Ci sono cose da dire alle nostre figlie e ai nostri figli

18222085_215024042334172_7349732679581411170_nCi sono cose da dire alle nostre figlie e ai nostri figli.
Come ad esempio che il fallimento é una grande possibilità. Si ricade e ci si rialza.
Da questo s’impara. Non da altro.

Dovremmo dire ai figli maschi che se piangono, non sono femminucce.
Alle femmine che possono giocare alla lotta o fare le boccacce senza essere dei maschiacci.

Dovremmo dire che la noia è tempo buono per sé. Che esistono pensieri spaventosi,
e di non preoccuparsi.

Dovremmo dire che si può morire, ma che esiste la magia.

Alle nostre figlie e figli dovremmo dire che il giorno del matrimonio non è il più bello della vita. Che ci sono giorni sì, e giorni no. E hanno tutti lo stesso valore.

Che bisogna saper stare, e basta. E che il dolore si supera.

Ai nostri figli maschi dovremmo dire che non sono Principi azzurri e non devono salvare nessuno. Alle femmine che nessuno le salva, se non loro stesse.
Altrimenti le donne continueranno a morire e gli uomini a uccidere.

Alle nostre figlie e figli dovremmo dire che c’è tempo fino a quando non finisce,
e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi.

Dovremmo dire che non ci sono né vintx né sconfittx, e la vita non è una lotta.

Dovremmo dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi.
Dobbiamo conoscerla per gestirla.

Dovremmo dire alle figlie e ai figli che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro. Alcuni fari non riescono a fare luce.

Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente.

Che possono stare male. La sofferenza ci spinge in avanti. E prima o poi passa.

Dovremmo dire alle nostre figlie e ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più.

Che non importa se i desideri non si realizzano, ma l’importante è desiderare.
Fino alla fine.

Bisogna dir loro che se nella vita non si sposeranno o non faranno figli, possono essere felici lo stesso.

Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare.

Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico.

Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi.

Che esiste il perdono. E si può cedere ogni tanto, per procedere insieme.

Alle figlie ed ai figli dovremmo dire che possono andare lontano. Molto lontano.
Dove non li vediamo più.

E che noi saremo qui. Quando vogliono tornare.

(Fonte: https://sosdonne.wordpress.com)

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LE SETTE REGOLE DI PARACELSO

1 – La prima è quella di migliorare la salute.

Questo richiede una respirazione, il più spesso possibile, profonda e ritmica, riempiendo bene i polmoni , all’aperto o davanti a una finestra aperta. Bere ogni giorno a piccoli sorsi, circa due litri di acqua, mangiare tanta frutta, masticare i cibi il più perfetto possibile, evitare alcol, tabacco e  medicine, a meno che, per qualche motivo grave, non siate sottoposti a qualche trattamento medico. Fare il bagno giornalmente dovrebbe essere un’abitudine che dovete alla vostra dignità.

2 – Bandite assolutamente dalla vostra mente, per qualsiasi ragione, tutti i pensieri di pessimismo, rabbia, rancore, odio, noia, tristezza, vendetta e povertà.

Fuggire come la peste  ogni occasione di trattare con persone maldicenti,viziose, vili, mormoratori, pigre, pettegole, vanitose o volgari e inferiori per naturali limiti di comprensione o per argomenti sensuali  che costituiscono la base dei loro discorsi o occupazioni. L’osservanza di questa regola è di decisiva importanza: si tratta di cambiare la trama spirituale della vostra anima. E’ l’unico modo per cambiare il vostro destino, perché questo dipende dalle nostre azioni e dai nostri pensieri. Il caso non esiste.

3 – Fate tutto il bene che vi è possibile.

Aiutate ogni infelice ogni volta che potete, ma non nutrite mai un debole per qualsiasi persona. Dovete tenere sotto controllo le vostre forze, e fuggire da ogni forma di sentimentalismo.

4 – Dobbiamo dimenticare ogni offesa, anzi, sforzatevi di pensare bene del vostro più grande nemico.

La vostra anima è un tempio che non dovrebbe mai essere profanato dall’odio. Tutti i grandi uomini si sono lasciati  guidare da quella soave Voce Interiore, ma questa non vi  parlerà immediatamente, ci si deve preparare per un certo tempo, distruggendo la sovrapposizione di strati di vecchie abitudini, pensieri ed errori che pesano sul vostro spirito, che è divino e perfetto nella sua essenza, ma impotente per la  imperfezione del veicolo che gli si offre oggi per manifestarsi,  la debole carne.

 

5 – Dovete raccogliervi ogni giorno, dove nessuno può disturbarvi, anche per mezz’ora, seduti più comodamente possibile, con gli occhi socchiusi e non pensare a niente.

Questo rafforza fortemente il cervello e lo Spirito e vi metterà in contatto con influenze benefiche. In questo stato di meditazione e di silenzio, arrivano spesso le idee più brillanti, che a volte, possono cambiare un’intera esistenza. Con il tempo tutti i problemi che sorgono saranno risolti vittoriosamente da una Voce Interiore che vi guiderà in questi momenti di silenzio, da soli con la vostra coscienza. Questo è il demone di cui parlava Socrate.

 

6 – È necessario mantenere il silenzio assoluto su tutti i vostri affari personali.

Astenersi, come se si fosse fatto un giuramento solenne, dal riferire agli altri, anche al vostro più intimo, di tutto quello che pensate, ascoltate, conoscete, imparate, sospettate o scoprite; per lungo tempo almeno, si dovrebbe essere come una casa murata o un giardino recintato. È una regola della massima importanza.

 

7 – Non temete gli uomini e non abbiate paura del domani.

Mantenete il vostro cuore forte e puro e ogni cosa andrà bene. Non  pensate mai di essere  soli o deboli, perché ci sono dietro di voi potenti eserciti, che non potete concepire  nemmeno nei sogni. Se vi elevate nello spirito, nessun male potrà toccarvi. Il solo nemico che dovete temere siete voi stessi. La paura e la sfiducia nel futuro sono le madri funeste di tutti i fallimenti, e attraggono le cattive influenze e con esse il disastro. Se studiate con attenzione  le persone di buona fortuna, vedrete che, intuitivamente, esse osservano gran parte delle regole sopra enunciate.

 

la ricchezza non è sinonimo di benedizione

Molti di coloro che ammassano ingenti ricchezze,  è certo che non sono del tutto delle buone persone, nel senso della rettitudine, però possiedono molte di quelle virtù che sono menzionate sopra. D’altro canto, la ricchezza non è sinonimo di benedizione, potrebbe essere uno dei fattori che conduce alla felicità, per il potere che ci da per compiere grandi e nobili opere, però la benedizione più duratura  può essere raggiunta solo attraverso percorsi diversi, dove non domina mai l’antico serpente  della leggenda, Satana, il cui vero nome è Egoismo.

 

Conclusione

Non lamentatevi mai di niente, dominate i vostri sensi, fuggite sia dall’umiltà come dalla vanità. L’umiltà vi sottrae le forze e la vanità  è tanto dannosa, che è come se dicessimo “peccato mortale contro lo Spirito Santo.”

Paracelso (1493-1541) insegnava i principi di una medicina a misura d’uomo. Si occupò anche di psicologia e di malattie mentali. Trattò e spiegò gli stati di mania, il ballo di San Vito, l’epilessia e le nevrosi. Si occupò delle ossessioni e dei sogni, dell’isteria e di psicoterapia. Egli fu medico dell’anima e del corpo.

 

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Hannah Gadsby – Nanette

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“……..Non vi sto raccontando la mia storia per fare la vittima. La mia storia ha un valore.
Ve la racconto perchè voglio che sappiate quello che so anche io, che chi viene reso impotente non perde la propria umanità. Quell’umanità è la vostra resilienza. Gli unici che perdono l’umanità sono coloro che si arrogano il diritto di rendere un altro essere umano impotente. Sono loro i deboli. Arrendersi senza farsi distruggere richiede una forza incredibile. Se distruggi la donna distruggi il passato che rappresenta. Ma non permetterò che la mia storia venga distrutta.
Cosa avrei dato per sentire una storia come la mia. Ma non per dare colpe. Non per la mia reputazione, i soldi o il potere. Ma per sentirmi meno sola. Per sentire un legame. Voglio che la mia storia sia ascoltata perchè paradossalmente penso che Picasso avesse ragione. Potremmo creare un mondo migliore se solo riuscissimo a vederlo da diversi punti di vista, quante più prospettive possibili. Perchè la diversità è forza. Le differenze ci insegnano. Se temi ciò che è diverso, non imparerai nulla. L’errore di Picasso era la sua arroganza. Credeva di poter rappresentare tutti i punti di vista. E il nostro errore è stato quello di invalidare il punto di vista di una ragazzina diciassettenne perchè credevamo che il suo potenziale non avrebbe eguagliato il suo. Col senno di poi, tutti i nodi vengono al pettine. La smettete di farmi perdere tempo? Una diciassettenne non sarà mai e poi mai nel fiore degli anni! MAI! IO LO SONO! Perchè non provate a prendervela con me? Nessuno si azzarderebbe anche solo a provarci a prendersela con me perchè sapete bene che non c’è niente di più forte di una donna a pezzi che si è rimessa in piedi.
Agli uomini in sala… che si sentono un po’ perseguitati da me stasera: complimenti.
E’ più o meno quello che ho fatto. Ma questo è teatro. E’ stato un assaggio di un’ora.
Per me è una vita che è così. Il danno che ho subito è reale e debilitante. Non riuscirò mai a rifiorire. Ma è per questo che devo smettere di fare la comica. Perchè è l’unico modo per raccontare la mia storia e creare tensione è con la rabbia. Sono arrabbiata e penso di averne il diritto. ma non ho il diritto di seminare rabbia nelle altre e negli altri. Non ce l’ho. Perchè la rabbia, come una risata, può unire degli estranei come nessun’altra cosa al mondo. Ma, anche se legata a un sorriso, la rabbia non ti libera dalla tensione perchè la rabbia è tensione. Un tipo tossico e contagioso di tensione. Ha il solo scopo di seminare l’odio e io non voglio averci a che fare perchè la libertà di parola è una responsabilità e anche la rabbia di una vittima non sarebbe comunque costruttiva. Costruttiva non lo è mai. Ridere non è la nostra medicina. La cura è nelle storie che raccontiamo. La risata è solo il miele che addolcisce l’amaro della medicina. Non voglio che vi uniate ridendo o arrabbiandovi. Volevo solo far ascoltare, sentire e capire la mia storia a persone capaci di pensare da sole. Perchè, che vi piaccia o meno, la vostra storia è la mia. E la mia storia è la vostra. E’ solo che non ho pià la forza di occuparmi della mia storia. Non voglio che sia definita dalla rabbia. Posso solo chiedervi di aiutarmi a occuparmi di questa storia. Sapete perchè abbiamo i girasoli? NOn è perchè Vincent van Gogh ha sofferto. E’ perchè Van Gogh aveva un fratello che gli voleva bene. Nonostante il dolore aveva qualcosa che lo teneva legato al mondo. Ed è su quello che le nostre storie dovrebbero concentrarsi. I legami.
Grazie”

Hannah Gadsby: Nanette
https://www.netflix.com/title/80233611

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Che messaggio posso mandare ad un narcisista prima di chiudere definitivamente con lui?

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Oh, vi dirò esattamente ciò che io ho messaggiato al mio (partner) mentre attraversava il paese e mi lasciava, letteralmente, all’improvviso:
“Guida con attenzione, ti auguro buona fortuna per le tue scelte.” e quando il giorno successivo mi rispose per informarmi che era arrivato sano e salvo, io non dissi nulla.

Quando mi chiamò per tre volte, non risposi al telefono.

E quando mi scrisse una lunga lettera rimproverandomi per la mia mancata risposta, io non dissi nulla.

E quando mi inviò un regalo per Natale , io rimasi in silenzio.

Ora, sei mesi dopo, io sono ancora muta come un pesce. Ma io scrissi molto su Quorum.
Non fare nulla. Non dire nulla, non rispondere. Se hai una brutta giornata e ti senti arrabbiata o triste … siediti sulle tue mani per evitare di scrivere o messaggiare.
Più velocemente prendi il controllo e rimani forte, più velocemente spezzerai quel vecchio atteggiamento mentale.
Con il passare del tempo sarai contento di averlo fatto. Ed è estremamente gratificante sapere di aver mandato fuori di testa quel presuntuoso narcisista.

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Ringrazio per l’amorevole lavoro di traduzione  Elisa M.
articolo di Elle Kay’s
fonte: https://www.quora.com/What-can-you-text-to-a-narcissist-before-you-finally-have-no-contact-with-them-again/answer/Elle-Kay-27?share=4832288e&srid=F2VP

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Come difendersi dai provocatori

Esistono persone che “attaccano” gli altri  anche per prevenire le critiche e porsi in una situazione di vantaggio: perché lo fanno, come prevenirli

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Il suo identikit

Sa tirare fuori il peggio dalle persone con cui si relaziona, sa farle arrabbiare e irritare come nessun altro, riesce a creare discussioni e litigi dal nulla, è insuperabile nel farle restare male, nel disorientare e nel mettere in imbarazzo. È il provocatore: una persona comune, che però in alcuni momenti utilizza una modalità comunicativa finalizzata a colpire sul vivo l’interlocutore per vedere se e come reagisce. Di solito il provocatore lo fa in modo consapevole e al contempo automatico, cioè identifica da tempo nella provocazione un “valore aggiunto”, uno strumento per affermarsi. A volte, più di rado, il provocatore non se ne accorge: parole maldestre gli scappano di bocca come guidate da intenzioni inconsce. In ogni caso tutto ciò gli riesce in modo magistrale, riuscendo talora a tirare fuori dai gangheri persone dotate di notevole self-control e di ottima autostima.

Reazioni scomposte 

Il provocatore può agire in tre modi: 1) pungola; 2) spiazza; 3) mette in difficoltà. Ma perché lo fa? In genere vuole prendere un vantaggio nella relazione per gestirla come vuole lui. Ma è possibile che questo sia anche un modo per attirare l’attenzione, per emergere dall’anonimato. In altri casi è una forma di difesa: attacca per prevenire critiche e per spostare l’attenzione sull’altro. A volte fa di tutto per tirare fuori la parte più aggressiva e scomposta di una persona per metterlo alla prova e vedere quanto resiste (come una sorta di nevrotica “prova d’amore”), per dimostrare che “in realtà è fatta così” e per poter dire: «Ecco cosa c’è dietro la maschera, lo sapevo!». In effetti chi ci casca può reagire così scompostamente da finire poi per chiedergli pure scusa. Diventare “immuni” ai provocatori però è possibile e  significa migliorare notevolmente la qualità della propria vita.

Un solo obiettivo: far male a chi hanno di fronte

– Inseriscono nelle conversazioni critiche gratuite e letture della realtà faziose

– Scherzano in modo pesante, rivolti al lato debole dell’altro

– Tentano sempre di esprimere “verità scomode” che feriscono

– Banalizzano gli sforzi, i risultati e l’aiuto di chi hanno di fronte

– Fanno del sarcasmo o danno soprannomi che contengono elementi svilenti

Una risata li disarma

Riconosci le tue reazioni

Guarda nel tuo passato per individuare come reagisci ai provocatori: sono sempre gli stessi? Ci sono tematiche specifiche? Metti in atto uno “schema fisso” di risposta? Conoscerlo ti permette di agire su di esso.

Non reagire come lui

Non rispondere alle provocazioni con altre provocazioni o finirà nella litigata che lui tanto auspica. Non cercare di giustificarti, non sentirti in dovere di spiegare e di chiarire. Lui è in mala fede e non ti ascolterà.

Spezza l’automatismo

Quando ti senti provocato, colpito sul vivo, è la grande occasione per cambiare: trattieniti dal reagire come al solito, ferma la tua azione “riflessa” e osservati. Poi comincia a osservare anche lui.

Spezza l’automatismo

Il provocatore si aspetta qualcosa da te: un’arrabbiatura, una chiusura, uno sguardo ferito, un insulto. Sorprendilo con un gesto inaspettato: ridi, oppure simula indifferenza, o stai in silenzio guardandolo con distacco. E non cedere: in breve non saprà più cosa fare e capirà che con te “non attacca”.

(fonte: http://www.riza.it/psicologia/l-aiuto-pratico/3323/come-difendersi-dai-provocatori.html)

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L’amicizia secondo Simone Weil:

“Non dimenticare mai che hai il mondo intero, la vita tutta davanti a te…. Che per te la vita può e deve essere più reale, più piena e gioiosa di quanto forse non lo è mai stato per nessun essere umano. Non la mutilare in anticipo con una qualsiasi rinuncia. Non ti lasciare imprigionare da nessun affetto. Preserva la tua solitudine. Il giorno, se mai verrà, che una vera amicizia ti sia concessa, non esisterà opposizione fra la solitudine interiore e l’amicizia; anzi è da questo segno infallibile che la riconoscerai.

L’amCultura-Simone-Weilicizia non va cercata, nè sognata, nè desiderata, nè definita o teorizzata. L’amicizia si esercita (è una virtù). Essa semplicemente “esiste” come la bellezza. E’ un miracolo, misterioso e insieme incastonato nella realtà.
Non bisogna desiderare l’amicizia come compenso, non va inventata, non per alleviare la solitudine; non deve basarsi su visioni deformate di te e dell’altro. Molte volte vendiamo l’anima per l’amicizia ed è facile corrompere e corrompersi.
La nostra vita interiore si compiace di accogliere in folla fantasmi, costruzioni; nel sentimento invece bisogna tagliare via senza pietà tutto quanto vi è di immaginario e permettersi solo ciò che corrisponde a scambi reali.
Per questo bisogna vietarsi “slanci di cuore” che non trovano nell’altro ugual risposta. Non bisogna pretendere di venir capiti quando ancora non ci siamo chiariti a noi stessi.
Non ingannarsi sull’altro significa anche non ingannarlo e non pretendere da lui più di quanto può dare.

Più dai, più dipendi dagli altri per la tua felicità e infelicità. E una parola o un gesto possono darti più felicità di quanta tu non ne hai data in un anno di dedizione. Ti metti in una situazione di mendicante, di cane che aspetta l’osso.
E infine per un meccanismo inevitabile, non si può dipendere dagli esseri umani senza aspirare a tiraneggiarli, senza aspirare a piegarli ai nostri scopi, compresi quelli più nobili o del cuore.”

 

 

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Ritrovamenti pre-trasloco

Prima di gettare quest’ennesima fotocopia la riscrivo qui.
Credo che meriti una condivisione.

Accettare la propria imperfezione
semplicemente rimanendo dove siete,
la vostra vita può diventare utilizzabile e perfino meravigliosa.
Comprendete di poter stare seduti su un trono come un re o una regina.
La regalità di questa situazione vi mostra la regalità
che deriva dall’essere calmi e semplici.

amare-se-stessi1.jpgAttraverso la pratica del rimanere tranquillamente seduti e del seguire il respiro
mentre scompare e si dissolve, entrate in contatto con il vostro cuore.
Semplicemente, lasciandovi essere così come siete,
sviluppate una genuina simpatia per voi stesse.

Le vostre aree meno evolute hanno il diritto di esistere.
Vi sussurrano di cose passate,
vi sussurrano la confusione, il mancato appagamento,
la pena dell’anima separata da suo Dio
e lo struggente desiderio di ritornare a quell’Unità.

Rendetevi conto che su questa Terra
ci può essere soltanto perfezione relativa.
Rendetevi conto che non c’è bisogno che siate perfetti
per essere amati. Amatevi con le vostre imperfezioni,
teneramente e totalmente. Siate gentili con voi stesse.
La richiesta di perfezione sul piano fisico
può essere il vostro peggiore nemico.

Insistere sulla perfezione preclude la crescita.
Accettare l’imperfezione come parte della vostra umanità
significa crescere.
Se potete amare la parte di voi che pensate sia imperfetta
allora il processo di trasformazione può iniziare.
Quando la giudicate e la escludete dal vostro cuore
diventa una corazza che blocca la Luce.

Se negate quello che la vostra natura è,
diventate profondamente dipendenti da quel diniego.
Quando accettate quello che c’è, nella sua verità, vi liberate.
Ci si libera con l’amore.

Quando troverete la Luce dentro di voi saprete
che siete sempre state al centro della saggezza.
Quando penetrerete a fondo in chi realmente siete, con la vostra chiarezza
e la vostra confusione, le rabbie, i desideri e le distorsioni,
troverete il vero Dio vivente. E allora direte:

“Ti ho conosciuto per tutta la mia vita
e ti ho chiamato con molti nomi diversi.
Ti ho chiamato madre, padre e figlio.
Ti ho chiamato amante.
Ti ho chiamato sole e fiori.
Ti ho chiamato cuore mio.
Ma mai, fino a questo momento,
ti ho chiamato Me Stessa.”

 

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Scritto ritrovato fra alcune fotocopie e di cui non conosco la fonte.
Natuaralmente è valido sia al femminile che al maschile.

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