manca è il mio sorriso, che nonostante le mille difficoltà affrontate soprattutto per problemi di salute nella vita, credevo che mai niente e nessuno mi avrebbe tolto. Ma ho questa voglia di tornare a vivere che spinge prepotentemente nonostante tutto, nonostante mi senta usurpata, violata, ferita in ogni modo possibile e immaginabile.
I lividi sulla pelle sono guariti da tempo, spero che guariscano anche quelli che ho dentro e che nascondo con cura agli occhi di chi mi ama davvero perché non voglio far soffrire anche loro.
Evito il contatto con lui il più possibile, anche se sto cercando di recuperare dei soldi, per quanto credo non accadrà mai. E naturalmente ad ogni occasione ricominciano le offese e io mi sento sempre svuotata.
Comincerò un percorso psicologico e spero che la mia voglia di vivere e non di sopravvivere faccia il resto.
Vi abbraccio tutte e grazie a te che hai creato questa pagina, per me è di grande conforto e aiuto e mi ha aiutata a comprendere tante cose, soprattutto, che non ero io quella sbagliata.
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Ancora non mi perdono ma non mi condanno più.

Pubblico anche questa condivisione. Forse l’avevo già pubblicata… sono tante in posta e non riesco a stare dietro a tutte purtroppo.
Qui però il coraggio di vedere, di prendere in mano la situazione, di cambiare le cose….
Grazie al coraggio di questa lettrice che condivide con noi la sua lotta e la sua conquista.
“Mentre la vivevo, nonostante il disagio e l’angoscia costante nella quale vivevo, non mi rendevo affatto conto di vivere una storia malata, mi sentivo malata io e mi colpevolizzavo di tutto.
In preda allo sconforto, continuamente ricattata, umiliata e vessata mi sono imbattuta nella descrizione del disturbo narcisistico della personalità su wikipedia e … buum.. finalmente i conti tornavano.
Non ho frettolosamente archiviato la cosa ma ho letto e studiato tutto quanto riuscivo a trovare sull’argomento in modo frenetico, quasi folle. Fagocitavo articoli per notti intere e in ogni attimo che la mia bimba neonata mi lasciava libera dormendo.
Ho ripensato, riflettuto, indagato. Tutto ma proprio tutto confermava che avevo avuto a che fare con un uomo disturbato incapace di amare altri che se stesso, egoista e manipolatore.
Purtroppo ho dovuto scoprirlo così, cercando di raccogliere i cocci della mia vita dopo che, appena nata nostra figlia, avevo scoperto il suo tradimento durato un anno e mi ero vista aggredita insultata diffamata umiliata da lui per aver portato alla luce tutto quanto. Considerato che l’avevo mantenuto per quattro anni e che tutti i miei risparmi erano stati spesi in quello che definiva un investimento (l’acquisto di una macchina “di lusso” che avrebbe dovuto rivendere all’estero) e che vivevo in una casa di corte umida e fredda totalmente inadatta ad ospitare una neonata, che la bambina di appena 54 giorni era nata con un parto difficile durante il quale le hanno procurato uno stiramento del plesso brachiale con conseguente paralisi ostetrica del braccio sinistro, che ero emotivamente distrutta da una gravidanza vissuta in solitudine combattendo contro le sue cattiverie e le sue assenze, da un parto sfortunato, da un dolore inimmaginabile per quanto capitato alla mia piccola beh.. mi stupisco di essere qui ora a raccontare la mia storia.
Mi stupisce perché ho pensato ogni giorno al suicidio per quasi un anno e solo il pensiero di mia figlia e della responsabilità che avevo verso di lei mi ha impedito di dare seguito ai miei cattivi pensieri.
Ho dovuto rielaborare il mio passato, rendermi conto che non c’era amore per me nel mio matrimonio. che nulla era sopravvissuto perché nulla c’era mai stato. Mi sono maledetta per non aver capito prima, per aver dato a mia figlia un inizio così duro e difficile. Ho scelto di lottare. sono ricorsa alla separazione giudiziale. Ho vinto.
Lui, il mio ex, con assoluta indifferenza ha continuato a presentarsi a vedere la figlia ogni settimana, sordo ad ogni mia richiesta di tipo economico, indifferente ad ogni mia richiesta di dedicare più tempo alla bambina, cure, giochi. Qualche sorriso, due bacini e poi via.. dall’amante (ora sostituita) cui aveva intestato i suoi beni.. compreso il “nostro investimento”.
Gli ho fatto causa e.. insulti minacce. era già successo quando tentai di mettere i suoi beni sotto sequestro cautelativo. Ora ha scelto di escludermi dalla sua vita come forma di ritorsione.
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art: Sveta Dorosheva

La considero una vittoria.
Io non mi sono “separata”.. ho posto fine ad un rapporto malato basato sullo sfruttamento e sulla manipolazione.
Cerco di guarire ogni giorno perché non mi sento mai al sicuro ma ho trovato un po’ di serenità e prego che lui non ritorni con il suo carico di cattiverie e umiliazioni, con la sua arroganza e le sue minacce. Non ho altro tempo da perdere io. Ora so quanto valgo. Ancora non mi perdono ma non mi condanno più.
Ora so che l’unica vittoria possibile è l’amore che lui non proverà mai.

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