Violenza tra donne: teorie e narrazioni contro un tabù.

Riporto un vecchio articolo che avevo pubblicato anni fa sulla pagina Narcisismo Patologico di fb di due esponenti del Centro sul pensiero femminile di Torino, Natascia de Matteis e Stefania Doglioli, le quali parlano e ragionano della violenza delle donne.



Riposizionamenti sull’impensabile (di Natascia de Matteis e Stefania Doglioli)

Secondo il Rapporto Italia dell’Eurispes nel biennio 2009-2010, in Italia, si sono registrati 235 omicidi in famiglia. Nel rapporto si legge: le donne che hanno commesso un omicidio, nella cerchia familiare, sono nella maggior parte dei casi madri (8,7%) o figlie (3,2%) delle vittime.
Pochi i casi emersi di mogli, sorelle o altri parenti (0,8% in tutti e tre i casi) autrici di omicidi. Non cifre elevatissime, ma neppure ininfluenti e per la forma più eclatante di violenza, l’omicidio.
Se si prova ad indagare sulle altre forme di violenza le statistiche a disposizione non ci sono di grande aiuto, ma all’interno degli sportelli antiviolenza le operatrici registrano episodi di violenza tra donne, che non portano però a denuncia nella maggior parte dei casi.
La stampa parla sempre più spesso di gang femminili, di casi di bullismo fra ragazze. Racconti scambiati ci fanno capire che stiamo ignorando un fenomeno la cui importanza può assumere diverse valenze.
Nel pensiero “tradizionale” femminista italiano, la violenza tra le donne è un tabù.
A partire dalla relazione genealogica madre-figlia, tema indagato ed elaborato, è importante prendersi la forza di ascoltare le donne aggressore e violente senza avere paura per questo di sembrare più deboli nel condannare la violenza degli uomini.
Riconosciamoci una violenza che solo se guardata apertamente può essere compresa e meglio definita e magari usata in modi differenti.
Il ruolo di vittima è già stato ridiscusso, anche se non tutto ciò che è stato detto è condiviso, quello di aggressora no.
La donna violenta è un’entità pressoché sconosciuta e il pensiero su questo tema ci appare piuttosto confuso, ma anche estremamente stimolante.
Al Centro studi e documentazione del pensiero femminile, a Torino, abbiamo compiuto un primo passo per infrangere questo non detto ideando e iniziando un gruppo di lavoro, un collettivo separatista che con continuità e intensità lavora sul tema della violenza infragenere. E poi abbiamo provato a generare uno stimolo, gestendo un laboratorio “Violenza tra donne: teorie e narrazioni contro un tabù” al campo lesbico di Agape, con una durata breve (3 giorni) e un gruppo fisso di partecipanti. Un’esperienza unica, forse la prima sull’argomento, corposa, che ha generato un incredibilemateriale ripreso e ridiscusso al Centro Studi a Torino, e tanti nodi da sciogliere su cui interrogarsi. Siamo partite dalla rabbia.
Quando la rabbia è frustrata si può trasformare in violenza, diretta, invece che sul sistemache l’ha creata, verso le persone che ci stanno accanto attraverso mille forme, verbale, psicologica, fisica. Poi abbiamo dato spazio alle narrazioni del sé, e abbiamo riconosciuto lacapacità delle donne di esporsi, non solo come vittime ma anche come aggressore. Abbiamo infine lavorato con degli esercizi fisici per sentire attraverso il corpo il significato dei rapporti di potere e per riconoscerne la forza, l’energia e la positività.Abbiamo riportato questa esperienza al gruppo e abbiamo osservato paure, entusiasmi,difficoltà, desiderio di continuare questo percorso, emozioni molto più forti di quelle che avremmo potuto immaginare.
Questo ci fa pensare di avere toccato un nodo importante e vorremmo poterci confrontare con altri gruppi, altri pensieri, abbiamo già iniziato a parlarne, abbiamo invitato chi ha lavorato su temi che incrociano il nostro lavoro, inviteremo altr*. Quello che ci smuove è iniziare a elaborare un pensiero femminista sul tema della violenza di genere femminile, quella agita dalle donne non contro il sistema ma all’interno di relazioni affettive (intese in senso ampio).
Non facciamo riferimento alla positività della “violenza a fini di giustizia” di combattenti, militanti, etc, ci stimola invece da un punto di vista politico, riconoscere, definire, raccontare le dinamiche violente nelle relazioni tra donne (coppie, parenti, colleghe, compagne di movimenti di femministe e lesbiche…).
Pettegolezzo, manipolazione, esclusione, botte, questo è parte di quello che è emerso sia dai racconti del gruppo a Torino, che dalle parole delle partecipanti al laboratorio nei tre giorni ad Agape, in qualità di aggredite e aggressore.
Siamo femministe e militanti, nella pratica quotidiana e collettiva resistiamo alla cultura maschilista e patriarcale, eredi del femminismo incarnato dalle donne, che agiamo con pratiche consolidate e rielaborate per forza di cose.
Da un lato, la precarietà, gli spostamenti continui anche fisici di luoghi e movimenti, la lotta per diritti già conquistati ma sempre in bilico di sopravvivenza, brucia tante energie, dall’altro siamo volontariamente obbligate a ripensare teorie e pratiche femministe.
La  violenza di genere, per esempio, quella che ci impegna senza sosta a gridare basta contro la legittimazione culturale e normativa delle violenze agite dal genere maschile, quella che oggi sempre più ci stimola a lavorare con i maltrattanti, l’abbiamo concettualmente presa, spostata, mossa, e ci siamo dette che anche qui abbiamo voglia di prenderci cura di noi donne, lasciando agli uomini che stanno ridefinendo il genere maschile (Il cerchio degli uomini, Maschile plurale, Uomini in cammino) il lavoro grosso di elaborazione delle violenze che gli uomini agiscono.
Occupiamoci delle donne, non solo come vittime, ma come agenti di comportamenti che implicano una interiorizzazione sia della violenza subita che della cultura eteronormata. Parliamo di violenza infragenere, della crudeltà che c’è nella relazione idealmente paritaria tra donne, ma che riproduce spesso sistemi di potere con cui ci siamo più volte confrontate ma che non abbiamo mai sciolto nella nostra quotidianità di relazione.
Proviamo a definirla, con l’aspettativa di elaborare un pensiero condiviso e un linguaggio comune delle donne sulle e per le donne.

articolo tratto da XXD rivista di varia donnità n. 08 giugno 2011

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♀️Quando cambi, tutto cambia♀️


Quando smetti di sentirti carente di qualcosa, tutto torna a te.

Quando smetti di combattere con il mondo, tutti vengono a parlarti d’amore.

Quando accetti te stessa, ti trasformi.

Quando hai il coraggio di provare il nuovo, il condizionamento scompare e il mondo ti sorprende.

Quando diventi morbida come l’acqua, penetri in tutti i pori della terra.

Quando lasci andare ciò che non fa per te, quel vuoto attrae ciò che ti appartiene veramente.

Quando ti perdi, ritrovi te stessa.

Quando prendi una decisione, quella determinazione trova chi sei e ti sussurra quello che vuoi.

Quando rinunci alla guerra, vinci la pace.

Quando calmi la tua mente, un intero universo si ferma ai tuoi piedi.

Quando smetti di correre, tutto ti si avvicina.

Quando smetti di voler controllare, il mondo si adegua.

Quando accetti i cambiamenti e l’incertezza, smetti di soffrire e raggiungi i tuoi obiettivi.

Quando diventi umile, il mondo ti appartiene.

Quando ti trovi, smetti di cercare e realizzi i tuoi sogni.

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Riguardo il mio anonimato

foto: Woman in Bath – murales di Aryz – Lodz (Polonia)

Spesso mi scrivono persone che vorrebbero conoscermi.
Alcune forse pensano che io sia la bella ragazza della foto del profilo.
No, quella foto non sono io e da quando ho aperto questa pagina l’anonimato mi accompagna, tranne in rare e sporadiche eccezioni.
Nonostante lo stretto anonimato la persona, per il cui dolore avevo aperto questa pagina, era riuscita a capire che la gestivo io. Quando dentro di sé però si prende una decisione, e la si prende davvero perchè si diventa consequenziali con ciò che si è visto, si vuole e si desidera, non ci sono ostacoli, ricattucci o mezze misure. La me remissiva, innamorata e disposta ad accogliere tutto amorevolmente, anche le bassezze più viscide, è diventata un caterpillar, prima dentro e, poi, anche fuori.
Tornando all’anonimato di cui sopra, questo mi ha preservato dal mio ego e dall’ego di moltissime persone. Quindi continuerò su questa strada finché sentirò che è quella giusta.
Grazie a chi mi supporta e forse grazie anche a chi mi cancellerebbe da qui… con entrambi posso vedere di me tantissime sfaccettature.
Chiaramente apprezzo di più chi mi è di supporto.
E un grazie di cuore a tutte le persone che stanno lottando per avere relazioni sane con sé stesse e con gli altri. Sono queste le persone che fanno la differenza, in questa melma di società dove quasi tutti i valori sono diventati il baluardo a difesa delle proprie paure e insicurezze e non la spinta per essere persone migliori.

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Non si contagia solo il raffreddore


La natura è molto saggia.
Questo è ciò che accade quando sei con la persona sbagliata.
Inizi a decomporti, cambi fisicamente e mentalmente, danneggi tutto il tuo futuro e rimani bloccato nel passato, finché alla fine di te non rimane niente.
Cerca di circondarti di persone che ti portino alla versione migliore di te stessa.

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La magia esiste

Imparare e VOLER avere relazioni sane con noi stesse e con gli altri è un modo per aiutare noi stesse, ma anche questo pianeta acciaccato.

Entrando in tale prospettiva le priorità cambiano e ciò che ci sembrava assurdo…. semplicemente accade.

La magia non è morta, l’abbiamo solo seppellita dietro palate di ego, abitudini insane e distanza dal nostro centro.

L’unica vera rivoluzione possiamo farla solo dentro di Noi

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Trattarsi bene è difficile


Insistere nel volersi bene.
Va bene.
Ma si insiste con banalità.
Perché volersi e trattarsi bene non è facile.
Se non si capisce che non è facile, ecco che arriva il senso di colpa.
Non mi tratto bene e per di più me ne do la colpa.
Trattarsi bene è difficile.
Ci trattiamo come siamo stati trattati, non come dovremmo.
E ripetiamo atteggiamenti che lo confermano.
È il copione della vita.

Sebbene emotivamente sappiamo come farlo, c’è un corpo che non ne ha l’abitudine.
Possiamo lavorare lì e da lì.
Ma ciò implica anche essere consapevoli che volersi bene significa diventare orfani.
È il coraggio di perdere ciò che non abbiamo avuto.
È la solitudine che è sempre stata.
A volte (molte volte) trattarsi bene è l’ultima frontiera.

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Un problema di FIDUCIA

L’incapacità di ricevere supporto dagli altri è una risposta al trauma.
Il tuo condizionamento “Non ho bisogno di nessuno, farò tutto da sola” è una tattica di sopravvivenza.
E ne avevi bisogno per proteggere il tuo cuore da abusi, negligenza, tradimento e delusione da parte di coloro che non potevano o non sarebbero stati lì per te.
Dal genitore che era assente e ti ha abbandonato per scelta o dal genitore che non c’è mai stato per i suoi tre lavori per nutrirti e darti una casa.
Dagli amanti che hanno offerto intimità sessuale ma non hanno mai offerto un rifugio sicuro che onorasse il tuo cuore.
Dalle amicizie e dalla famiglia che hanno SEMPRE preso più di quanto tu abbia dato.
Da tutte le situazioni in cui qualcuno ti ha detto “in questo siamo insieme” o “sei mia” e poi ti ha abbandonato, lasciandoti a raccogliere i pezzi quando la merda diventava reale, lasciandoti a gestire la tua parte e anche la loro parte.
Da tutte le bugie e da tutti i tradimenti.
Hai imparato lungo la strada che non puoi davvero fidarti delle persone.
O che ci si possa fidare delle persone, ma solo fino a un certo punto.
L’estrema indipendenza è UN PROBLEMA DI FIDUCIA.
Hai imparato: se non mi metto in una situazione in cui mi affido a qualcuno, non dovrò rimanere delusa quando non si presentano per me, o quando lasciano cadere la palla… perché lo faranno SEMPRE, far cadere la palla… giusto?
Potresti persino aver intenzionalmente imparato questa strategia di protezione da generazioni di antenati feriti che sono venuti prima di te.
L’estrema indipendenza è un attacco preventivo contro il cuore spezzato.
Quindi non ti fidi di nessuno.
E non ti fidi nemmeno di te stessa nello scegliere le persone.
Fidarsi è sperare, fidarsi è essere vulnerabili.
“Mai più”, giuri.
Ma non importa come te la racconti e lo mostri con orgoglio per far sembrare che questo livello di indipendenza sia quello che hai sempre voluto essere, in verità è il tuo cuore ferito, sfregiato e spezzato dietro un muro di mattoni di difesa. Impenetrabile. Non entra niente.
Nessun dolore entra.
Ma neanche l’amore entra.
Le fortezze e le armature sono per chi è in battaglia o per chi crede che la battaglia stia arrivando.
È una risposta al trauma.
La buona notizia è che il trauma riconosciuto è un trauma che può essere curato.
Sei degna di avere supporto.
Sei degna di avere una vero compagno.
Sei degna d’amore.
Sei degna di tenerti stretto il cuore.
Sei degna di essere adorata.
Sei degna di essere amata.
Sei degna che qualcuno dica: “Riposa. Ho capito.” E poi mantenere quella promessa.
Sei degna di ricevere.
Sei degna di ricevere.
Sei degna. Non devi guadagnartelo.
Non devi dimostrarlo.
Non devi contrattare per questo.
Non devi mendicare per questo.
Sei degna.
Degna.
Semplicemente perché esisti.


credit photo: Randy Orange

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LA MISSIONE DELLE DONNE…


Nonna Margarita, una guaritrice e custode della tradizione Maya, è cresciuta con la sua bisnonna, che era una guaritrice e una taumaturga. Pratica e conosce i cerchi di danza del sole, della terra, della luna e della ricerca della visione.
Appartiene al consiglio degli anziani indigeni e si dedica a seminare salute e conoscenza in cambio della gioia che ne deriva, perché per mantenersi continua a coltivare la terra.
Quando viaggia in aereo e gli assistenti di volo le danno un nuovo bicchiere di plastica, lei si aggrappa al primo: “No giovanotto, questo finirà a Madre Terra”.
Trasuda saggezza e potere, è qualcosa che è chiaramente percepito.
I suoi rituali, come gridare alla terra il nome del neonato perché ne riconosca e protegga il frutto, sono esplosioni di energia che fanno del bene a chi ne è testimone; e quando ti guarda negli occhi e ti dice che siamo sacri, qualcosa di profondo si scuote.

Ci dice: ‘Ho 71 anni. Sono nata in campagna, nello stato di Jalisco (Messico), e vivo in montagna.
Sono vedova, ho due figlie e due nipoti delle mie figlie, ma ne ho migliaia con le quali ho potuto imparare ad amare senza attaccamento. La nostra origine è Madre Terra e Padre Sole. Sono venuta alla “Fira de la Terra” per ricordarvi cosa c’è dentro ognuno di noi”.

– Dove andiamo dopo questa vita?
– Oh figlia mia, nella gioia! La morte non esiste. La morte è semplicemente lasciare il corpo fisico, se vuoi.

– Se vuoi…?
– Te lo puoi portare. La mia bisnonna era Chichimeca, sono cresciuta con lei fino all’età di 14 anni, era una donna prodigiosa, una guaritrice, magica, miracolosa. Ho imparato molto da lei.

– Ti vedo saggia, nonna.
– Il potere del cosmo, della terra e del grande spirito è lì per tutti, prendilo e basta.
Noi guaritori apprezziamo e amiamo i quattro elementi (fuoco, acqua, aria e terra), li chiamiamo nonni.
Il punto è che una volta ero in Spagna a curare un incendio e abbiamo iniziato a chiacchierare.

– Con chi?
– Con il fuoco. “Io sono in te”, mi ha detto. “Lo so”, ho risposto. “Quando deciderai di morire tornerai allo spirito, perché non ti porti il corpo?” Disse. ‘Come lo faccio?’

– Conversazione interessante.
“Tutto il tuo corpo è pieno di fuoco e anche di spirito”, mi disse, “noi occupiamo il cento per cento dentro di te.” L’aria è il tuo modo di pensare e sorge se sei leggero. Abbiamo più dell’80% di acqua, che sono sensazioni e evaporano. E terra siamo meno del 20%, quanto ti costa portarlo? ‘

– E per cosa vuoi il corpo?
– Bene, da godere, perché mantieni i cinque sensi e non soffri più di attaccamenti. In questo momento gli spiriti di mio marito e mia figlia sono qui con noi.

– Ciao.
– La morte più recente nella mia famiglia è mio suocero, che se n’è andato con più di 90 anni.
Tre mesi prima di morire decise il giorno. “Se dimentico”, ci ha detto, “me lo ricordano”.
Il giorno è arrivato e lo ricordiamo. Fece il bagno, indossò nuovi vestiti e ci disse: “Adesso vado a riposarmi”. Si sdraiò nel letto e morì. Posso dirti lo stesso della mia bisnonna, dei miei genitori, delle mie zie…

– E tu, nonna, come vuoi morire?
– Come il mio insegnante Martínez Paredes, un potente Maya. Andò alla montagna: “Al calar della notte, vieni a prendere il mio corpo”.
È stato sentito cantare tutto il giorno e quando sono venuti a cercarlo, la terra era piena di piccole impronte. È così che voglio morire, ballando e cantando. Sai cosa ha fatto mio padre?

– Cosa ha fatto?
– Una settimana prima di morire è andato a ripercorrere i suoi passi. Ha visitato i luoghi che amava e le persone che amava e si è concesso il lusso di salutare. La morte non è la morte, è la nostra paura del cambiamento. Mia figlia sta dicendo: “Parla di me”, quindi le parlerò di lei.

– Sua figlia, ha deciso di morire anche lei?
-Sì. C’è molta gioventù che non può realizzarsi e nessuno vuole vivere senza un senso.

– Vale la pena?
– Quando guardi negli occhi e lasci che l’altro entri in te e tu entri nell’altro e diventi uno. Quella relazione d’amore è per sempre, non c’è noia lì. Dobbiamo capire che siamo esseri sacri, che la Terra è nostra Madre e il Sole nostro Padre.
Fino a poco tempo, gli Huichol non hanno accettato atti di proprietà della terra. “Come farò a possedere Madre Terra?”, Dissero.

– Qui la terra è sfruttata, non venerata.
– La felicità è così semplice! Consiste nel rispettare ciò che siamo, e siamo terra, cosmo e grande spirito. E quando parliamo di madre terra, parliamo anche della donna che deve prendere il suo posto di educatrice.

– Qual è la missione delle donne?
– Insegnare all’uomo ad amare.
Quando impareranno, avranno un altro modo di comportarsi con le donne e con la madre terra. Dobbiamo vedere il nostro corpo come sacro e sapere che il sesso è un atto sacro, questo è il modo per renderlo dolce e riempirci di significato. La vita passa attraverso quell’atto d’amore. Se lo banalizzi, cosa ti resta? Restituire il potere sacro alla sessualità cambia il nostro atteggiamento nei confronti della vita.
Quando la mente si unisce al cuore tutto è possibile.
Voglio dire qualcosa a tutti …

-…?
– Che possono usare il potere del Grande Spirito ogni volta che vogliono.
Quando capisci chi sei, i tuoi pensieri diventano realtà. Quando ho bisogno di qualcosa, lo chiedo a me. E funziona.

– Ci sono molti credenti che pregano e chiedono a Dio e Dio non gleli concede.
– Perché una cosa è essere un mendicante e un’altra è chiedere da sole, sapere di cosa si ha necessità. Molti credenti sono diventati dei dipendenti e lo Spirito invece è totalmente libero; questo deve essere compreso.
Ci hanno insegnato ad adorare le immagini invece di adorare noi stesse e gli altri.

– Finché non ti riempi.
– Dobbiamo usare la nostra ombra, essere più leggeri, affinare le nostre capacità, capire.
Quindi è facile guarire, avere telepatia e comunicare con gli altri, le piante, gli animali.
Se decidi di vivere tutte le tue capacità per fare del bene, la vita è gioia.

– E da quanto tempo lo sai?
– Alcuni momenti prima che mia figlia morisse mi ha detto: ‘Mamma, porta la tua sacra pipa, devi condividere la tua saggezza e viaggerai molto. Non temere, ti accompagnerò. ‘Ho visto con grande stupore come è stata incorporata nel cosmo. Ho sperimentato che la morte non esiste.
L’orizzonte si è allargato e le percezioni hanno perso i loro limiti, quindi ora posso vederlo e sentirlo, pensi che sia possibile?

– Sì.
– I miei antenati hanno lasciato la custodia della conoscenza a noi abuelos: “Verrà il giorno in cui sarà nuovamente condivisa in circoli aperti”. Penso che sia arrivato il momento.


Intervista con la abuela Margarita
de Imma Sanchís.
Pubblicato su “La Contra” del quotidiano La Vanguardia.
Traduzione a cura di Flavia

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Pillole di narcisismo sociale

In una relazione abusante il manipolatore sta controllando la tua percezione della realtà per mezzo del gaslighting.
Possono farti pensare che sei pazza.


Il gaslighting è una forma di controllo dell’informazione che porterà al controllo del tuo stato mentale.
Quando qualcuno controlla ciò che pensi e senti riguardo te stessa/o e la tua realtà, può provocare determinate emozioni e poi fare in modo che reagirai come lui vuole.

A livello collettivo influenzare e manipolare le reazioni di massa prende il nome di “ingegneria sociale”.

Quando le tue scelte non dipendono dalla tua interiorità, da tue spinte interiori, ma da qualcosa che è fuori di te ti sei trasformato in un automa, un robot o qualcosa di simile. Un’estensione di qualcosa che NON sei te.

Chi di noi è cresciuto in famiglie disfunzionali e di stampo narcisistico, sa di cosa sto parlando.

Tempo fa pubblicai un articolo illuminante sulle madri narcisiste dove si parla chiaramente di come il figlio o la figlia viene considerato – e di fatto diventa – una “estensione narcisistica”.

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Trauma individuale e trauma collettivo

Il trauma dovuto ad abusi (relazionali, sociali, emotivi, fisici e di qualsiasi natura) è una chiamata all’autorealizzazione.
E questo è valido sia a livello individuale che collettivo.
Quanto ci costerà aprire gli occhi?
La Vita ci farà pagare il prezzo dovuto.
Siamo nel bel mezzo di un “trauma collettivo” e tutte e tutti siamo chiamate/i a ri-svegliarci.
I modell di relazione sociale si stanno pian piano sgretolando e questo perchè, quei modelli, probabilmente non erano così sani o armoniosi.
Il cambiamento avverrà con o senza la nostra volontà.
Aprire gli occhi, come al solito, è sempre il PRIMO PASSO.

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Nel momento di Sacra Separazione

Asciuga le tue lacrime🌷
Possa il tuo passato renderti migliore e non amareggiata.
Avrai ancora bisogno di affrontare alcuni giorni brutti per trovare giorni migliori, ma stanno arrivando. Quando il dolore, gli errori e l’angoscia si saranno risolti, potresti trovarti orgogliosa delle lezioni apprese: forte e resiliente.
Quindi questa volta non ha funzionato, ma è meglio aver provato ad amare e soffrire ora, che provare continuamente vergogna per qualcosa che ti consumava troppo emotivamente e ti lasciava impoverita.
È vero che le tue cicatrici sono la prova che sei stata ferita, ma significano anche che hai iniziato a guarire. È ora di rinunciare a combattere il passato e concentrarsi sulla costruzione del proprio futuro.
Come si dice, “Tutto ciò che potresti desiderare è dall’altra parte di questo lasciar andare“.
Per i miei cari amici in questo momento di sacra separazione, e sì, con consapevolezza e amore, questo tempo è davvero sacro: che tu possa ricordare e fare tesoro degli anni buoni e non definire te stessa in base ai ricordi dolorosi.
Possano i vostri buoni cuori prevalere in questa delicata traversata.In amorevole gentilezza


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La scienza del narcisismo spirituale

L’auto-miglioramento e la crescita, attraverso le pratiche spirituali, può indurre erroneamente alcuni di noi a pensare che stiamo evolvendo e crescendo mentre, tutto ciò che sta crescendo, è il nostro ego.

“L’ego è in grado di trasformare qualsiasi cosa e appropriarsene, anche la spiritualità.”Chögyam Trungpa

Il presunto vantaggio delle pratiche spirituali sulla nostra mente e sul nostro corpo, come per esempio lo yoga, la meditazione e la guarigione energetica, consiste nell’aiutare a placare l’ego, fornendo un antidoto efficace all’esaltazione del sè. In effetti, tali pratiche hanno il potenziale per un tale risveglio, permettendoci di entrare maggiormente in contatto con la realtà così com’è, nel qui ed ora, e anche con le qualità che non ci piacciono di noi stessi e che vorremmo nascondere.
Le pratiche spirituali possono anche aiutarci a coltivare la compassione, l’ascolto ed il rispetto positivo ed incondizionato verso gli altri, cose che possono veramente fare evolvere coscienzialmente la nostra specie.

Tuttavia, questo è molto più facile a dirsi che a farsi. Come numerosi leader spirituali, praticanti e psicologi hanno spiegato, l’ego ha un bisogno incessante di essere visto in modo positivo e cercherà sempre di sabotare qualunque percorso di consapevolezza per usarlo a proprio vantaggio. Secondo il filosofo indiano Sri Aurobindo: “E’ bene rimanere costantemente vigili agli inganni del proprio ego e alle trappole dei poteri fuorvianti dell’oscurità, che si presentano sempre come l’unica fonte di verità e luce e prendono forme divine con lo scopo di catturare l’anima.”.

Allo stesso modo, nel suo libro Al di là del materialismo spirituale, il maestro buddista tibetano Chögyam Trungpa cita: “Intraprendere correttamente un cammino spirituale è un processo delicato: non è qualcosa in cui buttarsi a capofitto ingenuamente. Ci sono molte distrazioni che conducono ad una versione distorta ed egocentrica della spiritualità; possiamo illuderci pensando di sviluppare la nostra spiritualità quando in realtà stiamo solo rafforzando il nostro egocentrismo attraverso pratiche spirituali.”

Gli psicologi hanno inoltre osservato che è possibile usare la spiritualità come strumento per migliorare se’ stessi. Secondo William James, il “padre della psicologia americana”, qualunque capacità o talento volto ad aumentare il proprio egocentrismo probabilmente svilupperà una propensione al miglioramento personale. E’ stato osservato che nessuna sfera delle capacità umane è immune a questo principio di centralità dell’ego, il quale sembra essere parte inestricabile della natura umana.

Questo include anche la sfera della spiritualità. Lo sviluppo personale attraverso pratiche spirituali può farci illusoriamente credere che stiamo crescendo, mentre tutto quello che sta crescendo è solamente il nostro ego. Alcuni psicologi hanno fatto notare che il miglioramento di sé stessi attraverso la spiritualità può condurre alla sindrome del “Sono illuminato e tu non lo sei” e ad una deviazione spirituale che spinge le persone ad usare le loro credenze, pratiche ed esperienze spirituali per evitare di affrontare le proprie faccende psicologiche irrisolte in maniera sincera. In uno dei miei ultimi libri, Transcend, io chiamo questo fenomeno ‘pseudo-trascendenza’, una trascendenza sviluppata su basi molto precarie.

Quanto di ciò che è stato spiegato risulta essere realmente un problema? In generale, le pratiche spirituali potrebbero aiutare veramente a tranquillizzare l’ego e il narcisismo spirituale non è poi così tanto diffuso. Ciò che i dati empirici riportano su uno dei paradossi più grandi di tutti i tempi è: se una delle caratteristiche principali del fare yoga è calmare l’ego e tentare di concentrarsi meno su sé stessi, allora perché su Instagram ci sono così tante foto di pose yoga?

CENTRALITÀ DI SE’ E SPIRITUALITÀ


Negli ultimi anni, una serie di importanti studi hanno iniziato a far luce sull’esistenza del narcisismo spirituale e del miglioramento di sé nelle pratiche spirituali che dovrebbero acquietare l’Ego.
In una serie di autorevoli studi, Jochen Gebauer e colleghi hanno esaminato pratiche di Yoga e meditazione.

Nel loro primo esperimento, hanno seguito 93 studenti di yoga per un massimo di 15 settimane.
Hanno ripetutamente valutato i livelli di miglioramento di sé in soggetti che avevano appena praticato Yoga e in soggetti che non avevano praticato Yoga nelle ultime 24 ore.
La centralità di sé è stata misurata attraverso diversi quesiti tra cui  ad es. “La capacità di concentrarsi
attentamente sugli esercizi per tutta la durata della lezione di Yoga è….”, misurata su una scala da 1 (per niente centrale per me) a 5 (centrale per me).

Il miglioramento di sé è stato valutato sia attraverso parametri standard dell’autostima, che anche chiedendo alle persone in che misura si percepivano migliori rispetto alla media della loro classe di Yoga. E’ stata anche inclusa una valutazione del “narcisismo comune”, una forma poco discussa di narcisismo per la quale un soggetto pensa di essere l’unico a poter salvare il mondo e di essere il più utile di tutti (ad es, “Sarò molto conosciuto per le buone azioni che faccio”). La ricerca mostra che il narcisismo comune è correlato con il narcisismo grandioso e con le caratteristiche ad esso associate come senso del diritto, arroganza ed eccesso di fiducia in sé (ma applicate all’ambito del voler aiutare).

I ricercatori hanno trovato livelli più elevati di centralità di sé e di auto-miglioramento (maggiore autostima, capacità di giudizio migliore della media e narcisismo comunitario) tra coloro che avevano appena finito la loro lezione di Yoga rispetto al gruppo che non aveva praticato nelle  precedenti 24 ore.
I risultati suggeriscono una correlazione tra l’aumentata centralità di sé derivante dalla pratica dello Yoga e i suoi effetti benefici in termini di miglioramento dell’autostima.
Questa scoperta ha suggerito che i benefici per la salute di questa pratica spirituale potrebbero essere generati da un aumento dell’autostima, e non dall’acquietarsi dell’Ego.

Nel secondo esperimento sono stati esaminati 162 praticanti di meditazione per un periodo di quattro settimane. Il livello di centralità e miglioramento di sé sono stati  più volte esaminati direttamente dopo la pratica di meditazione e in assenza di una precedente meditazione.
Questa volta, è stato valutato direttamente il livello di benessere fisico, includendouna serie approfondita di parametri di benessere edonistico (felicita’ e alto grado di soddisfazione della vita), così come anche di benessere eudemonico (più alti livelli di autonomia, padronanza del territorio, crescita personale, relazioni positive con gli altri, presenza di uno scopo di vita e auto-accettazione).
Le domande sulla centralità di sé includevano quesiti come “Quanto importante è per te non provare invidia?”; la scala di valutazione del miglioramento di sé includeva elementi come “rispetto alla media dei partecipanti a questo studio, io non provo invidia”.
Di nuovo, è stato incluso un parametro di valutazione del narcisismo comune.


I ricercatori hanno osservato che, dopo la meditazione, la centralità e il miglioramento di sé negli ambiti rilevanti per la pratica della meditazione non erano diminuiti ma anzi accentuati.
Inoltre l’aumento dei livelli di miglioramento di sé ha potuto spiegare l’effetto positivo della meditazione sul senso di benessere (sia edonistico che eudemonico).


È importante precisare che per questa ricerca sono stati esaminati solo partecipanti occidentali, e che lo Yoga e le pratiche di meditazione a cui essi hanno preso parte, che includevano Hatha Yoga e pratiche di meditazione per l’amorevole-gentilezza, non sono necessariamente e genericamente rappresentative di tutti i programmi di Yoga e meditazione.
Tuttavia, i ricercatori hanno osservato un maggiore miglioramento di sé nei partecipanti a Yoga e meditazione, anche tra i praticanti a livello avanzato. Questi risultati suggeriscono che, contrariamente ai presunti benefici delle discipline mente-corpo in termini di “acquietamento dell’Ego” e riduzione della concentrazione sul sé, esse possono in realtà aumentare la centralità del Sé e il miglioramento di sé. Inoltre, e curiosamente, sembra che siano proprio questi innalzati valori correlati al proprio sè ad incrementare gli effetti benefici derivanti dalle pratiche spirituali.

SUPERIORITÀ SPIRITUALE E PRATICHE SPIRITUALI

In una serie di studi più recenti, Roos Vonk e Anouk Visser hanno condotto un’analisi sulla cosiddetta “superiorità spirituale”. Hanno intervistato diversi psicologi, formatori spirituali e persone laiche (che non avevano interessi per questi ambiti) , chiedendo loro di descrivere le persone che si affidano alla spiritualità come strumento di crescita.

Hanno quindi sintetizzato queste qualità in sei elementi:

    • Sono consapevole di cose di cui altri non sono a conoscenza.

    • Sono più in contatto con i miei sensi rispetto alla maggior parte degli altri.

    • Sono più consapevole di ciò che c’è tra cielo e terra rispetto alla maggior parte delle persone.

    • Grazie alla mia educazione ed esperienza, sono attento e vedo cose che gli altri sottovalutano.

    • Grazie al mio passato e alle mie esperienze di vita, sono più in contatto con il mio corpo rispetto alle altre persone.

    • Il mondo sarebbe un posto migliore se anche gli altri avessero la mia stessa capacità di intuizione.

In tre studi, hanno valutato la relazione tra la loro scala di superiorità spirituale e altre variabili.
Nello studio 1, si sono concentrati sulle persone che si sono impegnate in una qualche forma di esercizio spirituale. I partecipanti sono stati reclutati tramite scuole di mindfulness e centri con training energetici che mirano a formare abilità che si classificano come paranormali, come la lettura delle aure e il contatto con vite precedenti. Negli studi 2 e 3, i partecipanti sono stati reclutati attraverso una popolare rivista di psicologia con un vasto pubblico interessato allo sviluppo psicologico e spirituale.
Il confronto è stato fatto con persone non impegnate in pratiche spirituali. 

Nel complesso, i ricercatori hanno scoperto che la correlazione tra il senso di superiorità spirituale e i livelli di autostima era inferiore tra il gruppo di “non-training” rispetto a quelli partecipanti a un qualsiasi gruppo di formazione spirituale. Il loro livello di superiorità spirituale era correlato al livello di “contingenza’ spirituale dell’autostima”; il grado in cui le persone traggono una maggiore autostima dalle loro pratiche (ad esempio, “Mi sento meglio con me stesso quando mi rendo conto di evolvere spiritualmente”).

Secondo i ricercatori, ciò dimostra che la funzione di auto-miglioramento della spiritualità è simile ad altri ambiti di “contingenza dell’autostima”.

Curiosamente, la loro scala per il livello di superiorità spirituale era strettamente correlata con il narcisismo comune che non con l’autostima, fornendo prove dell’esistenza di un “narcisismo spirituale“.

In effetti, è importante fare distinzione tra una sana autostima ed il narcisismo.
Il problema non è con l’autostima in sé, ma con il perseguimento dell’autostima.
Una sana autostima che si esprime in una valutazione positiva del proprio valore e della propria padronanza, emerge naturalmente e organicamente attraverso l’impiego di autentiche abilità e relazioni positive, piuttosto che perseguendo l’autostima come un obiettivo. Un aumento di una sana autostima a seguito di pratiche spirituali può essere positiva, e non necessariamente indicativa di un narcisismo spirituale, ragione per cui i ricercatori sono stati in grado di correlare la loro misurazione del livello di superiorità spirituale ad una specifica forma di narcisismo: il narcisismo comune.

Tuttavia, i ricercatori hanno trovato delle differenze a seconda della forma di pratica spirituale.
I livelli di superiorità spirituale erano costantemente più alti tra coloro che provenivano dai centri di training energetico rispetto ai partecipanti di pratiche di mindfulness. Infatti, coloro che avevano praticato esercizi energetici erano più propensi ad affermare di possedere un’eccezionale conoscenza della mindfulness, più di quelli che erano proprio nel gruppo facente pratiche di mindfulness. 

I guaritori energetici erano anche particolarmente più propensi ad ottenere un punteggio alto nel livello di “eccessiva fiducia nel soprannaturale”, ottenendo un punteggio elevato in elementi come “Quando per caso ho aperto un libro su un numero di pagina che è significativo per me, questa non è solo una coincidenza”, “Posso inviare energia positiva agli altri da lontano” e “Posso influenzare il mondo che mi circonda con i miei pensieri”. 

Mentre il loro studio è correlazionale, è probabile che ci sia una relazione bidirezionale tra questi fattori. È probabile che le pratiche spirituali possano essere utilizzate come strumento per rafforzare il Sè narcisistico, migliorando la sensazione di essere speciali e aventi diritto a privilegi speciali. Ma è anche probabile che alcuni programmi di formazione spirituale attraggano persone con forti obiettivi di sviluppo personale che sono legati alla cultura narcisistica occidentale. Come notano i ricercatori, l’idea di esplorare i propri pensieri personali e sentimenti e diventare un “essere illuminato” può essere particolarmente attraente per le persone con alti livelli di narcisismo sia overt che covert. 

Nel loro insieme, i ricercatori hanno concluso:

“I nostri risultati dimostrano che il movente dell’auto-miglioramento è potente e profondamente radicato in modo da poter dirottare (deviare) i metodi destinati a trascendere l’Ego e, invece, metterli al proprio servizio…. La strada verso l’illuminazione spirituale può produrre esattamente le stesse distorsioni mondane che sono fin troppo familiari nella psicologia sociale, come l’auto-miglioramento, l’illusoria superiorità, la chiusura mentale, e l’edonismo (associato ad esperienze positive) sotto le spoglie di presunti valori più alti’.

TRASCENDENZA SANA

Esiste un modo per non subire il fascino e la malìa del narcisismo interiore? Quello che i vari guru e maestri ci dicono in proposito è senza dubbio sacrosanto, e cioè quanto sia importante, ad esempio, abbandonare tutte le istanze dell’ego (peccato che spesso ce lo sentiamo predicare da qualcuno che intanto sta al volante della sua Ferrari nuova di pacca). All’atto pratico, però, saremo mai capaci di superare questa percezione individuale che ci fa sentire come se fossimo ‘l’ombelico del mondo’?

Saremo mai in grado di trascendere il narcisismo della nostra anima? Forse sì, ma credo anche che il primo passo sia semplicemente rendersi conto di quanto sia difficile farlo. Uno degli ostacoli più duri da superare per raggiungere la ‘sana trascendenza’, secondo me, sta proprio nel modo in cui, oggi, quasi tutte le pratiche spirituali vengono letteralmente vendute alle masse. In America, per esempio, i vari esercizi di yoga e ‘mindfulness’ (“consapevolezza”, “attenzione al qui-e-ora”) hanno dato il via ad un giro d’affari mastodontico.

I cosiddetti benefici della meditazione mindfulness sono riusciti a creare un’industria multi-miliardaria (vedi qui, qui e qui). In tutte le società occidentali lo yoga è diventata ormai quasi l’unica disciplina per arrivare all’unione mente-corpo. La maggior parte di queste pratiche sponsorizzate ci si presenta accattivante e con una lunga lista di promesse quali, ad esempio, quella di riuscire a ridurre ansia e stress, acquisire una maggior fiducia in noi stessi, aumentare la creatività, accrescere la capacità di concentrazione, raggiungere i nostri obiettivi, avere successo, rivoluzionare le abitudini alimentari, migliorare la qualità del sonno e addirittura quella di diventare, finalmente, persone felici.

Però c’è un però: la ‘sana trascendenza’ non possiamo raggiungerla sviando l’attenzione da una realtà che molto spesso è spiacevole; non possiamo arrivarci soltanto provando a non pensare alle cose che non ci piacciono.

Per essere veramente ‘sana’, questa ‘trascendenza’ non può prescidere dall’affrontare la realtà per quella che è, non si può evitare il confronto faccia-a-faccia col mondo reale, un confronto fermo, sereno, che sia anche capace di accoglierla amorevolmente questa realtà. Personalmente, per come intendo il ‘trascendere’, la ‘sana trascendenza’ “non significa affatto abbandonare noi stessi e neppure gli altri”. Tantomeno significa “primeggiare sugli altri o emergere rispetto agli altri, emergere rispetto al resto dell’umanità”.

La ‘sana trascendenza’ non è essere fuori dal tutto, non è staccarsi da questo tutto, non è sentirsi superiori agli altri… al contrario, è proprio l’essere e il sentirsi una parte del tutto, essere una parte in armonia con tutta l’esistenza umana. La ‘sana trascendenza’ significa anche riuscire a rinunciare ad una parte di noi per poter dare vita alla versione migliore di noi stessi: così, forse, riusciremo anche ad alzare il livello del resto dell’umanità”.

Questo significa vedere la realtà nel modo più chiaro possibile.
Nancy Colier, autrice di The Power of Off – (Liberi dalla dipendenza digitale. Scollegarsi dalla rete per riconnettersi con se stessi) – dice che “un modo consapevole (cioè, una modalità ‘mindful’ ndr) di restare sani in un mondo virtuale – cioè il modo in cui possiamo arrivare a questa benedetta ‘mindfulness’ – è quello di essere capaci di guardare ciò che succede dentro di noi senza per questo volerlo dominare, senza doverlo giudicare, senza fare niente. E, nello stesso tempo, di riuscire a lasciar andare la nostra fede cieca e quel senso di riverenza assoluta nei confronti della nostra parte razionale.

Un’abitudine che diventa sempre più pericolosa è proprio quella di far assurgere questa ‘mindfulness’ ad una delle ennesime manifestazioni dell’ego, ad una nuova forma di ego, a un nostro nuovo ‘io’ che siamo orgogliosissimi di mostrare agli altri quasi fosse un vestito all’ultima moda.”
Non mi fraintendete: mi piacciono un sacco tutte quelle complicatissime posizioni yoga che vedo su Instagram.

Ma, da quello che ho avuto la ventura di leggere sull’argomento, non mi sembra proprio che lo scopo principale e il fine sprituale dello yoga siano quelli di diventare fisicamente attraenti e far vedere tutti fieri agli altri quanto siamo bravi a rimanere fermi attorcigliati come ciambelle. Al contrario, pare che i veri benefici di questa disciplina – intendo quelli orientati alla nostra evoluzione individuale e al raggiungimento dell’unione spirito-corpo – si ottengano proprio quando non li pratichiamo per soddisfare nessuno dei nostri bisogni di base (per dirne alcuni: il bisogno di sicurezza, d’appartenza, l’auto-stima).

Direi invece che siano discipline che ci portano verso una maturazione, ci conducono sul cammino della saggezza, della compassione, dell’accettazione e dell’accoglienza incondizionata dell’altro. E che ci mettono in grado, nello stesso tempo, di coltivare costantemente la capacità di restare vigili e coscienti dei nostri pensieri e comportamenti. Il tutto per farci comprendere, finalmente, quanto il nostro fighissimo ego sia deviato. Deviato in un modo che non può che essere auto-sabotante, non può che essere dannoso per la nostra autentica auto-realizzazione e ‘trascendenza’.

Il che mi ha fatto pensare: forse è il momento che tutti ‘sti laboratory di yoga e ‘mindfulness’ si fermino un attimo a riflettere su tutti i loro sedicenti, acclamati e pubblicizzatissimi benefici (“Salute!”, “Attività sessuale al top!”, “Capacità di concentrazione garantita!” “Successo sul lavoro!”) per focalizzarsi, invece, sui veri benefici di queste pratiche spirituali. Così ci permetterebbero di capire, una volta per tutte, che il nostro affannato preoccuparci del nostro io significa solo che l’ego si sta facendo gli affari suoi fregandosene del resto.

Già soltanto questa consapevolezza sarebbe abbastanza per avere una vita “illuminata”, piena di luce fino alla fine.


Articolo di Scott Barry Kaufman dell’11 gennaio 2021
Titolo originale: The Science of Spiritual Narcissism
Fonte: Scientific American

Traduzione amorevole a cura di: Donatella M., Chiara, Annarita Bavaro, Germana Carlino, Annalisa Pirazzoli (che ringrazio di cuore)

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La riabilitazione del maschile ferito

Dakini Day: La riabilitazione del maschile ferito di Davita Moodley

Per tutte le volte che mi è stato detto di farmene una ragione
Essere forte
Per trattenere le lacrime e il potere attraverso il mio dolore
Per superare il mio trauma
Ora mi arrabbio, un’energia feroce non trattenuta scorre nelle mie vene distruggendo ogni cosa al suo passaggio
Trovare le sue radici represse nel mondo cosciente
Brucia il mio mondo
Nella mia sete di potere
Nella mia disperata ricerca di approvazione per la mia esistenza
Nella mia schiavitù dal denaro e dalla fama
Nel mio odio per il femminile
Nella mia sessualità oggettivata e brutalmente punitiva
Nella mia dipendenza dal piacere
Nel mio cuore emotivamente vuoto
Sempre più urla
Riempi il vuoto
Maschera il mio dolore
Nascondi la mia vergogna
Nelle ceneri delle conseguenze di una mascolinità tossica
Giacevo legato alla tirannia delle catene della mia inconsapevole schiavitù
La terra è arida
Il mio respiro è superficiale
Una voce morbida e rotta dentro di me grida pietà
E poi una goccia d’acqua cade dal cielo
Mi tocca la guancia
E mentre accade il mio essere è sopraffatto dalla compassione
Le lacrime iniziano a scorrere liberamente
Il dolore, il trauma, le parti dolenti ascendono tutte alla luce del divino maschile
Sono redento
Sono tenuto in una compassione che desidera solo portare via la mia sofferenza
Mi arrendo
Sono portato più in alto dal mio divino padre
Il mio cuore è pronto per incontrare mia madre
Verso l’alto
Mi alzo
E dissolversi nella sua luce
Finalmente sono libero
Niente da diventare
Nessun luogo dove andare
Tutto è come è
Completare
C’è pace
Mi dissolvo nella luce

di Davita Moodley



Sentiti libera e libero di condividere questa poesia e questo messaggio, in modo che possa portare guarigione e amore.
Possiamo tutti permettere che questa guarigione avvenga dentro di noi.
Nota: la mascolinità tossica è solo una metà delle nostre difficoltà psicologiche come uomini e donne, la femminilità tossica è l’altra metà.
Entrambi hanno bisogno di consapevolezza e compassione.
Per questo motivo voglio sottolineare un punto importante qui, questa poesia si rivolge alla mascolinità tossica che è presente sia negli uomini che nelle donne.
Questa è una controcultura alla prospettiva che è dominante in questo momento, che si concentra sugli uomini come i detentori della mascolinità tossica. Invece questo approccio ci chiede di portare una consapevolezza più profonda al nostro stesso essere. Come uomini e donne, entrambi abbiamo il potenziale per sperimentare la mascolinità divina e la femminilità divina. Eppure il nostro lavoro è spesso quello di guarire la mascolinità e la femminilità ferite nel nostro essere.
Quindi, come donna, sono in grado di vedere la mascolinità tossica dentro di me e riconoscere che è il mio viaggio per guarirlo e condividere questa guarigione con gli altri esseri umani. Come ho affermato nei commenti sotto la poesia, la guerra non è tra uomini e donne, ma all’interno della nostra volontà di esaminare questi modelli tossici dentro di noi e guarirli. 🙏
Questa poesia nasce dalle mie lotte, dal dolore e dalla guarigione ed è una mano tesa a coloro che sono sulla stessa strada.
La guerra non è tra uomini e donne. È nei nostri cuori e nelle nostre menti.
Possa ognuno di noi incontrare e guarire la nostra mascolinità e femminilità ferite.

Illustrazione: “Yogini In Retreat”
Artista: Akasha Mutua
traduzione a cura della pagina @narcisismopatologico

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Un grande dolore: il distacco!

Il distacco fa male, fa molto male, fa male perché bisogna lasciar andare ciò che amiamo, lasciarlo andare… o almeno così pensiamo: che il dolore sia mentale; non è dolore, è sofferenza.
Ciò che ci fa soffrire è la paura, alimentata dall’ego, dalla convinzione radicata di perdere qualcosa, di un possesso che non esiste, che non è reale.
Dal momento che non possiamo possedere qualcuno che non è nostro, che non è mai stato nostro e non lo sarà MAI.

I nostri genitori non ci appartengono, né i nostri amici, né il nostro partner, i nostri figli neanche ci appartengono, sono esseri liberi e indipendenti, con un proprio percorso da percorrere, proprio come noi.
Ecco perché non dobbiamo sottomettere la nostra felicità per qualcun altro.
Se non sei felice da sola, non sarai felice con nessuno.

L’attaccamento è il controllore di tutti i tempi, quello che ti aggancia ad un presente assente. D’altro canto, il distacco ci tiene nel qui e ora, è liberare l’altro, sapendo che qualunque cosa accada, TUTTO È PERFETTO.

E sì, questo potrebbe “farci molto male perché fino ad ora ci hanno insegnato che eravamo qualcuno solo se avessimo posseduto, qualsiasi cosa.
Si sono dimenticati di dirci che più possediamo, più schiavi diventiamo.
Come diceva Frida Kahlo: “È inutile che la fantasia abbia le ali, se il cuore è una gabbia”.
Ecco perché credo fermamente che l’indipendenza affettiva sia il regalo più grande che puoi fare a noi stesse e ai nostri cari. Quando lo raggiungiamo, allora e solo allora, possiamo gridare all’Universo di aver finalmente raggiunto la vera e piena libertà.

Una volta che ci si inizia a muovere verso il distacco, non c’è modo di tornare indietro.
Il distacco è staccarsi facilmente da cose, situazioni, persone sapendo che niente lascia la nostra vita che non verrà sostituita da qualcosa di migliore e che generi abbondanza.

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La crisi ci rende più pazzi e più saggi.

EDGAR MORIN, 99 anni.

“Sono rimasto sorpreso dalla pandemia ma nella mia vita sono abituato a vedere arrivare l’inaspettato. L’arrivo di Hitler è stato inaspettato per tutti. Il patto tedesco-sovietico è stato inaspettato e incredibile.
L’inizio della guerra in Algeria è stato inaspettato.
Non ho vissuto che con l’inaspettato e l’abitudine alle crisi.
In questo senso sto vivendo una nuova crisi, enorme, ma che ha tutte le caratteristiche della crisi. Ovvero, da un lato suscita fantasia creativa e dall’altro suscita paure e regressione.
Cerchiamo tutti la salvezza provvidenziale, ma non sappiamo come.

Bisogna imparare che nella storia l’inaspettato accade e si ripeterà.
Pensavamo di vivere certezze, statistiche, previsioni e avevamo l’idea che tutto fosse stabile, mentre tutto stava già iniziando ad entrare in crisi.
Non ce ne siamo accorti. Dobbiamo imparare a convivere con l’incertezza, cioè avere il coraggio di affrontare e di essere pronti a resistere alle forze negative.

La crisi ci rende più pazzi e più saggi.
Una cosa e l’altra.
La maggior parte delle persone perde la testa e altre diventano più lucide.
La crisi favorisce le forze più contrarie. Vorrei che fossero le forze creative, le forze lucide e quelle che cercano un nuovo cammino, quelle che si impongono, anche se sono ancora molto disperse e deboli.
Giustamente possiamo indignarci ma non dobbiamo chiuderci nell’indignazione.

C’è qualcosa che dimentichiamo: vent’anni fa è iniziato un processo di degrado nel mondo.
La crisi della democrazia non è solo in America Latina, ma anche nei paesi europei.
La pretesa del profitto illimitato che controlla tutto è in tutti i paesi.
Anche la crisi ecologica. La mente deve affrontare le crisi per controllarle e superarle. Altrimenti siamo le sue vittime.

Oggi vediamo che prendono piede gli elementi di un totalitarismo.
Questo non ha più nulla a che fare con quello del secolo scorso.
Abbiamo tutti i mezzi per sorvegliare: droni, cellulari, riconoscimento facciale.
Ci sono tutti i presupposti perché prenda piede un totalitarismo di sorveglianza.
Il problema è impedire che questi elementi si riuniscano per creare una società totalitaria e invivibile per noi.

Alla vigilia del mio 100° compleanno, cosa posso desiderare?
Auguro forza, coraggio e lucidità.
Abbiamo bisogno di vivere in piccole oasi di vita e fratellanza
.”


Fonte: Franceinfo – cultura.
tradotto alla menopeggio dalla pagina Narcisismo Patologico

Intervista pubblicata il 1/01/2021

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