sono sopravvissuta a mia madre …forse

Di getto questo è il titolo del libro che vorrei/dovrei scrivere. Ma io non so se so scrivere un libro, e non so neanche se ho davvero qualcosa da dire.
Da vomitare molto, da dire non so.
Comunque il tema è chiaro: a 41 anni non ho ancora capito se mia madre è malata, cattiva, sadica, narcisista patologica, assolutamente normale, una grande stronza.
Per rispetto alla sua persona l’ultima ipotesi forse gliela auguro. Ma non mi va di parlare ne tanto meno di scrivere molto su una persona che non è in grado di ascoltare per più di 50 secondi cosa ho da dire io.
E a volte ancora mi chiedo come mai, davanti ad un pubblico (non tutti i pubblici) mi sento male, mi scoppia il cuore e non riesco a tirar fuori 2 parole di senso compiuto.
Zitta tu! Stai Zitta… ma sono passati tanti e tanti anni, ed io sono ancora fedele a quella promessa: “non parlo più”.
E a volte ancora mi chiedo come mai, davanti ad un/a perfett* anaffettiv* rischio di perdere la testa, nel migliore dei casi sono terribilmente attratta. E’ una cosa buffa: amore repulsione che mi gettano in un turbine di invivibilità con persone che starebbero bene in un manicomio criminale. Intendiamoci: al giorno d’oggi persone perfettamente integrate ma non per questo sane di mente.. anzi.. Mia madre era insegnante.

Oggi mi ripeto: sono una sopravvissuta e mi posso permettere tutto. Solo la vecchiaia mi fermerà… ma non è così. Mille miei atteggiamenti mi fermano, mi frenano.. sono la peggior giudice di me stessa. Ancora cerco risposte. Dal libro di Osho sui segreti della vita, Alla filosofia di Platone alla psicologia di Jung e company, dal femminismo della Lonzi alla filososfia femminista di Luce Irigaray… cerco solo quella risposta. Come ha potuto quella donna, mia madre, rinnegare se stessa e quindi me, sua figlia e sangue del suo sangue. Io ho una cana ed una gatta e, se mia madre mi amasse un decimo di quanto amo loro, sarei ricca, ricca, ricca.
ok! non ho l’amore materno, ho preso ultimamente delle gocce di fiori australiani per superare questo lutto, pare ci sia riuscita ma… il mio carattere si è bello che formato e, che mi piaccia o no, è qui a ricordarmi quasi ogni momento che non ho ricevuto quell’Amore. Una parte di me rimane con le braccia conserte e non vuole crescere, non vuole assumersi la responsabilità di un adulto. Ancora si rifiuta. Che fare?
Per ora continuo a leggere e a cercare di capire l’incomprensibile.

E tutto questo nel 2012.. anno di apocalisse. come dice jovanotti anche io sono cresciuta con un po’ di apocalisse e un po’ di topolino. ma… torna impellente la domanda: come può avermi rifiutato l’amore? e’ importante, forse se svelo l’arcano anche l’amore di coppia comincerà a sorridermi e non sarà quell’inferno di abusi e sopraffazioni che inevitabilmente rimetto in scena per poterli una volta per tutte risolvere, eliminare ed avere una vita normale… una vita normale.. cos’è?!?!? Credo se lo chiedano in molte.
Ed io con la moltitudine non vado d’accordo.. sono un’orsa diffidente e diffidata.

Allora sto cercando di lavorare sulla reciprocità! Non mettermi in situazioni dove quello che do è 90 e quello che prendo 10.. piuttosto mi do al volontariato.. giusto l’altra sera ho mandato 30 euro ad un’associazione che aiuta bambini e mi pareva di aver salvato il mondo e di aver fatto chissà cosa! Ma non posso giudicarmi, fa parte dell’ombra che incombe su di me. Tornando a lei… voglio spezzare con tutta me stessa questo sigillo di merda che mi porto fin dalla nascita. E’ un fardello pesante che contrasto solo con un carattere aspro.. nei miei confronti naturalmente. Sono aspra con me stessa ed ora tento di praticare anche la gentilezza… (post meditazione vipassana)
Ma devo tornare indietro, devo capire.. tanto ho tutto il tempo che voglio, tempo che mi sfugge e che spreco con la stessa solerzia di uno spendaccione. Anche questo lavoro di merda* lo leggo come una iattura post-madre sadica. Non vedo altro motivo per cui sopporto di essere pagata e sovvenzionata da una feccia che da anni si rifiuta di passarmi un lavoro dignitoso. Guardandomi intorno allora potrei pensare che anche molt* mie/i colleghi abbiano avuto simili tristi natali e la risposta è: forse si.. ogni caso è unico ma la tristezza dei nostri natali forse è davvero il tassello comune in questo luogo maledetto.

Dunque..anche il lavoro di merda! Ho tentato di coltivare la mia autostima in corsi paralleli alla mia vita ma i risultati sono stati un po’ scarsi.. avrò un riscontro nell’aldilà? Nell’aldiquà la vedo ardua. E’ già il tempo dei riscontri ed io forse qualcosa la vanto: non sono impazzita e non vivo sotto un ponte. Almeno non ancora.

Quando le mie amiche dovevano preoccuparsi di un 28 o di un 30 io dovevo prima pensare a come far addormentare quel mostro dentro di me che urlava all’infanticidio, alla violenza, al NON amore, alla manipolazione, alla truffa, alla menzogna. Urlava, graffiava, mordeva e non mi permetteva di fare nulla. Lo mettevo a dormire (grazie eroina, i momenti migliori dell’entrata nel mondo adulto me li hai regalati te) e poi anche io potevo giocare alla studentessa universitaria, prendere i miei 30 e anche 30 e lode, vedere morire un padre amato e vivere una con madre odiata, lasciare l’università e incontrare la Vita in una comunità di recupero per tossicodipendenti.

Ancora scrivo non so per chi ma ne ho un gran bisogno… ho bisogno di vedere i fili che legano qua e la i mille episodi di una vita buffa, buffissima.

Voglio spendere due righe per le ultime letture, rigorosamente di donne. La cosa buffa nella mia vita è nonostante l’esempio/madre completamente sballato, ho sempre ritenuto che la donna avesse quel qualcosa in più rispetto all’uomo, mi meravigliavo quando vedevo o parlavo con compagni di università che prendevano bei voti e pensavo: è in gamba, anche se uomo…


Sono trascorsi appena 2 anni ed ho ritrovato questo scritto in una chiavetta usata per portare dei documenti al mio commercialista.
Non so davvero cos’altro aggiungere se non che quell’”odiata madre” ha un cancro che la sta uccidendo e a me fa molto molto male. Ancora adesso la sua capacità di ascolto e curiosità nei miei confronti è pressoché vicina allo zero. Eppure, se non in rarissimi momenti, non riesco più a biasimarla. Ora siamo due, ora io sono qui, con la mia Vita, e lei è lì, con la sua morte sempre più vicina, ora provo davvero pena nel vedere il suo corpo che non la sostiene e la paura di qualcosa che non è e non sarà mai razionalizzabile, il viaggio nell’ignoto arriva per tutte.


Sono trascorsi circa 5 anni e, cercando Scum in pdf, di Valerie Solanas, ecco che mi incontro e scontro di nuovo con questo scritto. Lacrime e singhiozzi lasciati andare ma la consapevolezza che la Vita cambia, le situazioni cambiano, la risposta alla domanda che la Vita ci pone invece rimane inalterata…. Cosa fa la differenza? cosa puoi vedere oggi con il senno del poi? tanta e tanta acqua sotto i ponti ma la domanda rimane la stessa… e la risposta è una ed una solamente.

2020
Arieccomi!
Rido e piango, piango e rido ma sempre a testa alta e vado avanti… o indietro?
ma… dove sto andando. Castandeda o Don Juan direbbero: verso la morte.
E invece NO! io sono sempre alla ricerca.
Anni di yoga, meditazioni, un Maestro, insegnanti, eppoi arriva Lei: l’abuelita.
Sono davanti alla fermata dell’autobus ma non ho voglia di tornare a casa perciò prendo il mio cellulare e cerco su fb eventi nelle vicinanze. Compare una notifica su un seminario che inizierà tra circa 30 minuti a circa 300 metri da dove sono. Un seminario sulle piante sacre della foresta amazzonica: WOW! sono al secondo anno di una scuola per diventare fitopreparatrice erborista e sto scoprendo il mondo delle piante, il mondo vegetale, un mondo a me sconosciuto. Vado senza ripensamenti al seminario, gratuito per di più.

…ovviamente Continua (e sempre meglio)
Narcisismo Patologico o F.

———————————————————————

Se questo blog per te è fonte di crescita ed evoluzione

sostienilo con una donazione

sostienici!
Pubblicato in esperienze, testimonianze, Uncategorized | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su sono sopravvissuta a mia madre …forse

Il dolore è come una camicia di forza…

La testimonianza di una lettrice della pagina, una testimonianza di lotta, coraggio e Amore


Il dolore è come una camicia di forza…

Credi di impazzire e desideri solo strappartelo da dentro, estirparlo
Ti dimeni, ti disperi, urli, sbraiti, ti ribelli, ti getti a terra, ti sloghi magari una spalla nel tentativo disperato di sfilarti e liberarti da quella morsa.

Ma poi, con la bava alla bocca, stremata e con la faccia schiacciata sul pavimento capisci che non hai altra possibilità che abbandonarti, arrenderti, fermarti.
Inizi a sentire il corpo allentare la tensione cadendo in un letargo emotivo fino a non sentire quasi più niente.
Scorrono i giorni e quel dolore insopportabile diventa un nuovo grembo per il tempo necessario a rinascere.
E così smetti di scalpitare, di opporti.
Inizi ad accettarlo, lasci che ti attraversi nelle ossa, nelle vene, nei muscoli del volto e nelle mandibole contratte.
Che passi in ogni fibra, in ogni singolo pensiero. Accetti la sua compagnia, lasci che faccia la sua parte, il suo decorso, che ti riporti in vita.

E aspetti, aspetti un tempo che sembra non finire mai e poi arriva un giorno in cui un laccetto in meno inizia a tenere e poi un altro e un altro ancora finché si districano tutti.

A quel punto incredula liberi le braccia da quella morsa che quasi toglieva il respiro e opprimeva il petto e senti che si abbandonano senza forza cadendo verso il basso a peso morto.

In realtà non si pensa mai che in quella posizione si è costretti a chiudersi in un abbraccio, si è obbligati a tenersi stretti, avvolti dalle stesse braccia intorno a se.
Si è costretti a sentire il cuore che batte e lo fa nonostante non ne abbia più un motivo, nonostante sia a pezzi.
Si è costretti a stare fermi per essere in empatia con il dolore stesso, per essere una cosa sola, per evitare di scacciarlo, di non elaborare, di non metabolizzarlo attraverso l’azione, il fare, attraverso la bulimia del movimento che costringe la mente ad ignorarlo.
Ma è proprio quell’abbraccio ad impedire di andare in frantumi.
È come le bende di una mummia, è come la garza per una frattura, è come l’utero per un neonato, è come la pelle di un serpente. È come se, quello stesso abbraccio, fosse salvifico, fosse la cura stessa, fosse il nutrimento.

E poi arriva il momento di cambiarla quella pelle o meglio di abbandonarla.
E rimani nuda, più delicata e ti proteggi, ti difendi.
Inizi a sentire anche il vento che alza la peluria sui pori e ti accorgi che sei ancora viva.
Viva nonostante tutto.
Nonostante quel dolore.
Nonostante quell’abbraccio forzato.
Nonostante lo tsunami devastante per il quale continuerai a raccogliere pezzi nel fango che ti ha impantanato e lo farai per molto, molto tempo ancora.

Ma a quel punto i ricordi inizieranno a non fare più male, non saranno più così assordanti e diventeranno qualcosa di piacevole che accompagna la memoria.
Diventeranno una scelta.
Affioreranno con garbo e non più con prepotenza. Faranno meno rumore e regaleranno anche qualche sorriso. Inizierai a guardarli come dei figli, come l’eredità di qualcosa che non muore mai ma diventa altro.
Diventano la strada che hai battuto, i passi che hai corso. Diventano il perché.
Quel perché che inizia a trovare un senso, una ragione, che inizia ad insegnarti qualcosa.

E poi arriva addirittura la fierezza.
La capacità di guardarsi e di rivedere dall’alto quel corpo in un mare di onde agitate che è riuscito a non affondare. È riuscito a tenersi a galla, a rimanere in vita nonostante la pioggia battente, la mancanza di forze, nonostante l’ipotermia, il fluttuare incessante, malgrado l’acqua ingoiata e il sale negli occhi e senza neanche una boa, un tronco a cui aggrapparsi stremato per riprendere forza ed energia e forse scegliendo inconsciamente di non accettare lanci di cime.
Sopravvissuto alla tempesta.

E finalmente un giorno intravedi terra.
È vicina ma bisogna raggiungerla, bisogna ancora meritarsela per essere sicuri che sia quella giusta. Che una volta approdati saremmo in grado di costruire davvero ripartendo da noi, dai nostri desideri, da quello che ci siamo conquistati nella tempesta.
Il mare non ha restituito un cadavere, non ha trascinato a riva un corpo inerme.
Il mare lo ha forgiato, lo ha temprato, lo ha reso più forte.
Non è facile camminare di nuovo, le gambe sono provate e tremano, i vestiti inzuppati pesano, gli occhi pieni di sale bruciano.
Non è la condizione sperata, agognata ma è la realtà.

Una realtà nuova, un nuovo volto, una nuova coscienza.
La coscienza di chi sa che si sopravvive a tutto, che si superano i pensieri di morte, di fallimento.
E cammini eretto con questo sguardo sul mondo di chi porta una medaglia infilata nella carne del petto.
Come chi vorrebbe dire a tutti guardatemi come sono stata brava.
Guardate come mi sono salvata da sola.
Con quanta maturità non mi sono persa, non sono annegata, non ho chiesto aiuto, non ho ceduto, non mi sono piegata, non ho opposto resistenza, non sono tornata indietro.
Sono stata in grado di non riempiere quel vuoto vertiginoso con tutto il possibile.

La vedete anche voi la mia forza?!
Sapete perché sono diventata forte?
Perché ho saputo tenermi stretta, ho saputo tenermi con le mie braccia.
Ho saputo arrendermi e accettare.
Ho saputo cadere, ho saputo fallire.
Ho saputo leccarmi le ferite.
Ho saputo piangere.
Ho saputo disperarmi e lasciarmi andare.
Ho saputo attendere una nuova alba.


———————————————————————

Se questo blog per te è fonte di crescita ed evoluzione

sostienilo con una donazione

sostienici!
Pubblicato in esperienze, testimonianze | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su Il dolore è come una camicia di forza…

Una scuola nuova

A scuola non mi hanno mai parlato
della luna e delle sue fasi,
della terra e dei suoi cicli,
non mi hanno parlato della morte
e nemmeno della nascita,
non mi hanno parlato della sessualità
come sacra,
non mi hanno parlato del corpo
come di un tempio emotivo.

Mi hanno parlato di adattamento,
di adattarmi,
mi hanno fatto sedere
sempre nello stesso banco
e guardare ripetutamente da una sola
angolazione delle cose.

Mi hanno valutato con dei numeri,
mi hanno fatto sentire a volte di più
ma quasi sempre meno di un altro.

A volte lo meritatavoma altre volte no.

Mi hanno detto che ero distratta
ribelle e irrispettosa,
mi hanno detto di stare zitta,
di sudiare anche quello che non mi piaceva
ed hanno tirato fuori un foglio
per minacciarmi.

Volevano spaventarmi
mi volevano sottomessa,
mi volevano sistematica,
mi volevano senza un dubbio,
mi volevano obbediente,
mi volevano pulita.

Ma nessuno mi ha mai voluto
per scoprire chi ero.
Nessuno mi ha aspettato,
nessuno mi ha richiesto,
nessuno si è fermato a guardarmi.

Quando ci sarà una scuola
che guarderà ognuno di noi con attenzione?
Quando smetteremo di volerci tutte uguali?

Siamo lupi battezzati cani.

Voglio ululare alla luna
senza essere chiamata pazza,
Voglio vivere al mio ritmo
senza pormi obiettivi.

Voglio sentirmi libera dalla paura.

Ti do lil mio essere strutturato,
ti do la mia produttività.

Rendimi libera, creativa,
e anche se non ti piace,
e anche se ti dà fastidio,

lasciami
selvaggia.



———————————————————————

Se questo blog per te è fonte di crescita ed evoluzione

sostienilo con una donazione

sostienici!
Pubblicato in esperienze, mumble mumble, Vitamina per l'Anima | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su Una scuola nuova

ASSOLTO

Le dure parole di una lettrice della pagina! 🌹
Storie di ordinaria ingiustizia dove l’ennesima violenza maschile sulle donne rimane bellamente impunita e quindi sostenuta da un vecchio e decrepito sistema patriarcale e maschilista.



“Come al solito non posso esprimermi pubblicamente perché ho paura di lui…
Perché riuscire a guarire è così difficile?
Perché qui al Sud non trovo strutture, personale che capisca? Sto cercando in tutti i modi di uscirne da oltre un anno ormai, e mi ritrovo al punto di partenza. C’è una grande superficialità in giro, la.sofferenza dell’anima non viene considerata, anzi… sei un debole se ce l’hai. Per non parlare della quasi inesistente tutela dal punto di viaista legislativo. Cavolo come sono incavolata. E anche delusa, scoraggiata.

Ora ti racconto la fine del procedimento penale di ieri….
Donne… Si donne… Denunciate e poi vedrete lui assolto

6 anni fa, denuncia con intervento della polizia in casa, trovano me e i figli in lacrime, piatti e giocattoli rotti e lui come se nulla fosse.
Denuncio, va via, chiedo separazione. Inizia processo.
Non ho referti del pronto soccorso poiché a portarmici sarebbe dovuto essere, dopo avermi presa a calci ‘oh amore vieni che facciamo controllare la schiena dai dottor ….
Si vabbe…. Come no. Non vivevamo nel mio ne nel suo paese, sposi novelli quindi non avevo amici né ancora conoscevo le strade per andarci sola, ma ero sola e spaventata.
Nascono figli, violenza continua…. solita storia.
In tribunale i miei fratelli raccontano ciò che hanno saputo e visto. I suoi amici poco e niente e per sentito dire, mai erano entrati a casa nostra.
Relazioni servizi sociali dove i figli raccontano delle botte che ancora oggi ricevono e del fatto che io sia in pericolo quando papà scende nel garage con le chiavi, perché ne ha una copia.
ASSOLTO
Questa parola riecheggia da ieri, è come se mi stessero uccidendo a sassate. ASSOLTO
Quindi io bugiarda?
Quindio io visionaria, mai avuto calci pugni e urla e distruzione del mio essere?
Aspettiamo le motivazioni…. E che me ne faccio?
ASSOLTO
Donne denunciate…. Si certo… Come no
Sole se sei morta vieni creduta.
Basta scarpe rosse, basta panchine dedicate, un mare di inutile nulla.

Sai cosa dico alle donne?
Risparmiate i quei soldi… Andatevene e basta tanto non avrete mai un riconoscimento alla vostra Sofferenza.”

———————————————————————

Se questo blog per te è fonte di crescita ed evoluzione

sostienilo con una donazione

sostienici!
Pubblicato in esperienze, testimonianze | Contrassegnato , , , , , | Commenti disabilitati su ASSOLTO

Ho subito per anni e ora basta

Le due lettere della lettrice della pagina, a distanza di tempo, con le sue conquiste.
Un cammino verso sé stessa, allontanandosi dal marcio e riappropriandosi della sua sacrosanta Vita.


“Vorrei restare in anonimato.
E’ da tempo che seguo la pagina… grazie a voi ho capito tante cose e vorrei raccontarvi la mia storia nonostante io abbia detto basta.
Ancora in pratica per la seoarazione e ancora qui convivenza forzata perché agli atti risulta mio marito e per via del covid, se lo caccio di casa, potrebbe risultare omicidio colposo. Vorrei capire anche io se è narcisista patologico oppure se sono io la pazza.
Vizio del gioco, vizio del bere. Ci sono tre figli di cui una già andata via. Si è voluta dimenticare anche di me. L’np dipenda da me in tutto: io lavoro, io mi occupo dei ragazzi di cui uno con disabilità, io sono sempre stata quella sbagliata.
A suo dire l’ho sempre tradito, per quel che mi riguarda è successo solo nella sua mente perversa. Possessivo, geloso, apatico, asociale.
Non trova lavoro e incolpa me, intanto da qui non va via.. cosa devo fare?
Sono legata al comune dove vivo da pratiche burocratiche perché mio figlio ha le terapie qui.
E solo chi ha un figlio con problemi può capire. Ne uscirò, ne sono convinta ma devo capire. Ho subito per anni e ora basta”

Da poco la seconda lettera sempre della stessa lettrice:

“Ciao, già lasciai tempo fa una testimonianza, oggi vorrei lasciare – sempre in anonimato – le sensazioni di tutto quello che sto provando adesso.
Denunciato, fatto arrestare dopo anni sto provando ad andare avanti e sto vedendo un po’ di luce, anche se a volte cado negli strascichi che mi porto dietro, non mi manca affatto, ma la rabbia di quello che mi sono lasciata fare e dire nel tempo prende il sopravvento… spesso mi capita di avere gli incubi.
l’ansia sta diminuendo e riesco anche a sorridere, ho nuovi amici veri, reali.
Sto cercando di stare in piedi per i miei figli e sto andando avanti.
Vi sembrerà un paragone assurdo e stupido, oggi sono andata dal dentista per un’operazione vera e propria ad un molare ancora vivo che mi sta tormentando da anni. Perché non potevo neanche andare dal dentista, nonostante lavorassi io sola.
Tre anestesie, chiudo gli occhi e l’ultima sento dolore… alzo il braccio e cerco la mano della povera assistente. Forse era la tensione, lo stress di tutto quanto sta accadendo, ho pianto non per il dolore, mi dava fastidio che io in quel momento avessi bisogno di aiuto (noi persone forti non lo chiediamo mai, errore madornale) mi sono resa conto che era il resto che faceva male, ma io lo stavo affrontando, avevo solo bisogno di appoggiarmi un po’ a qualcuno per eliminare tutto il marcio che c’era.
Vi sembrerà un paragone assurdo lo so, ma sono finalmente scoppiata in un pianto liberatorio: non piangevo da anni.
Quello che voglio dire è che bisogna ammettere di essere diventate fragili e che bisogna cercare, seppure piccolo, l’aiuto di qualcuno.
Farà sempre male, ma ce la sto facendo

E concludo con lo scrivere, per l’ennesima volta, che SI, a forza di farcela ce la facciamo!
Costi quel che costi.

———————————————————————

Se questo blog per te è fonte di crescita ed evoluzione

sostienilo con una donazione

sostienici!

Pubblicato in esperienze, testimonianze, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , | Commenti disabilitati su Ho subito per anni e ora basta

L’unica cosa che mi resta é riportare alla luce me stessa


Voglio cominciare questa settimana e l’estate, visto che oggi è il solstizio d’estate – giornata con più di 15 ore di sole (ancora esentasse) – con la sentita, vera e coraggiosa testimonianza di una lettrice della pagina.
Pagina, questa, che ultimamente sta subendo un pesante oscuramente da parte della censura di facebook per aver pubblicato notizie segnalate come false da fantomatici (chiamati indipendenti) fact checker (infami credo sia l’aggettivo più consono).
Una testimonianza ed un monito per tutte noi, per chi sta attraversando quest’inferno, per chi ci è già passata in mezzo e per chi se lo è lasciato alle spalle.
Esperienze che segnano una vita ma che possono insegnare molto.
Tempi duri… ma noi di più!



“La mia esperienza continua fra aule di tribunale per una separazione giudiziale dall’uomo che ho amato forse più di me stessa, e per cui sono diventata una borsa vecchia da cui recuperare soldi.
Lui vuole ciò che aveva previsto nella certezza di farla franca, nonostante mi avesse tradita, offesa, umiliata, diffamata, scartata insomma, come un rudere da rottamare in cambio di una ragazzina molto giovane.
Credo sia la nuova vittima, aggrappata a lui come una cozza allo scoglio, che non ha mollato la presa fino a quando la mia famiglia non è andata distrutta.
Plagio, manipolazione, ricerca ossessiva di conferme da un involucro di buonismo, vanagloria, e capacità dialettica da incantatore di serpenti, che da me non aveva più nulla da prendere, perché mi ha succhiato fino all’ultima goccia di sangue, e quando gli ho detto che alle briciole non ero più interessata e volevo di nuovo la favola o niente, lui mi ha riservato quello che poteva, niente, e se n’è andato.
Non so più neanche se li ritrovo, tutti i miei pezzi.
I magistrati sono fin troppo cauti, se non vedono percosse, sangue o figli minori tendono a liquidare come “separazione altamente conflittuale“, l’addebito è una viaggio in un tunnel stretto e asfissiante, da cui alla fine non vedi l’ora di uscire, ed io non so più come spiegare a mia figlia che nella vita essere onesti paga sempre.
A volte penso che non sia più vero, esistono avvocati che in gergo chiamano “cani sciolti“, pronti a tutto pur di portarsi a casa la pagnotta, disposti ad inventare ripugnanti fandonie su donne anche brillanti e ineccepibili, vittime di estenuanti soprusi e dipinte come cerbere che alternano stati di follia a depressione, mentre stanno soltanto cercando di difendersi.
Io sono colpevole di non essermi ancora piegata, e non lo farò, perché l’unica cosa che mi resta é riportare alla luce me stessa, senza che alcuno, mai più, provi ad offuscarla, e fosse l’ultima cosa che faccio nella vita, io ci riuscirò.
Voi fuggite, se potete, fuggite subito, la prima volta che vi lascia, che mente o vi tradisce deve essere l’ultima, perché in amore il perdono non deve esistere, se c’è qualcosa da perdonare non è amore.”

———————————————————————

Se questo blog per te è fonte di crescita ed evoluzione

sostienilo con una donazione

sostienici!

Pubblicato in esperienze | Contrassegnato , , , , , , | Commenti disabilitati su L’unica cosa che mi resta é riportare alla luce me stessa

Lascio decantare questo senso in(de)finito di “non c’ho capito un cazzo” e vado a farmi una pedalata…



E’ da quando ho imparato a scrivere che, nei momenti più difficili, butto giù pensieri e parole nella speranza di riuscire a districare, anche se solo un po’, l’intricata matassa.
Poi però nascondevo gli scritti perché avevo ben capito che i pensieri più veri, quelli più genuini (nel senso di “venuti fuori solo per uscire, solo per alleggerire il peso”) non andavano bene.
Quello che a me sembrava più prezioso, regolarmente veniva messo alla gogna come ridicolo, brutto, assurdo, strano, malato, inaccettabile. Alcune donne dovrebbero impegnarsi seriamente in qualsiasi cosa NON riguardi la riproduzione biologica. Ma il mistero della Vita mi fa andare oltre l’idea che moltissimi problemi, su questo pianeta, potrebbero risolversi semplicemente con un bel preservativo e una sana introspezione.
Tornando agli scritti e ai pensieri, non mi sono mai fermata, ho nascosto ciò che scrivevo ma ho sempre dato spazio a quella vocina interiore, a volte silente, altre volte assordante. Ed eccomi di nuovo qui.. ero indecisa se scrivere una lettera a mio fratello, per l’ennesima volta in carcere, o scrivere alla Vita lanciando un appello indefinito.
Domani scriverò a mio fratello, che non vedo da qualche anno ma che a volte ricompare nei miei peggiori incubi. Ultimamente rarissimamente. La pulizia degli ultimi 3 o 4 anni è stata profonda, radicale e sistematica. Ha sortito i suoi effetti.Allora scriverò alla Vita e pubblicherò lo scritto in forma anonima, come tutte le lettrici di questa pagina.L’idea di un pubblico da una specie di ansia da prestazione, ma visto che il pubblico non mi conosce e mai mi conoscerà, pure l’ansia se ne va.
Arrivata a questo punto già mi sento più leggera. E quindi lascio decantare questo senso in(de)finito di “non c’ho capito un cazzo” e vado a farmi una pedalata sotto questa luna calante. Buon primo giugno a me e a tutte e tutti coloro che in qualche modo si danno da fare per essere delle persone migliori, migliori di ieri, più leggere, più appagate, più in armonia con ciò che hanno dentro e fuori.

illustrazione: Catrin Welz-Stein

Pubblicato in mumble mumble | Commenti disabilitati su Lascio decantare questo senso in(de)finito di “non c’ho capito un cazzo” e vado a farmi una pedalata…

Ci sono famiglie così dolorose e dannose che la distanza diventa l’unica soluzione per guarire.



Interrompi i rapporti con i familiari che ti feriscono.
Amali ma allontanati se non sono dalla tua parte.
Non tutte le madri e i padri amano e difendono.
Alcuni combattono solo per i loro interessi personali.

Ci sono famiglie così dolorose e dannose che la distanza diventa l’unica soluzione per guarire.
Ci sono persone non sane che riversano su di noi la loro rabbia, il loro risentimento e le loro ferite.
Ci sono genitori a cui non importa di noi.
Non prima, non ora, mai.
Ci sono fratelli crudeli, abusanti, violenti e convinti di avere ragione su di noi.
Ci sono parenti che tradiscono, rubano, sparlano, spettegolano e invidiano ciò che è nostro.
Ci sono parenti che vogliono vederti bene, ma non vorranno mai vederti meglio di loro, che si riuniscono per parlare male di te e consolarsi a vicenda facendoti passare per quella “persa”.
Ci sono bambini che non amano i propri genitori, che sono maleducati, che stanno con loro perché conviene e per ottenere qualche profitto.
Ci sono famiglie presenti per noi quando solo fa loro comodo e per continuare ad usarci nel nome del sangue che ci unisce.
È importante che smettiamo di romanzare la famiglia, la coppia, i genitori, i fratelli.

Abbiamo bisogno di crescere, evolvere, guarire e mettere dei paletti.
È necessario vedere l’Ombra, il lato oscuro del nostro albero genealogico e avere la forza di allontanarsi da ciò che ci ha danneggiato e potrebbe danneggiarci ancora.
Dobbiamo essere la nostra priorità e smettere di soffrire e fare da madre ai genitori che rubano solo energia…

Tutti quelli che si fanno carico della loro vita, li riconosciamo ma non facciamo nostre le loro ferite, la loro rabbia, il loro abbandono, la loro ipocrisia , la loro manipolazione…

Ti amo, ma ho bisogno di me stessa, lontano da te.

F.M.

———————————————————————

Se questo blog per te è fonte di crescita ed evoluzione

sostienilo con una donazione

sostienici!

Pubblicato in esperienze, mumble mumble, traduzione | Contrassegnato , , , , , | Commenti disabilitati su Ci sono famiglie così dolorose e dannose che la distanza diventa l’unica soluzione per guarire.

Ho smesso

Ho smesso di dire sì, quando voglio dire no e dire no, quando voglio dire sì.
Ho smesso di accettare comportamenti che mi feriscono.
Ho smesso di nascondermi quando qualcosa mi dà fastidio.
Ho smesso di sorridere quando non ne ho voglia, solo perché dicono che devi farlo.
Ho smesso di fare la brava ragazza quando tutto quello che vorrei fare è incazzarmi e urlare.
Ho smesso di trascorrere il mio tempo libero con persone che non mi interessano veramente.
Ho smesso di investire le mie energie in lavori o storie che detesto.
Ho smesso di vestirmi alla moda quando quello che voglio veramente è mostrare il mio stile, che piaccia o no.
Ho smesso di tacere quando non sono d’accordo su qualcosa.
Ho smesso di considerare l’opinione degli altri quando si tratta di prendere decisioni importanti.
Adesso è il momento di credere in me, in tutte le mie sfaccettature.
E’ il momento di amarmi al di sopra di ciò che diranno e di ciò che penseranno.
Affermo questo per me e per te, nel caso in cui dovessimo perderci, da qualche parte, lungo la strada.


digital art: Guweiz


________________________________________________________________


Se questo blog per te è fonte di crescita ed evoluzione

sostienilo con una donazione

sostienici!

Pubblicato in esperienze, mumble mumble, testimonianze | Contrassegnato , , , , | Commenti disabilitati su Ho smesso

QUANDO SARO’ FELICE?

QUANDO SARO’ FELICE?
Chiese la donna insoddisfatta alla donna più anziana della valle.
“QUANDO TI STANCHERAI”,
rispose senza pensare, mentre continuava ad arare il suo giardino.
La donna la guardò sorpresa, non capendo le sue parole.
“Quando ti stanchi di preoccuparti del domani, quando ti stanchi di confrontarti con gli altri”, continuò la vecchia sorridendogli comprensiva.
Quando ti stanchi di ricordare quello che è successo, cosa ti ha lasciato la vita e cosa avrebbe potuto essere.
Quando ti stanchi di voler essere diversa, di guardare da vicino ciò che ti manca.
Quando ti stanchi di resistere, di lottare con te stessa e inizi a seguire i desideri della tua anima per smetterla di sentirti frustrata – annuì -.
Come il Seme si fa strada attraverso la terra,
quando ti stancherai nascerà dentro di te una decisione indistruttibile:
SCEGLIERE DI ESSERE FELICE AL DI SOPRA DI QUALSIASI ALTRA COSA, come il Seme sceglie la Vita.
Stanchiamoci presto e scegliamo di Essere 😉
Ti auguro un bel presente, Tribus.

Illustrazione: Joséphine Klerks

Pubblicato in Citazioni, messaggi, mumble mumble, Uncategorized | Commenti disabilitati su QUANDO SARO’ FELICE?

Imparare a mettere dei limiti

❝Il segreto sta nell’imparare a porre limiti amorevoli, soprattutto a quelle persone che, distratte, confuse o con amarezze nascoste, cercano di rubarti pace ed energie.

Persone che cercano di approfittare della tua semplicità, abusando della tua nobiltà e della bellezza della tua anima. Il segreto è fare in modo che l’energia non vada persa, che scorra in una spirale ascendente, senza sprechi e senza spese, semplicemente che scorra… e se senti che la vibrazione non è risonante, la luce non è condivisa e la gratitudine non è reciproca, cerca di metterti in salvo senza dare spiegazioni, senza chiedere permesso o scuse, perché quando non c’è reciprocità energetica, la bellezza si nasconde e la gioia lentamente scompare.

Il segreto è valorizzare così tanto la tua libertà che sei disposta a morire per essa.
Si tratta solo di ESSERE SE STESSI, non importa se il risultato è il trono o la tomba. Il segreto è imparare a rispettare l’integrità del tuo spirito, la pace della tua anima, il silenzio della tua mente e la profonda solitudine che sei e ti illumina. Il segreto è imparare a dire “NO” senza sensi di colpa.

E il resto, te lo assicuro … ti sarà dato.❞

Immagine digital artist: Guweiz

——————————————————————————–


Se questo blog per te è fonte di crescita ed evoluzione

sostienilo con una donazione

sostienici!


Pubblicato in mumble mumble | Contrassegnato , , , , , | Commenti disabilitati su Imparare a mettere dei limiti

In un’epoca di inganni e disconnessione emotiva, essere autentici con se stessi è un atto rivoluzionario.



Nessuno è perfetto, eppure quasi tutti cercano di agire come se “fossero perfetti”.
Questa falsa pretesa nevrotica è ciò che ci divide gli uni dagli altri e da noi stessi.
Se solo potessimo vedere dentro le menti degli altri e renderci conto che tutti sperimentiamo ansie, insicurezze, compulsioni, tristezza, false credenze e solo tonnellate di pensieri non pianificati e spesso bizzarri!

Ci risveglieremmo al fatto che il nostro ego è un costrutto nevrotico schiavo, all’interno di una cultura nevrotica, e che la cultura non è altro che un consenso collettivizzato su quale tipo di comportamenti nevrotici sono accettabili.

L’intera stupida farsa si dissolverebbe rapidamente in una pozzanghera globale di risate e lacrime.

Se vuoi questo nella tua vita, inizia con l’accettazione di te stesso, abbracciando la tua Ombra, con tutte le cose in te che hai negato e trattenuto.
I tuoi “difetti” e le sfide personali sono la cosa più interessante, accattivante e riconoscibile di te in una società altrimenti omogeneizzata e falsa.

In un’epoca di inganni e disconnessione emotiva, essere autentici con se stessi è un atto rivoluzionario.

Testo di Humberto Braga
art: Collin Elder

—————————————————————————————————

Donazione è connessione

sostienici!

Pubblicato in Citazioni, libri e pubblicazioni, Uncategorized | Commenti disabilitati su In un’epoca di inganni e disconnessione emotiva, essere autentici con se stessi è un atto rivoluzionario.

Lascia andare le persone che non sono pronte ad amarti… (molla!)

Lascia andare le persone che non sono pronte ad amarti …(molla!)


È la cosa più difficile che dovrai mai fare, e sarà anche la più importante: smetti di dare il tuo amore a chi non è pronto o disposto ad amarti.
Smetti di avere conversazioni difficili con persone che non vogliono cambiare.
Smettila di presentarti alle persone che sono indifferenti alla tua presenza.
Smetti di amare le persone che non sono pronte ad amarti…

So che il tuo istinto è quello di fare tutto il possibile per guadagnare le grazie di tutti quelli che puoi, ma è anche l’impulso che ti priverà del tuo tempo, della tua energia e della tua sanità mentale.

Quando inizi ad entrare nella tua vita in modo completo e completamente, con gioia, interesse e impegno, non tutti saranno pronti a trovarti lì.
Ciò non significa che devi cambiare chi sei.
Significa che devi smettere di amare le persone che non sono pronte ad amarti.

Se vieni esclusa, sottilmente insultata, dimenticata o facilmente ignorata dalle persone con cui trascorri la maggior parte del tempo, non ti stai trattando bene continuando ad offrire loro la tua energia e la tua vita…
La verità è che non sei per tutti e tutti non sono per te.
Questo è ciò che lo rende così speciale quando incontri le poche persone con cui hai un’amicizia, un amore o una relazione genuina: saprai quanto è prezioso perché hai sperimentato ciò che non è.

Ma più tempo passi cercando di costringere qualcuno ad amarti quando non può, più tempo ti priverai di quella stessa connessione.
Ti sta aspettando.
Ci sono miliardi di persone su questo pianeta e molte di loro ti incontreranno al loro livello, con la vibrazione di dove si trovano, si connetteranno con dove stanno andando….
Ma più a lungo rimani piccola, nascosta nella familiarità delle persone che ti usano come cuscino, ruota di scorta, terapista e stratega per il loro lavoro emotivo, più a lungo rimani fuori dalla comunità che desideri.

Forse se smetti di farti vedere, sarai meno amata…
Forse ti dimenticheranno completamente…
Forse se smetti di provare, la relazione cesserà…
Forse se smetti di inviare messaggi, il tuo telefono rimarrà silenzioso per giorni e settimane…
Forse se smetti di amare qualcuno, l’amore tra di voi si dissolverà…
Ciò non significa che hai rovinato una relazione.
Significa che l’unica cosa che ha sostenuto una relazione era l’energia che tu, e solo tu, mettevi in ​​essa.
Questo non è amore…”Questo è attaccamento”

La cosa più preziosa e importante che hai nella tua vita è la tua energia.
Non è il tuo tempo ad essere limitato, è la tua energia.
Quello che dai ogni giorno è ciò che creerà sempre di più nella tua vita.
Ciò a cui dedichi il tuo tempo è ciò che definirà la tua esistenza.
Quando ti rendi conto di questo, inizierai a capire perché sei così ansiosa quando trascorri il tuo tempo con persone che non ti si addicono e in lavori o luoghi o città che non ti si addicono.
Inizierai a capire che la cosa più importante che puoi fare per la tua vita, per te stessa e per tutti quelli che incontri è proteggere la tua energia più ferocemente di qualsiasi altra cosa.
Rendi la tua vita un rifugio sicuro dove sono consentite solo le persone che possono prendersi cura, ascoltare e connettersi.

Non sei responsabile del salvataggio delle persone.
Non sei responsabile di convincerli che vogliono essere salvati.
Non è il tuo lavoro apparire alle persone e dare loro la vita, poco a poco, momento per momento, perché ti dispiace per loro, perché ti senti male, perché “dovresti”, perché sei obbligata, perché, alla radice di tutto questo, hai paura che non ti restituiscano il favore.

Il tuo lavoro è realizzare che sei l’artefice del tuo destino e che stai accettando l’amore che pensi di meritare.
Decidi che meriti la vera amicizia, il vero impegno e l’amore completo per le persone sane e prospere.
Quindi aspetta al buio, solo per un momento.

E guarda quanto velocemente tutto inizia a cambiare.

Buon primo maggio #narcissismFREE

—————————————————————————————————

Donazione è connessione

sostienici!
Pubblicato in mumble mumble | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su Lascia andare le persone che non sono pronte ad amarti… (molla!)

Io sono un tesoro – Sono una mappa.

Non sono vecchia ..Lei dice
Io sono rara

Sono la standing ovation
Alla fine del gioco.

Sono la retrospettiva
Della mia vita come arte

Sono le ore
connesse da punti
con un senso

Sono la pienezza
Di esistere.

Pensi che io
stia aspettando di morire..

Invece sto aspettando
di essere trovata

Io sono un tesoro
Sono una mappa.

E queste rughe sono
Le mpronte del mio viaggio

Chiedimi qualunque cosa.

~ Samantha Reynolds

Pubblicato in poesia | Commenti disabilitati su Io sono un tesoro – Sono una mappa.

Violenza tra donne: teorie e narrazioni contro un tabù.

Riporto un vecchio articolo che avevo pubblicato anni fa sulla pagina Narcisismo Patologico di fb di due esponenti del Centro sul pensiero femminile di Torino, Natascia de Matteis e Stefania Doglioli, le quali parlano e ragionano della violenza delle donne.



Riposizionamenti sull’impensabile (di Natascia de Matteis e Stefania Doglioli)

Secondo il Rapporto Italia dell’Eurispes nel biennio 2009-2010, in Italia, si sono registrati 235 omicidi in famiglia. Nel rapporto si legge: le donne che hanno commesso un omicidio, nella cerchia familiare, sono nella maggior parte dei casi madri (8,7%) o figlie (3,2%) delle vittime.
Pochi i casi emersi di mogli, sorelle o altri parenti (0,8% in tutti e tre i casi) autrici di omicidi. Non cifre elevatissime, ma neppure ininfluenti e per la forma più eclatante di violenza, l’omicidio.
Se si prova ad indagare sulle altre forme di violenza le statistiche a disposizione non ci sono di grande aiuto, ma all’interno degli sportelli antiviolenza le operatrici registrano episodi di violenza tra donne, che non portano però a denuncia nella maggior parte dei casi.
La stampa parla sempre più spesso di gang femminili, di casi di bullismo fra ragazze. Racconti scambiati ci fanno capire che stiamo ignorando un fenomeno la cui importanza può assumere diverse valenze.
Nel pensiero “tradizionale” femminista italiano, la violenza tra le donne è un tabù.
A partire dalla relazione genealogica madre-figlia, tema indagato ed elaborato, è importante prendersi la forza di ascoltare le donne aggressore e violente senza avere paura per questo di sembrare più deboli nel condannare la violenza degli uomini.
Riconosciamoci una violenza che solo se guardata apertamente può essere compresa e meglio definita e magari usata in modi differenti.
Il ruolo di vittima è già stato ridiscusso, anche se non tutto ciò che è stato detto è condiviso, quello di aggressora no.
La donna violenta è un’entità pressoché sconosciuta e il pensiero su questo tema ci appare piuttosto confuso, ma anche estremamente stimolante.
Al Centro studi e documentazione del pensiero femminile, a Torino, abbiamo compiuto un primo passo per infrangere questo non detto ideando e iniziando un gruppo di lavoro, un collettivo separatista che con continuità e intensità lavora sul tema della violenza infragenere. E poi abbiamo provato a generare uno stimolo, gestendo un laboratorio “Violenza tra donne: teorie e narrazioni contro un tabù” al campo lesbico di Agape, con una durata breve (3 giorni) e un gruppo fisso di partecipanti. Un’esperienza unica, forse la prima sull’argomento, corposa, che ha generato un incredibilemateriale ripreso e ridiscusso al Centro Studi a Torino, e tanti nodi da sciogliere su cui interrogarsi. Siamo partite dalla rabbia.
Quando la rabbia è frustrata si può trasformare in violenza, diretta, invece che sul sistemache l’ha creata, verso le persone che ci stanno accanto attraverso mille forme, verbale, psicologica, fisica. Poi abbiamo dato spazio alle narrazioni del sé, e abbiamo riconosciuto lacapacità delle donne di esporsi, non solo come vittime ma anche come aggressore. Abbiamo infine lavorato con degli esercizi fisici per sentire attraverso il corpo il significato dei rapporti di potere e per riconoscerne la forza, l’energia e la positività.Abbiamo riportato questa esperienza al gruppo e abbiamo osservato paure, entusiasmi,difficoltà, desiderio di continuare questo percorso, emozioni molto più forti di quelle che avremmo potuto immaginare.
Questo ci fa pensare di avere toccato un nodo importante e vorremmo poterci confrontare con altri gruppi, altri pensieri, abbiamo già iniziato a parlarne, abbiamo invitato chi ha lavorato su temi che incrociano il nostro lavoro, inviteremo altr*. Quello che ci smuove è iniziare a elaborare un pensiero femminista sul tema della violenza di genere femminile, quella agita dalle donne non contro il sistema ma all’interno di relazioni affettive (intese in senso ampio).
Non facciamo riferimento alla positività della “violenza a fini di giustizia” di combattenti, militanti, etc, ci stimola invece da un punto di vista politico, riconoscere, definire, raccontare le dinamiche violente nelle relazioni tra donne (coppie, parenti, colleghe, compagne di movimenti di femministe e lesbiche…).
Pettegolezzo, manipolazione, esclusione, botte, questo è parte di quello che è emerso sia dai racconti del gruppo a Torino, che dalle parole delle partecipanti al laboratorio nei tre giorni ad Agape, in qualità di aggredite e aggressore.
Siamo femministe e militanti, nella pratica quotidiana e collettiva resistiamo alla cultura maschilista e patriarcale, eredi del femminismo incarnato dalle donne, che agiamo con pratiche consolidate e rielaborate per forza di cose.
Da un lato, la precarietà, gli spostamenti continui anche fisici di luoghi e movimenti, la lotta per diritti già conquistati ma sempre in bilico di sopravvivenza, brucia tante energie, dall’altro siamo volontariamente obbligate a ripensare teorie e pratiche femministe.
La  violenza di genere, per esempio, quella che ci impegna senza sosta a gridare basta contro la legittimazione culturale e normativa delle violenze agite dal genere maschile, quella che oggi sempre più ci stimola a lavorare con i maltrattanti, l’abbiamo concettualmente presa, spostata, mossa, e ci siamo dette che anche qui abbiamo voglia di prenderci cura di noi donne, lasciando agli uomini che stanno ridefinendo il genere maschile (Il cerchio degli uomini, Maschile plurale, Uomini in cammino) il lavoro grosso di elaborazione delle violenze che gli uomini agiscono.
Occupiamoci delle donne, non solo come vittime, ma come agenti di comportamenti che implicano una interiorizzazione sia della violenza subita che della cultura eteronormata. Parliamo di violenza infragenere, della crudeltà che c’è nella relazione idealmente paritaria tra donne, ma che riproduce spesso sistemi di potere con cui ci siamo più volte confrontate ma che non abbiamo mai sciolto nella nostra quotidianità di relazione.
Proviamo a definirla, con l’aspettativa di elaborare un pensiero condiviso e un linguaggio comune delle donne sulle e per le donne.

articolo tratto da XXD rivista di varia donnità n. 08 giugno 2011

—————————————————————————————————

Donazione è connessione

sostienici!


Pubblicato in libri e pubblicazioni | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su Violenza tra donne: teorie e narrazioni contro un tabù.