La trasformazione del silenzio in linguaggio e azione

Spesso penso che devo dire ciò che per me è importante, verbalizzarlo, condividerlo, anche a rischio di essere rifiutata o fraintesa. E’ solo che dirlo mi fa bene, al di là di qualsiasi altro effetto.

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Audre Lorde (left) with writers Meridel Le Sueur (middle) and Adrienne Rich (right) at a writing workshop in Austin, Texas, 1980

IO sono qui come una poeta lesbica nera, e questo perché sono ancora viva, eventualità che poteva anche non sussistere.
Meno di due mesi fa due medici, un uomo e una donna, mi dissero che dovevo sottopormi ad un intervento alla mammella e che avevo tra il 60 e l’80 percento di possibilità che il tumore fosse maligno.
Fra queste parole e l’intervento trascorsi 3 settimane di agonia durante le quali dovetti riorganizzare, senza volerlo, tutta la mia vita. I’intervento passò ed il tumore era benigno. Però, durante queste 3 settimane, dovetti tornare su me stessa e sulla mia vita con un imprescindibile e urgente lucidità che mi ha fatto tremare ancora di più.
E’ una condizione che spesso oggi devono affrontare molte donne.
Quello che sperimentai in questo periodo mi aiutò molto a capire ciò che oggi sento riguardo la trasformazione del silenzio in linguaggio e azione.
Al prendere forzatamente consapevolezza della mia mortalità, di quello che desideravo e volevo dalla mia vita, durasse ciò che durasse, le priorità e le omissioni apparvero sotto una luce spietata, e ciò di cui mi pentii maggiormente furono i miei silenzi.
Cos’è che mi spaventava tanto?
Discutere o dire ciò che pensavo poteva causare dolore o morte.
Ma tutte soffriamo in tanti modi e per tanto tempo, finché quel dolore non diminuisce o scompare. La morte non è altro che il silenzio ultimo. E può arrivare velocemente, anche adesso, al di là di ciò che ho detto o che avrei voluto dire.
Solo che avevo tradito me stessa con questi piccoli silenzi, pensando che un giorno avrei parlato, o sperando che altri parlassero.
Cominciai a riconoscere un punto di forza dentro di me e a rendermi conto che non dovevo aver paura, che la forza consisteva nell’imparare a vedere la paura da un’altra prospettiva.
Sarei morta, presto o tardi, sia che avessi parlato sia che non lo avessi fatto. I miei silenzi non mi avrebbero protetto. E nemmeno proteggeranno voi. Ma le parole che avevo detto, i tentativi che avevo fatto di parlare delle verità che ancora perseguo, mi avvicinarono ad altre donne, e insieme esaminammo le parole adeguate al mondo in cui credevamo, al di là delle nostre differenze. E fu la preoccupazione e l’attenzione di tutte queste donne che mi diede la forza e mi permise di analizzare l’Essenza della mia vita.
Le donne che mi aiutarono in questa fase furono nere e bianche, giovani e vecchie, lesbiche, bisessuali, eterosessuali ma TUTTE condividevano la LOTTA contro la TIRANNIA DEL SILENZIO.
Tutte loro mi diedero la forza e il sostegno senza i quali non sarei sopravvissuta intatta. In queste settimane di tremenda paura – in guerra tutte lottiamo, sottilmente o meno, coscientemente o meno, contro le forze della morte – compresi che io non ero solo una vittima, ma anche una guerriera.
Che parole mancano ancora? Che bisogna dire? Quali tirannie cercano di inghiottirci ogni giorno? Cercano di soffocarci e farci morire, sempre in silenzio?
Forse per alcune di voi io oggi rappresento una delle vostre paure, perché sono donna, perché sono nera, perché sono lesbica, perché sono me stessa, perché sono una poeta guerriera nera che sta facendo il suo lavoro. E allora vi chiedo: state facendo il vostro lavoro?
E naturalmente ho paura, perché la trasformazione del silenzio in linguaggio e azione è un atto di auto-rivelazione e che sembra sempre irto di pericoli.
Ma mia figlia, quando le parlai di questo argomento e delle mie difficoltà, mi disse: “Parla di come non si è mai una persona completa se si rimane in silenzio, perché c’è sempre quel pezzetto di te che vuole uscire, e che se si ignora è sempre più arrabbiato e irritato, e se non lo si lascia uscire un giorno dirà BASTA! e ti darà un pugno in bocca da dentro.”
Perseguendo gli interessi del silenzio ognuno di noi distoglie lo sguardo dalle proprie paure – paura del disprezzo, della censura, della condanna, del riconoscimento, della sfiducia, dell’annientamento. Ma più di tutto credo che abbiamo paura della visibilità, senza la quale però non si può veramente vivere. In questo paese dove la differenza razziale crea una costante, anche se non esplicita, distorsione della realtà, le donne nere sono state molto visibili da un lato, mentre dall’altro ci hanno reso invisibili tramite la spersonalizzazione del razzismo.
Anche all’interno del movimento delle donne abbiamo dovuto lottare, e continuiamo a farlo, per recuperare quella visibilità che al tempo stesso ci rende anche più vulnerabili: quella di essere nere.
Perché per sopravvivere in questa bocca di drago chiamata America, abbiamo dovuto imparare questa prima lezione, la più importante, e cioè non speràvano che noi saremmo sopravvissute: come esseri umani, NERE o no.
E’ questa visibilità che ci rende vulnerabili, ma che è anche il nostro punto di forza.
Perché in ogni modo l’ingranaggio proverà a schiacciarci, sia che abbiamo parlato o meno. Possiamo sederci in un angolo e ammutolirci per sempre, mentre le nostre sorelle e quelle che sono uguali a noi vengono disprezzate, mentre i nostri figli perdono le loro sembianze e vengono distrutti, mentre la nostra terra viene avvelenata; possiamo scegliere di rimanere ferme, nei nostri angoli sicuri, zitte come bottiglie, e continueremmo ad aver paura.
A casa mia si celebra quest’anno la festa di Kwanza, la festa Afro-americana del raccolto, che inizia il giorno dopo Natale e dura sette giorni.
Ci sono sette principi di Kwanza, uno per ogni giorno.
Il primo principio è UMOJA, che significa unità, la decisione di lottare per l’unità e mantenerla dentro di noi e nella comunità.
il secondo giorno, Il principio di ieri, era KUJICHAGULIA: l’autodeterminazione, la scelta di definire noi stesse, di nominarci, di parlare di noi stesse invece di essere identificate da altri.
Oggi è il terzo giorno di Kwanza e il principio di oggi è UJIMA: il lavoro collettivo e le responsabilità, la decisione di costruire e conservare insieme le nostre comunità, di riconoscere e risolvere unite i nostri problemi.
Ognuna di noi si trova qui perché in un modo o nell’altro condividiamo un qualcosa con il linguaggio e col potere del linguaggio, e per recuperare quel linguaggio che è stato utilizzato contro di noi.
Nella trasformazione del silenzio in linguaggio e in azione, è vitale per noi stabilire ed esaminare la funzione di questa stessa trasformazione e riconoscerne il suo ruolo.
Per coloro alle quali scriviamo, è necessario esaminare non solo la verità che diciamo ma la verità del linguaggio che utilizziamo. Per altre, si tratta di condividere e diffondere quelle parole che significano tanto per noi. Però all’inizio, per tutte noi, è necessario insegnare con la vita e con le parole quelle verità in cui crediamo e che conosciamo al di là della nostra comprensione. Perché soltanto così sopravviveremo, partecipando ad un processo di vita creativo, continuo e in crescita.
E tutto questo si farà sempre con paura: della visibilità, della dura realtà dell’analisi, del giudizio, del dolore, della morte. Però, ad eccezione della morte, noi abbiamo già superato tutto questo e lo abbiamo fatto in silenzio. Spesso penso che se fossi nata muta, o se avessi mantenuto un giuramento di silenzio per tutta la mia vita, avrei sofferto lo stesso e sarei comunque morta. E’ bene ricordarlo, per non perdere la prospettiva.
E quando le parole delle donne esigono di essere ascoltate, ognuna di noi deve esigere di riconoscere la propria responsabilità nel tirar fuori quelle parole, leggerle, condividerle ed esaminarle in base alla propria vita. Non nascondiamoci dietro le false separazioni che ci sono state imposte e che troppo spesso accettiamo come se fossero nostre. Per esempio: “non posso insegnare la letteratura delle donne nere perché la loro esperienza è differente dalla mia”. Ciò nonostante, da quanti anni vengono insegnati Platone, Shakespeare e Proust? O: “Lei è una donna bianca, e pertanto cosa mi può dire?” o: “ Lei è lesbica?… cosa dirà mio marito, o il mio capo” o ..ancora : “Questa donna scrive sui suoi figli, e io non sono una mamma.” E così nei tanti modi in cui ci sottraiamo le une alle altre.
Possiamo imparare a lavorare e a parlare nonostante la paura, allo stesso modo in cui impariamo a lavorare e a parlare nonostante la stanchezza. Siamo state educate a rispettare più la paura che la nostra necessità di comunicare e definire, ma se aspettiamo in silenzio che arrivi il coraggio, il peso del silenzio ci farà annegare.
Il fatto che siamo qui e che io sia qui a dirvi queste parole, è di per sé un intento di rompere questo silenzio e tendere un ponte sopra le nostre differenze, perché non sono le differenze quelle che ci immobilizzano, bensì il silenzio.

E ci sono molti silenzi da spezzare.

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traduzione di flavia magnifici per MFLA (radio onda rossa) – novembre 2010
“La hermana, la extranjera”, Colleccion La Cosecha de nuestras madres- traduccion de Msria Corniero, 2003
“Sister Outsider”. The Crossing Press/Feminist Series, 1984.
 
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Meglio con il cxlo per terra ma con la possibilità di un futuro sereno che seduta su un trono finto oro con una corona di spine.

Narcisismo Patologico
Questo messaggio per ringraziarti dell’aiuto che mi stai dando. Quando ho iniziato a leggerti mi si è aperto un mondo. Ho cominciato a capire in quale situazione vivessi. Oggi ho lasciato tutto. Anche il lavoro. Niente è facile. Ma più penso al male che mi ha fatto, più riesco a continuare a dire no. Per gli ultimi 10 anni sono stata semplicemente un mezzo per fare soldi. Ovviamente li faceva lui… ed io lavoravo.
Nella mia stupidità pensavo di costruire qualcosa per il nostro futuro.
In realtà stavo costruendo il suo. Mi dispiace solo nn essermene accorta prima. Anni e anni di lavoro buttati al vento. Oggi mi ritrovo a 49 con tutta la vita da ricostruire. Ma sai che ti dico? Meglio con il culo per terra ma con la possibilità di un futuro sereno che seduta su un trono finto oro con una corona di spine.
Non è facile.
Ma ce la facciamo.

 

da una lettrice, che ringrazio di cuore

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Attenzione al grigiume!

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Attenzione alle persone grigie! ingrigiscono anche noi se ci restiamo troppo in contatto. Chi ha salvato i propri colori si tenga a distanza dall’immenso grigiume. Chi sta lavorando per riscoprire i propri colori si tenga doppiamente a distanza da loro. Non si contagia solo il raffreddore!

Attenzione anche a quelle persone che si vestono di mille colori ma dentro sono nere!!!!!

Noi donne abbiamo un radar: usiamolo! non lasciamolo spento in un angolo della nostra coscienza

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20 tratti nascosti del genitore narcisista

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Un genitore narcisista è difficile da individuare perché in pubblico indossa sempre una maschera. Sam Vaknin, narcisista autoproclamato e autore del libro “Malignant self-love”, descrive il narcisista come una persona traumatizzata che soffre di sindrome dell’abbandono, ansia e disturbi da stress post-traumatico. Egli arriva anche ad ipotizzare che il narcisismo sia una reazione grave ad un trauma, una forma di DPTS (Disturbo Post Traumatico da Stress) mutata in un disturbo della personalità.
Il genitore narcisista ha una maschera, una facciata impossibile da penetrare. Questo aspetto esteriore è spesso chiamato il falso sé, una forma del sé che egli costruisce per celare il trauma che non è riuscito ad elaborare.
Questa maschera lo fa apparire invincibile, forte, superiore agli altri, abile e, in generale, un grande essere umano – caratteristiche che, in realtà, non possiede.
Alcuni pensano che i genitori narcisisti siano quelli che usano i figli per i propri scopi. “Anche se i genitori narcisisti (spesso definiti anche genitori tossici) di solito amano i propri figli e pensano di prepararli ad affrontare positivamente il futuro seguendoli passo passo, in realtà la loro motivazione principale è il soddisfacimento del bisogno personale di ottenere un riconoscimento esterno. Bisogno proprio, non dei figli!”, dice Birgitte Coste su http://www.positive-parenting-ally.com.
Il genitore narcisista rivela il suo vero volto solo con i figli o con il partner. I figli di questi genitori si sentiranno spesso come delle semplici estensioni, e ciò li indurrà a prendere le distanze dalla famiglia che li soffoca, impedendo loro di crescere e maturare.
Di seguito, propongo un elenco dei 20 tratti che distinguono il genitore narcisista, elaborati a partire dal mio rapporto con mia madre, dalle ore di terapia e dalle mie letture sull’argomento.

SONY DSC1. Manipolazione emotive
Questo è uno dei tratti più evidenti di un genitore narcisista. Se ti senti usato, ignorato, colpevolizzato o indotto a vergognarti per cose che da bambino non facevi, probabilmente hai avuto un genitore tossico o narcisista.
– Senso di colpaè utilizzato per intrappolarti nella relazione disfunzionale. Se ti senti colpevole per non aver aiutato tua madre a decorare la sua nuova casa dopo che lei ti ha detto: “Dopo tutto quello che ho fatto per te, ti ho nutrito, non ti ho fatto mancare niente, tu non fai nemmeno queste piccole cose per me?”, prova a pensare che non è colpa tua. Stai subendo una manipolazione emotiva, e uscire da questa dinamica può solo farti bene.
Biasimo – un genitore narcisista può riversare senso di vergogna e sentimenti negativi sugli altri. Questo può comportare una perdita di sicurezza nel bambino, la cui autostima risulterà indebolita.
Gaslighting – termine ispirato al film “Gaslight” (1944), in cui la protagonista principale, Paula Alquist, subisce il lavaggio del cervello dal marito Gregory il quale, per convincerla di aver fatto cose che in realtà lei non ha fatto, sposta i suoi oggetti personali e gli oggetti domestici nell’intento di riorganizzare l’ambiente e modificare la realtà di Paula, che così perde la fiducia in se stessa.
Un genitore narcisista farà credere ai figli che non li sta trattando male né sta abusando di loro, anzi, cercherà di convincerli che vuole il meglio per loro e che conduce una vita di sacrifici per soddisfare i loro desideri.
La ripetizione costante di parole positive indurrà i figli a pensare che il genitore sia un buon genitore e che ogni loro lamentela sia una esagerazione, anche se subiscono abusi verbali, emozionali, fisici o addirittura sessuali.

non-puoi-controllare-ogni-cosa2. Tiene sempre tutto sotto controllo
Secondo bandbacktogether.com, il genitore narcisista impone ai propri figli pensieri, sentimenti e modalità di azione. Sembra aver pianificato la vita dei figli prima ancora che questi abbiano consapevolezza di ciò che a loro piace o non piace.

3. Non sa essere “introspettivo”
Un genitore narcisista non riesce ad essere introspettivo e ad analizzare i propri pensieri e le proprie azioni. A causa del falso sé, non riesce a raggiungere se stesso e i suoi veri sentimenti.

4. Sminuisce le persone.
Il bisogno di apparire perfetto, senza macchia e invinciibile fa si che il genitore narcisista si crede superiore a tutti e allora sminuisce le persone che ai suoi occhi sono meno fortunati, hanno una vita più travigliatao considerati deboli

5. Il suo comportamento è imprevedibile.
Un articolo da “decision-making-confidence.com” parla di come il genitore narcisista è imprevedibile nelle sue reazioni- comportamenti.
Questi genitori elogiano o criticano in situazioni inappropriate. Per esempio se un bambino ha avuto un buon risultato a scuola ed è contento il genitore o lo ignora o lo critica invece di complimentarsi con lui, d’altro canto lo elogia senza motivazione apparente.

6. Proietta molto.
Secondo narcisisticlife.com un genitore con un disturbo della personalità proietterà le sue emozioni negative sui figli. Per esempio, se il genitore è arrabbiato dirà al bambino/a “vai in camera tua e parliamo quando ti sarai calmato”. Il bambino/a si sentirà confuso se da parte sua non c’è stata una reazione.

7. Lui/lei è il martire che si sacrifica per i suoi figli.
E comune sentire un genitore narcisista dire che ha sacrificato la sua vita e gli anni migliori della sua vita per dare al figlio/a ciò di cui aveva bisogno. Mia madre mi diceva che si era tolta il cibo di bocca per darlo a noi, quindi, quando si sentiva trattata male ci faceva sentire in colpa. Sentirmi in colpa per averla “ contrariata” mi faceva stare male e di conseguenza facevo tutto ciò che mi chiedeva e la consolavo quando ne aveva bisogno.
Ci vollero anni di terapia per capire che la sua felicità non doveva essere compito mio e non era una mia responsabilità. Il suo fallimento nel prendersi cura di se stessa emotivamente era a causa di come era stata cresciuta e trattata dai suoi genitori.

8. Lui/lei sa cosa è meglio per i suoi figli.
Non essendoci separazione tra genitore e i figli pensa che ciò di cui ha bisogno e desidera lui/lei sia lo stesso per il figlio/a. Direbbe che sa cosa è meglio per i figli perchè li ha cresciuti ed è sempre stato presente quando erano piccoli e indifesi. L’ironia in tutto questo è che il genitore narcisista non riesce a dare attenzione e supporto emotivo, non è capace di capire e conoscere i propri figli per la sua visione narcisistica, allora come fa a sapere cosa è meglio per loro? Nessuno sa cosa è meglio se non la persona stessa.

9. Lui/lei è padrone dei successi dei figli.
Un articolo in bandbacktogether.com parla di come il successo dei figli gli appartiene, ne è l’artefice. Il genitore narcisista ritiene di aver sacrificato e rinunciato a molte cose per il figlio/a che deve comportarsi secondo le sue aspettative quindi quando il bambino/a viene lodatoed apprezzato il genitore ne prende il merito. Questo mi fa pensare al film “the joy luck club” dove una madre narcisista sventola una rivista di sua figlia davanti ai passanti per strada dicendo “guardate come ho tirato su bene mia figlia che è diventata una famosa scacchista.”

10. E Sempre sulla difensiva e respinge le critiche.
Quando critichi un genitore narcisista si arrabbia molto perchè sentirà quello che gli psicologi chiamano “ferita narcisistica” che significa che la critica distrugge quel perfetto e falso sé che si è costruito fin dalla tenera età. Si consiglia di non sfidare un genitore narcisista facendogli notare l’errore, dargli retta funziona meglio per entrambi le parti.
Sapendo di non potere comunicare in modo ragionevole con loro ti aiuterà a capire che non ha senso discutere o esprimere la propria opinione. Non far sentire il proprio punto di vista va bene.

index11. Ama la drammaticità
Lo stato emotivo di un narcisista è sempre pieno di paure. Il suo atteggiamento mentale si basa sulla paura e, sfortunatamente, non esiste cura per questa condizione.
A causa di questi pensieri basati sulla paura che non possono essere cambiati, un narcisista sguazza nella negatività e cercherà spesso le emozioni negative nelle altre persone.
Gli autori in thenarcisssticlife.com affermano che, i genitori che amano nutrirsi del dolore altrui sono spesso chiamati “vampiri emotivi”. Io ho sempre pensato che a mia madre piaccia avere vicino persone negative e farebbe di tutto per provocare reazioni negative negli altri. Non riuscivo a capire il perché, mentre vivevo a casa.

12. Non si assume mai la responsabilità per le sue azioni
Alla base, un genitore narcisista ha un senso profondo di vergogna che gli fa indossare la maschera della perfezione. Così, non può essere rimproverato per cose che ha effettivamente fatto: anche se picchia il figlio, riformulerà questa azione come buona educazione. Un genitore narcisista non sbaglia mai, ritenendo ciò che ha fatto un compito ingrato.
Potete avere più possibilità di telefonare a Barack Obama e chiedergli che cosa ha mangiato per colazione che far sentire responsabile un genitore narcisista per la sofferenza causata.

13. Vive la propria vita attraverso i figli
Mia madre era spesso focalizzata sulle mie relazioni romantiche e mi spingeva ad avere quel grande legame con l’“anima gemella” che lei non aveva mai avuto. Si potrebbe affermare che forse lei era preoccupata che io sbagliassi il tipo d’uomo e che soffrissi e lei non voleva che io soffrissi.
Hmm, no. Quando qualcuno è davvero preoccupato per te, per i tuoi sentimenti e le tue scelte, ti chiede come ti senti e ti offrirà anche una spalla su cui piangere nei momenti difficili di cuore spezzato. La mamma di solito criticava me e le mie scelte quando mi trovavo nel periodo peggiore. Se non riuscivo ad avere la relazione della quale lei sarebbe stata orgogliosa, avrebbe trovato qualcosa di negativo da dire.
Non occorre essere un terapista preparato per rendersi conto che il genitore sta cercando di vivere la tua vita, anche perché la sua vita è infelice. State attenti se vostra madre o padre vi trascura, ignora i vostri sentimenti, o vi tratta come se foste costretti a servirli o dar loro qualcosa.

14. Fa preferenze
Secondo http://www.thenarcissisticlife.com , un genitore narcisista fa preferenze. Avrà un figlio che è quello preferito, chiamato “il bambino d’oro”, che non fa mai nulla di sbagliato. L’altro figlio sarà rimproverato per tutto ciò che accade in famiglia, chiamato anche “capro espiatorio”.

15. Annulla i sentimenti del figlio
Un fatto grave che fa paura del narcisismo è l’annullamento emotivo. Per esempio, un bambino cade dalla bici e si fa male ad un ginocchio. Tornerà a casa disperato cercando il supporto e l’attenzione della madre ma, al posto della compassione, la madre sgriderà il figlio chiedendogli perché sa stato così irresponsabile da cadere dalla bici.
Domanderà delle spiegazioni e non proverà a calmare il figlio. Mia madre faceva questo molto spesso. Mi sentivo doppiamente cattivo perché provavo dolore per la ferita e perché mi sentito ferito dal comportamento di mia madre.

16. Non rispetta i confini emozionali
Se chiedi al tuo genitore di non telefonarti la sera quando sei impegnato/a a scrivere o a riposare dopo una faticosa giornata lavorativa, lui/lei ignorerà la tua richiesta e continuerà a chiamare. Perché? Perché gli avete chiesto qualcosa che annulla il suo potere e il suo controllo su di te. Non puoi chiedergli di trattarti come un essere umano con sentimenti, pensieri e una vita diversa dalla sua.
Il tuo genitore vive la sua vita attraverso te, i tuoi pensieri e le tue emozioni. È intrappolato a te e alla tua vita, ecco perché i tuoi confini per lui non hanno alcun significato. Se vuoi lavorare all’impostazione di confini forti e delineati leggi il mio post “Come impostare i confini e proteggere il bello di te stesso”.
Se vuoi, puoi continuare la lettura con la seconda parte del post “Cosa fare quando qualcuno non rispetta i tuoi confini”.
Ti consiglio inoltre di rivolgerti a un terapeuta per un supporto psicologico che ti permetta di lavorare sui tuoi confini.
Avere dei genitori narcisistici può far generare dubbi sull’importanza dei propri confini. In realtà questi sono importantissimi e costituiscono la base per una relazione sana. Senza confini non si può creare un rapporto significativo con un amico, un partner e neanche con la vecchia vicina di casa che ama guardarti dal buco della porta.

17. Fa figli per ottenere attenzione, lodi, riconoscimenti o per avere qualcuno che si prenda cura di lui/lei quando sarà vecchio/a
È dura! Un mio amico una volta mi disse di aver sentito dire da sua madre che aveva avuto dei figli solo per non invecchiare da sola e perché si prendessero cura di lei se si fosse ammalata. Immaginiamo una persona che fa figli solo per usarli come infermieri quando sarà troppo vecchia per cavarsela da sola. Non si può essere più narcisisti di così!

Mia madre mi diceva sempre di studiare per fare qualcosa nella vita e per non finire come lei. Mi ha sempre spinto a studiare per fare strada e avere un titolo di studio per trovare un buon lavoro. Si vantava sempre dei miei studi all’estero con i suoi parenti e amici. Non mi ha mai chiesto che cosa studiavo, se lo trovavo difficile, se mi piaceva. Per lei non era importante.

18. Dà ai propri figli il ruolo di genitore
I genitori narcisistici si aspettano che i figli si comportino essi stessi come genitori e si prendano cura di loro fin dalla tenera età. Si affidano ai figli anche per un sostegno emotivo quando attraversano dei periodi difficili.

Si aspettano che i figli gli leggano il pensiero e lavorino sul rapporto genitore-figlio come se fosse compito loro. Mia madre spesso mi diceva che una sua amica e sua figlia erano molto vicine e si lamentava perché io non riuscivo ad avere con lei un legame nello stesso modo.

19. Non parla mai dei suoi sentimenti perché ne nega l’esistenza
Un genitore narcisistico non è cresciuto emotivamente, tanto da non poter capire i propri sentimenti e non essere in grado di lavorare su di essi. È rimasto allo stato infantile, non sa che cosa siano i sentimenti e di conseguenza non è in grado di parlarne o di trasmettere agli altri la sua interiorità.

20. Manca di empatia
L’assenza di empatia è molto comune nei narcisisti, ma quando si tratta di genitori narcisistici, questa mancanza può creare molti danni all’autostima del bambino. Se il bambino è nei guai, si fa male o si sente triste non riceverà mai il supporto di cui ha bisogno. La mancanza di empatia protegge il narcisista dal coinvolgimento emotivo con il prossimo e dal provare esso stesso dei sentimenti propri.
Quando da piccolo avevo un problema a scuola, ero demoralizzato per un brutto voto o venivo maltrattato da un insegnante, i miei sentimenti erano sempre ignorati e la situazione non veniva mai discussa in casa. Una volta in autobus fui derubato da una zingara, ma nessuno mi chiese come stavo, ricevetti solo critiche e rimproveri per non essere stato in grado di difendermi e di impedire la rapina.

Tutti questi tratti appartengono a genitori che non sono maturati abbastanza da superare il loro comportamento infantile.
Un genitore narcisistico è “bloccato” in questo stato vulnerabile e usa gli altri per ottenere quello che non ha mai avuto dai suoi genitori.
Il genitore narcisistico si comporta così perché sente la responsabilità di proteggere il suo trauma infantile. E lo dimostra nel modo in cui tratta i propri figli.

 


articolo di Marlena Bontas
(Autrice di articoli sulla salute mentale/Blogger/Stratega dei social media alla ricerca di un lavoro da blogger a tempo pieno.)

 

un GRAZIE DI CUORE per l’amorevole traduzione dell’articolo a Cinzia Angelini, Suzie Hunt, Elisa Maestrone e MaryJo Calì

 

 


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Suggerimenti da un guerriero (dopo l’abbandono)

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Mi ero promesso di farlo.
E adesso lo faccio: queste righe che leggerete vogliono essere un aiuto importante per chi le leggerà e sono il frutto di due anni di percorso dopo un abbandono probabilmente di come ce ne sono tanti, ma che è stato molto feroce. Mi chiamo Libero, la mia storia la potete leggere nei thread che mi riguardano.
Sono stato lasciato due anni fa dopo 8 anni di storia, 4 anni di convivenza.
All’epoca avevo 28 anni, e tutta la mia storia con lei riusciva a presagire un futuro insieme. Ma questo lo potete leggere da soli, le righe che sto scrivendo devono servirvi per venire fuori da quello che è un vero e proprio incubo, una vera e propria
disperazione. Userò termini precisi, pratici, veri. Non voglio dare parole al vento ma cose concrete quindi cercherò di stilare una serie di “regole” per affrontare una catastrofe emotiva come l’abbandono. Un‘ultima cosa: questi consigli non sono campati in aria, ma testati sulla mia pelle. Vi propongo solo quelli che con me hanno funzionato (avendone provati immani).
Un’ultimissima cosa: ne sono venuto fuori. Tutti ne vengono fuori. Su questo non ho dubbi.
1) IL GESTO IMPROVVISO:
ùL’abbandono contempla decisione improvvise e apparentemente “senza ragioni”. Se siete stati lasciati all’improvviso fa parte della natura umana di chi abbandona. L’abbandonato vorrebbe ragioni e spiegazioni che chi abbandona spesso non dà perché sta perdendo o ha già perso il sentimento e quindi è “altrove”. Questo per dire che il giorno prima può dirvi “ti amo” e il giorno dopo lasciarvi, il giorno prima dire “facciamo un bambino” e un mese dopo dire “è finita”. Non sono persone false (e chi scrive è un abbandonato) sono soltanto persone in conflitto con ciò che non vorrebbero fare e che faranno (sapere di non amare più crea un conflitto enorme), spesso sono vigliacchi e miserabili per non raccontarsi il male che stanno facendo.
2) LE REAZIONI:
Siete stati lasciati. Le vostre reazioni dipenderanno da quanto tempo siete stati insieme e dalla storia della vostra relazione da molti fattori (convivenza, figli…). Quello che vi arriverà addosso è principalmente una coppia di sensazioni: incredulità, prima di tutto. E una sorta di disperazione/rabbia. Questi sentimenti, a seconda delle persone, affronteranno un ciclo continuo di oscillazioni che si stabilizzeranno con l’andare del tempo. La rabbia è fondamentale per gestire un lutto e per distaccarsi da esso; è normale anche “raccontarsela” e andare in fase reattiva, cioè trovare dei diversivi immediatamente; è normale anche affrontare depressioni minore che permettono all’animo di rigenerarsi in un profilo bassissimo. Il sentimento, l’atteggiamento che più vi ossessionerà sarà: VOLER CAPIRE. Ma anche NON SENTIRSI CAPITI DA NESSUNO.
Capire le sue ragioni e i perché e i percome. Tutto giusto, ma….
3) …MA OGNI COSA SI CAPIRA’ CON IL TEMPO (PIANGETE):
sul momento è difficile farsi una ragione delle motivazioni del perché siamo stati abbandonati. L’unica cosa che dovete fare è cedere ai vostri sentimenti senza cercare di opporvi. Il dolore non è un nemico, ma un alleato, così come ansia disperazione, fragilità. Per cui dal momento dell’abbandono è come se vi foste beccati un’influenza, se poteste dormire per una settimana probabilmente vi sveglieresti guariti, deboli, ma guariti. Così è l’abbandono, se vi poteste svegliare tra un anno probabilmente andrebbe molto meglio… ma: non è possibile quindi IL PRIMO VERO CONSIGLIO è: CONCEDETIVI TEMPO E SOFFERENZA. Piangete, fate il possibile per accompagnare il vostro dolore. Il pianto è l’ancora di salvezza per non far scontare al corpo questo dolore e per ripulire una mente sempre nel pensiero ossessivo.
4) …AMATEVI (FATE Ciò CHE SENTITE):
piangere, certamente. Ma anche: una giornata di shopping, un viaggetto, una litigata che avevate sulla punta della lingua da tanto… non lasciate dentro niente, per questo sviluppate metodi di comunicazione intimi. Un diario da scrivere, dei disegni, chiacchierate con amici intimi. (NON PARLATENE CON TUTTI, PARLATENE SOLO CON DUE-TRE PERSONE CHE SCEGLIETE CON CURA, più disperdete il dolore più vi attaccherò da più parti e sarete vulnerabili). Non disperdete il vostro dolore, sfogatevi in due-tre dimensioni: il forum, due amici cari, in famiglia e basta, non fate proclami in giro che non faranno altro che acutizzare il vostro dolore e la sua memoria.
5) NO CONTACT,
si comincia da qui: tagliate ogni ponte. Doveva essere il primo punto,

no-contact!!!
l’ho segnato adesso per accompagnarvi fin qui in modo graduale. Questo è il primo punto per venirne fuori e per venirne fuori bene. Il no contact (smettere di sentirla/o) del tutto è fondamentale. Tenete conto che mentre siete in no contact nella vostra testa compariranno migliaia di dubbi, di “non è giusto che finisca così…”, “come si fa a non sentire più una persona con cui ho condiviso tanto..”, “chissà cosa fa”, “chissà con chi è”. STOP. Tagliatevi le dita piuttosto di telefonarle/gli, nessun messaggino, non rispondete e non rispondete e non entrate in contatto con amici in comune. Il No Contact deve essere assoluto, sempre che si possa mettere in pratica da subito. Un matrimonio con figli, pratiche burocratiche etc etc rendono difficile e impossibile spesso il tranciamento che comunque deve essere inseguito anche in modo parziale. Fidatevi, mentre ero in abbandono mi ha salvato. L’ho capito soprattutto oggi, come ho capito che non cedere quando credevo che parlarle poteva “darmi delle risposte mancanti e togliere l’irrisolto” poteva essere l’unica salvezza: i chiarimenti verranno dopo, e verranno se li vorrete in clima molto più sereno e con più lucidità. Se vi hanno lasciato è perché Non vi amano più o non rientrate più nei loro piani, per cui non c’è altro da sapere. E il NO CONTACT vi proteggerà da circoli viziosi, da diventare ossessivi nei loro confronti e nei loro, nel centrarvi immediatamente su di voi. Con il tempo i rapporti, se vorrete recuperarli come affetto, si possono recuperare subito no. Altrimenti ne guadagnerete solo voi perché: a) Chi lascia molto spesso vuole mantenere un rapporto per non avere senso di colpa e per salvare capra e cavoli b) Il lasciato deve allontanarsi perché finché rimarrà a contatto con l’oggetto del desiderio non avrà la dimensione della ricostruzione e rimarrà dentro il “carnefice” c) Attuare il no contact chiarirà idee a voi e a chi lascia (nel caso vogliano tornare… ma non attuate MAI il no contact sperando di riconquistarli), inoltre dimezza il tempo di guarigione. d) Il no contact deve essere ferreo: se vi scrive, nessuna risposta. e) Il no contact riguarda amici in comune, mezzi di comunicazione (via da facebook, skype), stessi luoghi di frequentazione (se potete). Il no contact è l’aspetto forse più importante assieme a non riuscire a perdere di vista noi stessi. C’è un episodio nell’Odissea in cui Ulisse passa davanti all’isola delle Sirene e lui sa che il loro canto è ingannevole ma decide di ascoltarlo lo stesso. Per questo si fa legare all’albero della nave con corde strettissime e obbliga i suoi marinai a mettersi i tappi per le orecchie e comunque a non ascoltarlo se dirà qualcosa. Quando passa davanti all’isola le Sirene iniziano il loro canto ingannevole e gli dicono che moglie figlio sono da loro, di fermarsi, perché il rincontro è lì. Così Ulisse inizia a urlare ai suoi marinai, ordina loro di fermarsi, di invertire la rotta e di dirigersi verso l’isola. I marinai non sentono perché hanno le orecchie tappate e continuano la rotta verso la meta giusta. Slegheranno Ulisse molto più tardi, e verranno a sapere solo dopo di come l’isola delle sirene intrappola per sempre. Questo per dire: durante il no contact avrete molti canti. Non ascoltateli. Sceglietevi dei marinai di fiducia, e continuate per la rotta della liberazione
6) IL VOSTRO RIFUGIO:
contate su chi vi è accanto. Amici, famiglia, luoghi affettivamente vostri… viveteli a pieno, affidatevi a loro, coccolatevi e fatevi proteggere da loro. Non solo nelle confidenze ma anche nel condividere silenzi e esperienze, ma anche cinema, libri, letture sull’argomento (un libro fondamentale per uscirne, uno dei pochi che funziona davvero: “Le forme dell’addio” di Umberta Telfener). E attenzione a chi dispensa consigli gratuitamente: ecco perché vi dico di raccontare solo a pochi. Non dimenticate la musica: per piangere (ad alcuni piangere non viene naturale), per darvi forza.
7) LUOGHI:
se potete cambiate aria per un po’, se non potete evitate i luoghi della vostra relazione finché non vi sentirete a posto. Ogni tanto concedetevi un’evasione con un viaggio altrove. E’ fondamentale non vivere più gli stessi posti, lo ripeto, della vostra relazione. E’ davvero cruciale il fatto che voi possiate riallacciarvi alle vostre radici, a quelle radici che già esistevano prima di conoscere lei/lui: luoghi d’infanzia, persone, ma anche “vecchi giri”.
8) SOLITUDINE:
è molto importante non avere paura di stare soli. Ma la paura è un sentimento che vi accompagnerà moltissimo. Per cui: no abbiate paura di avere paura e di stare con voi, di mettervi insieme a voi. Un consiglio: fatevi un viaggio da soli, per due- tre giorni e anche di più STACCANDO IL CELLULARE E INTERNET. No contact assoluti con il mondo è miracoloso, in un viaggio potete guadagnare molti passi in avanti. Sapete come fanno gli animali feriti? Si rifugiano e vanno in letargo, anche dai propri simili per qualche giorno.
9) SFOGATEVI:
attività fisica e corpo. Non dimenticateli mai. Attraverso l’esercizio fisico e il contatto con il vostro corpo vi sentirete esistere nonostante il dolore. Sport o palestra, passeggiate (camminare è fondamentale). E poi… 10) …e poi LE AVVENTURE: COME COMPORTARSI CON POSSIBILI AVVENTURE SESSUALI O EMOTIVE? Non c’è una regola, l’unica cosa da fare è fare ciò che ci sentiamo. L’importante è non dirsi “non lo faccio perché voglio preservarmi per lei/lui”…ok per un po’, poi ricordatevi che “il nuovo” vi darà materiale psichico per ridimensionare il vecchio e cancellare l’idealizzazione. Autoerotismo compreso.
11) NON DIMENTICATEVI DI VOI:
mangiate (il cibo giusto vi sostiene durante “la battaglia” della mancanza) e cercate di dormire.
12) PSICOTERAPIA: ci sono casi in cui serve. Io l’ho fatta per un anno e mezzo e questo di cui vi scrivo stato dedotto anche dal confronto con un medico. All’inizio ero talmente messo male che per i primi tre mesi sono stato curato con piccolissime dosi di ansiolitici, poi ho continuato solo con il confronto verbale. Io ho scelto di andarci perché mi sentivo SOLO, che nessuno mi capiva e perché ero in una città diversa da quella d’origine dove mi ero trasferito per lei. La psicoterapia (se ce la si può permettere) è un atto di umiltà e di consapevolezza. Si cresce anche da qui.
13) TEMPI:
non c’è un tempo, ognuno ha un tempo. Io c’ho messo il mio, ognuno ci metterà il suo. L’importante è non avere fretta. Il lutto è allergico alla fretta, assolutamente. Più tentate di accorciare, più la strada si allungherà. Ci sarebbero altre cose che vorrei scrivere. Non voglio farla lunga, perché all’inizio è importante sapere poche cose ma IMPRESCINDIBILI. Se ne viene fuori, assolutamente, con certezza. Tutti. Fidatevi. Ho voluto scrivere questo perché era una promessa che avevo fatto all’inizio, quando credevo di non uscire: “Se ce la farò scriverò…”. Eccomi qui, eccoci qui. E’ un grazie a questo forum. Un abbraccio a tutte a tutti.
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Segnalato da una lettrice della pagina! un lavoro e suggerimenti eccellenti.
Grazie di ha chi lo ha scritto e a chi lo ha segnalato.
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Non siamo obbligat* a interagire con tutt*

Michelangelo-Buonaroti-la-creazione

Vi siete mai tormentat* per non aver risposto a tutti i messaggi ricevuti nell’arco della giornata?

Beh, anche io. So come funziona. Da un lato sei stanc* e sopraffatt* dagli eventi quotidiani. Ma dall’altro lato ci sono tutte quelle mail, i messaggi, le telefonate. Tutti lì che aspettano una risposta!

In realtà, dentro di noi sappiamo capire quali messaggi richiedono davvero la nostra attenzione. Tuttavia, non riusciamo a seguire questa semplice regola interiore perché è in contrasto con quello che ci hanno sempre insegnato: Se qualcuno scrive, bisogna rispondere.

Se qualcuno inizia a parlarci, è bene fare conversazione.

Se qualcuno si avvicina per abbracciarci, dobbiamo ricambiare.

Non importa se ci sentiamo a disagio, se siamo esausti o semplicemente non abbiamo la minima intenzione di ricambiare questi gesti. Se non lo facciamo, sembreremo scortesi e maleducati. Giusto?

Nell’episodio pilota della serie “Unbreakable Kimmy Schmidt” alcuni giornalisti intervistano delle donne che hanno passato 15 anni sottoterra, rinchiuse in un bunker.

Una di loro racconta del suo coinvolgimento nella vicenda: “Lo avevo aspettato alla York Steak House… quella notte mi invitò a seguirlo fuori, verso la sua auto, per andare a vedere dei coniglietti… io non volevo essere sgarbata… ed eccomi qui!”

È solo un esempio estremo di come la paura di essere maleducati e scortesi possa metterci in pericolo. Ovviamente, il personaggio è esagerato fino alla parodia, ma ritrovo un po’ di me in quella donna.

Quanto tempo ho perso cercando di mostrarmi “in un certo modo”? Quali pericoli ho sfiorato con la mia incapacità di dire subito di no? Quante cose ho sacrificato sull’altare dell’eccessiva gentilezza?

Non molto tempo fa mi sono trovata in difficoltà: non sapevo se rispondere o meno ad alcune mail non proprio serene. L’idea di stabilire dei contatti con il mittente mi faceva sentire a disagio, ma la scelta di non rispondere avrebbe innescato sensi di colpa e insicurezza.

E se avessi ferito i suoi sentimenti?

Forse non ero abbastanza comprensiva?

Dovevo essere educata o seguire il mio istinto?

Alla fine ho chiesto il parere di mio marito, Jonathan.

Lui ha risposto con convinzione: “Non sei obbligata ad interagire con tutti”.

Dopo queste parole, mi sono sentita libera di cancellare quelle e-mail. A volte, evitare ogni contatto è la scelta migliore.

Sì, conosco le buone maniere, mando biglietti di ringraziamento e resto in contatto con gli amici. Ma so anche stabilire dei limiti e mi fido del mio intuito. C’è un equilibrio.

Se non siete abituati a tracciare dei confini, è più difficile proteggere il vostro tempo.

Vi sentirete delle cattive persone ogni volta che vi tirate indietro oppure dite di no a qualcuno. Quando provate questo senso di colpa fasullo, ricordate che c’è una differenza tra ferire e recare danno.

Quando dite “Non devo rispondere a tutti”, non state nuocendo a nessuno. State semplicemente ricordando a voi stess* la verità. Compiacere le persone ed essere sempre diplomatic* non è compito vostro. Piuttosto, avete il diritto di vivere con amore e integrità.

Qualcuno si offenderà se declinate un invito oppure cancellate i suoi messaggi? Forse sì.

È dura da accettare, ma l’alternativa è peggio. Cercare di gestire le emozioni altrui, dimenticandovi delle vostre, è estenuante, può danneggiare la vostra salute e anche i vostri rapporti. Siamo stat* portat* a credere che essere educat* significhi essere disponibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Ma se non salvaguardiamo il nostro tempo, viene meno anche la nostra capacità di essere gentili.

La prossima volta che vi sentite sotto pressione perché qualcuno attende una vostra risposta, provate a fare una pausa e ricordate a voi stess* che non siete obbligat* a interagire con tutt*. Siate felici di questa scelta. Avete il potere di decidere come impiegare tempo ed energie.

E qui viene il bello: quando non vi sentite più obbligat* e sotto pressione… siete liber* di donarvi con tutto il cuore.

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Questo pezzo è apparso su A Wish Come Clear, un blog che vuole aiutare le persone a scegliere l’amore e abbandonare le paure.

Questo post è apparso per la prima volta su The Huffington Post US ed è stato poi tradotto dall’inglese da Milena Sanfilippo.

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La voce della Madre

Susan Seddon Boulet 1941-1997 - Brazilian-born American Goddess painter - Tutt'Art@ (49).jpg

“Siate felici e libere, amate figlie, così come foste quando nei tempi antichi eravate le mie sacerdotesse.
Rimanete fedeli anche oggi alla gioia ed all’amore che allora donavate agli uomini ed alle donne che ascoltavano con rispetto la vostra ieratica voce.
Che importa se più nessuno vi ascolta.
Che importa se più nessuno vi obbedisce né vi porta doni per implorare, tramite voi, la benevolenza della Dea.
La gioia, l’amore, e la libertà rimangono virtù eccelse ed il coltivarle in voi stesse basta a riempire la vostra vita di un senso che nessuno più conosce.
Continuate a difendere le vostre antiche virtù di sacerdotesse, anche se da tutti siete state dimenticate.
E’ meglio essere sole ed ignorate che conosciute da gente indegna e piena di sentimenti di invidia o di odio nei confronti della vostra libertà e della vostra gioia.
Ma non diventate mai come chi vi è nemico e vorrebbe che voi non esisteste più.
Non cedete mai all’oscurità, al desiderio di violenza, alla tristezza ed all’artificialità che ben conoscono i vostri nemici, dato che se lo faceste diverreste come loro e non potreste più udire la mia voce.
Quante figlie ho perso e da quante sono stata tradita.
Quante hanno coltivato in sé, invece delle virtù femminili per mezzo delle quali è facile essere in sintonia con Me, i peggiori difetti delle donne, la volubilità, l’incostanza, la debolezza, l’invidia, la gelosia e tutti quei modi d’essere che allontanano da ciò che è divino.
Quante si sono arrese alle nuove mode, alle nuove religioni od ai nuovi modi di giudicare che è giusto e ciò che non lo è, rennegandoMi ed arrivando a pensare che Io non esista.
Eppure è facile sentirMi per chi sa specchiarsi nella candida luna o nel ghiaccio terso di un laghetto di montagna.
E’ facile intuirmi nel profondo della foresta, nelle grotte ricamate di cristalli lucenti, nella vastità del mare azzurro, nei fiori dai mille colori, nella gioiosa semplicità degli animali selvaggi.
Come essi voi siate sempre semplici e non reprimete i vostri buoni istinti naturali.
Così facendo Mi rimarrete fedeli.
E soprattutto tenete viva la bambina che è in voi, dato che essa è la vostra parte più vera.
E’ quella bambina che Mi può capire veramente ed è con Lei che Mi piace parlare.
E’ lei che sa sorridere e giocare come fanno i cuccioli degli animali, senza pensieri, cattivi sentimenti, presunzioni e preoccupazioni.
E’ lei che spontaneamente sa di fare parte della natura e che gioisce delle sue semplici manifestazioni, della primavera, della pioggia, del sole, della luna, delle stelle.
E’ lei che sente gli animali come amici e con essi può dialogare facendo i loro stessi teneri versetti.
E’ lei che quando cammina a quattro zampe o si rotola nei prati, come mai farebbero le persone serie e benpensanti, si rende a loro così simile da sembrare un adorabile piccolo animale gioioso.
Non annoiate e non annichilite quella cara bambina con pensieri, ragionamenti, regole morali, divieti, artificialità, problemi e doveri.
Non trattenetela, non angustiatela e non ditele cosa deve e non deve fare, dato che così agendo vi comportereste come una serva che vuole dare degli ordinia ad una principessa.
Solo intendendo lei, solo facendovi guidare da lei, solo sottomentendovi a lei, potrete percepire la vostra anima e la vostra essenza immortale.
Solo essendo soprattutto lei, sarete sempre giovani, anche quando i vostri capelli saranno diventati bianchi.
Ed è per questo che Io amo lei in voi, soprattutto”.

 

antica madre

 

 

 

 

tratto dal libro “La voce dell’antica Madre e dei modi per poterla ancora udire
di Ada d’Ariès –  edizioni della Terra di mezzo

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