Lascio decantare questo senso in(de)finito di “non c’ho capito un cazzo” e vado a farmi una pedalata…



E’ da quando ho imparato a scrivere che, nei momenti più difficili, butto giù pensieri e parole nella speranza di riuscire a districare, anche se solo un po’, l’intricata matassa.
Poi però nascondevo gli scritti perché avevo ben capito che i pensieri più veri, quelli più genuini (nel senso di “venuti fuori solo per uscire, solo per alleggerire il peso”) non andavano bene.
Quello che a me sembrava più prezioso, regolarmente veniva messo alla gogna come ridicolo, brutto, assurdo, strano, malato, inaccettabile. Alcune donne dovrebbero impegnarsi seriamente in qualsiasi cosa NON riguardi la riproduzione biologica. Ma il mistero della Vita mi fa andare oltre l’idea che moltissimi problemi, su questo pianeta, potrebbero risolversi semplicemente con un bel preservativo e una sana introspezione.
Tornando agli scritti e ai pensieri, non mi sono mai fermata, ho nascosto ciò che scrivevo ma ho sempre dato spazio a quella vocina interiore, a volte silente, altre volte assordante. Ed eccomi di nuovo qui.. ero indecisa se scrivere una lettera a mio fratello, per l’ennesima volta in carcere, o scrivere alla Vita lanciando un appello indefinito.
Domani scriverò a mio fratello, che non vedo da qualche anno ma che a volte ricompare nei miei peggiori incubi. Ultimamente rarissimamente. La pulizia degli ultimi 3 o 4 anni è stata profonda, radicale e sistematica. Ha sortito i suoi effetti.Allora scriverò alla Vita e pubblicherò lo scritto in forma anonima, come tutte le lettrici di questa pagina.L’idea di un pubblico da una specie di ansia da prestazione, ma visto che il pubblico non mi conosce e mai mi conoscerà, pure l’ansia se ne va.
Arrivata a questo punto già mi sento più leggera. E quindi lascio decantare questo senso in(de)finito di “non c’ho capito un cazzo” e vado a farmi una pedalata sotto questa luna calante. Buon primo giugno a me e a tutte e tutti coloro che in qualche modo si danno da fare per essere delle persone migliori, migliori di ieri, più leggere, più appagate, più in armonia con ciò che hanno dentro e fuori.

illustrazione: Catrin Welz-Stein

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