La scienza del narcisismo spirituale

L’auto-miglioramento e la crescita, attraverso le pratiche spirituali, può indurre erroneamente alcuni di noi a pensare che stiamo evolvendo e crescendo mentre, tutto ciò che sta crescendo, è il nostro ego.

“L’ego è in grado di trasformare qualsiasi cosa e appropriarsene, anche la spiritualità.”Chögyam Trungpa

Il presunto vantaggio delle pratiche spirituali sulla nostra mente e sul nostro corpo, come per esempio lo yoga, la meditazione e la guarigione energetica, consiste nell’aiutare a placare l’ego, fornendo un antidoto efficace all’esaltazione del sè. In effetti, tali pratiche hanno il potenziale per un tale risveglio, permettendoci di entrare maggiormente in contatto con la realtà così com’è, nel qui ed ora, e anche con le qualità che non ci piacciono di noi stessi e che vorremmo nascondere.
Le pratiche spirituali possono anche aiutarci a coltivare la compassione, l’ascolto ed il rispetto positivo ed incondizionato verso gli altri, cose che possono veramente fare evolvere coscienzialmente la nostra specie.

Tuttavia, questo è molto più facile a dirsi che a farsi. Come numerosi leader spirituali, praticanti e psicologi hanno spiegato, l’ego ha un bisogno incessante di essere visto in modo positivo e cercherà sempre di sabotare qualunque percorso di consapevolezza per usarlo a proprio vantaggio. Secondo il filosofo indiano Sri Aurobindo: “E’ bene rimanere costantemente vigili agli inganni del proprio ego e alle trappole dei poteri fuorvianti dell’oscurità, che si presentano sempre come l’unica fonte di verità e luce e prendono forme divine con lo scopo di catturare l’anima.”.

Allo stesso modo, nel suo libro Al di là del materialismo spirituale, il maestro buddista tibetano Chögyam Trungpa cita: “Intraprendere correttamente un cammino spirituale è un processo delicato: non è qualcosa in cui buttarsi a capofitto ingenuamente. Ci sono molte distrazioni che conducono ad una versione distorta ed egocentrica della spiritualità; possiamo illuderci pensando di sviluppare la nostra spiritualità quando in realtà stiamo solo rafforzando il nostro egocentrismo attraverso pratiche spirituali.”

Gli psicologi hanno inoltre osservato che è possibile usare la spiritualità come strumento per migliorare se’ stessi. Secondo William James, il “padre della psicologia americana”, qualunque capacità o talento volto ad aumentare il proprio egocentrismo probabilmente svilupperà una propensione al miglioramento personale. E’ stato osservato che nessuna sfera delle capacità umane è immune a questo principio di centralità dell’ego, il quale sembra essere parte inestricabile della natura umana.

Questo include anche la sfera della spiritualità. Lo sviluppo personale attraverso pratiche spirituali può farci illusoriamente credere che stiamo crescendo, mentre tutto quello che sta crescendo è solamente il nostro ego. Alcuni psicologi hanno fatto notare che il miglioramento di sé stessi attraverso la spiritualità può condurre alla sindrome del “Sono illuminato e tu non lo sei” e ad una deviazione spirituale che spinge le persone ad usare le loro credenze, pratiche ed esperienze spirituali per evitare di affrontare le proprie faccende psicologiche irrisolte in maniera sincera. In uno dei miei ultimi libri, Transcend, io chiamo questo fenomeno ‘pseudo-trascendenza’, una trascendenza sviluppata su basi molto precarie.

Quanto di ciò che è stato spiegato risulta essere realmente un problema? In generale, le pratiche spirituali potrebbero aiutare veramente a tranquillizzare l’ego e il narcisismo spirituale non è poi così tanto diffuso. Ciò che i dati empirici riportano su uno dei paradossi più grandi di tutti i tempi è: se una delle caratteristiche principali del fare yoga è calmare l’ego e tentare di concentrarsi meno su sé stessi, allora perché su Instagram ci sono così tante foto di pose yoga?

CENTRALITÀ DI SE’ E SPIRITUALITÀ


Negli ultimi anni, una serie di importanti studi hanno iniziato a far luce sull’esistenza del narcisismo spirituale e del miglioramento di sé nelle pratiche spirituali che dovrebbero acquietare l’Ego.
In una serie di autorevoli studi, Jochen Gebauer e colleghi hanno esaminato pratiche di Yoga e meditazione.

Nel loro primo esperimento, hanno seguito 93 studenti di yoga per un massimo di 15 settimane.
Hanno ripetutamente valutato i livelli di miglioramento di sé in soggetti che avevano appena praticato Yoga e in soggetti che non avevano praticato Yoga nelle ultime 24 ore.
La centralità di sé è stata misurata attraverso diversi quesiti tra cui  ad es. “La capacità di concentrarsi
attentamente sugli esercizi per tutta la durata della lezione di Yoga è….”, misurata su una scala da 1 (per niente centrale per me) a 5 (centrale per me).

Il miglioramento di sé è stato valutato sia attraverso parametri standard dell’autostima, che anche chiedendo alle persone in che misura si percepivano migliori rispetto alla media della loro classe di Yoga. E’ stata anche inclusa una valutazione del “narcisismo comune”, una forma poco discussa di narcisismo per la quale un soggetto pensa di essere l’unico a poter salvare il mondo e di essere il più utile di tutti (ad es, “Sarò molto conosciuto per le buone azioni che faccio”). La ricerca mostra che il narcisismo comune è correlato con il narcisismo grandioso e con le caratteristiche ad esso associate come senso del diritto, arroganza ed eccesso di fiducia in sé (ma applicate all’ambito del voler aiutare).

I ricercatori hanno trovato livelli più elevati di centralità di sé e di auto-miglioramento (maggiore autostima, capacità di giudizio migliore della media e narcisismo comunitario) tra coloro che avevano appena finito la loro lezione di Yoga rispetto al gruppo che non aveva praticato nelle  precedenti 24 ore.
I risultati suggeriscono una correlazione tra l’aumentata centralità di sé derivante dalla pratica dello Yoga e i suoi effetti benefici in termini di miglioramento dell’autostima.
Questa scoperta ha suggerito che i benefici per la salute di questa pratica spirituale potrebbero essere generati da un aumento dell’autostima, e non dall’acquietarsi dell’Ego.

Nel secondo esperimento sono stati esaminati 162 praticanti di meditazione per un periodo di quattro settimane. Il livello di centralità e miglioramento di sé sono stati  più volte esaminati direttamente dopo la pratica di meditazione e in assenza di una precedente meditazione.
Questa volta, è stato valutato direttamente il livello di benessere fisico, includendouna serie approfondita di parametri di benessere edonistico (felicita’ e alto grado di soddisfazione della vita), così come anche di benessere eudemonico (più alti livelli di autonomia, padronanza del territorio, crescita personale, relazioni positive con gli altri, presenza di uno scopo di vita e auto-accettazione).
Le domande sulla centralità di sé includevano quesiti come “Quanto importante è per te non provare invidia?”; la scala di valutazione del miglioramento di sé includeva elementi come “rispetto alla media dei partecipanti a questo studio, io non provo invidia”.
Di nuovo, è stato incluso un parametro di valutazione del narcisismo comune.


I ricercatori hanno osservato che, dopo la meditazione, la centralità e il miglioramento di sé negli ambiti rilevanti per la pratica della meditazione non erano diminuiti ma anzi accentuati.
Inoltre l’aumento dei livelli di miglioramento di sé ha potuto spiegare l’effetto positivo della meditazione sul senso di benessere (sia edonistico che eudemonico).


È importante precisare che per questa ricerca sono stati esaminati solo partecipanti occidentali, e che lo Yoga e le pratiche di meditazione a cui essi hanno preso parte, che includevano Hatha Yoga e pratiche di meditazione per l’amorevole-gentilezza, non sono necessariamente e genericamente rappresentative di tutti i programmi di Yoga e meditazione.
Tuttavia, i ricercatori hanno osservato un maggiore miglioramento di sé nei partecipanti a Yoga e meditazione, anche tra i praticanti a livello avanzato. Questi risultati suggeriscono che, contrariamente ai presunti benefici delle discipline mente-corpo in termini di “acquietamento dell’Ego” e riduzione della concentrazione sul sé, esse possono in realtà aumentare la centralità del Sé e il miglioramento di sé. Inoltre, e curiosamente, sembra che siano proprio questi innalzati valori correlati al proprio sè ad incrementare gli effetti benefici derivanti dalle pratiche spirituali.

SUPERIORITÀ SPIRITUALE E PRATICHE SPIRITUALI

In una serie di studi più recenti, Roos Vonk e Anouk Visser hanno condotto un’analisi sulla cosiddetta “superiorità spirituale”. Hanno intervistato diversi psicologi, formatori spirituali e persone laiche (che non avevano interessi per questi ambiti) , chiedendo loro di descrivere le persone che si affidano alla spiritualità come strumento di crescita.

Hanno quindi sintetizzato queste qualità in sei elementi:

    • Sono consapevole di cose di cui altri non sono a conoscenza.

    • Sono più in contatto con i miei sensi rispetto alla maggior parte degli altri.

    • Sono più consapevole di ciò che c’è tra cielo e terra rispetto alla maggior parte delle persone.

    • Grazie alla mia educazione ed esperienza, sono attento e vedo cose che gli altri sottovalutano.

    • Grazie al mio passato e alle mie esperienze di vita, sono più in contatto con il mio corpo rispetto alle altre persone.

    • Il mondo sarebbe un posto migliore se anche gli altri avessero la mia stessa capacità di intuizione.

In tre studi, hanno valutato la relazione tra la loro scala di superiorità spirituale e altre variabili.
Nello studio 1, si sono concentrati sulle persone che si sono impegnate in una qualche forma di esercizio spirituale. I partecipanti sono stati reclutati tramite scuole di mindfulness e centri con training energetici che mirano a formare abilità che si classificano come paranormali, come la lettura delle aure e il contatto con vite precedenti. Negli studi 2 e 3, i partecipanti sono stati reclutati attraverso una popolare rivista di psicologia con un vasto pubblico interessato allo sviluppo psicologico e spirituale.
Il confronto è stato fatto con persone non impegnate in pratiche spirituali. 

Nel complesso, i ricercatori hanno scoperto che la correlazione tra il senso di superiorità spirituale e i livelli di autostima era inferiore tra il gruppo di “non-training” rispetto a quelli partecipanti a un qualsiasi gruppo di formazione spirituale. Il loro livello di superiorità spirituale era correlato al livello di “contingenza’ spirituale dell’autostima”; il grado in cui le persone traggono una maggiore autostima dalle loro pratiche (ad esempio, “Mi sento meglio con me stesso quando mi rendo conto di evolvere spiritualmente”).

Secondo i ricercatori, ciò dimostra che la funzione di auto-miglioramento della spiritualità è simile ad altri ambiti di “contingenza dell’autostima”.

Curiosamente, la loro scala per il livello di superiorità spirituale era strettamente correlata con il narcisismo comune che non con l’autostima, fornendo prove dell’esistenza di un “narcisismo spirituale“.

In effetti, è importante fare distinzione tra una sana autostima ed il narcisismo.
Il problema non è con l’autostima in sé, ma con il perseguimento dell’autostima.
Una sana autostima che si esprime in una valutazione positiva del proprio valore e della propria padronanza, emerge naturalmente e organicamente attraverso l’impiego di autentiche abilità e relazioni positive, piuttosto che perseguendo l’autostima come un obiettivo. Un aumento di una sana autostima a seguito di pratiche spirituali può essere positiva, e non necessariamente indicativa di un narcisismo spirituale, ragione per cui i ricercatori sono stati in grado di correlare la loro misurazione del livello di superiorità spirituale ad una specifica forma di narcisismo: il narcisismo comune.

Tuttavia, i ricercatori hanno trovato delle differenze a seconda della forma di pratica spirituale.
I livelli di superiorità spirituale erano costantemente più alti tra coloro che provenivano dai centri di training energetico rispetto ai partecipanti di pratiche di mindfulness. Infatti, coloro che avevano praticato esercizi energetici erano più propensi ad affermare di possedere un’eccezionale conoscenza della mindfulness, più di quelli che erano proprio nel gruppo facente pratiche di mindfulness. 

I guaritori energetici erano anche particolarmente più propensi ad ottenere un punteggio alto nel livello di “eccessiva fiducia nel soprannaturale”, ottenendo un punteggio elevato in elementi come “Quando per caso ho aperto un libro su un numero di pagina che è significativo per me, questa non è solo una coincidenza”, “Posso inviare energia positiva agli altri da lontano” e “Posso influenzare il mondo che mi circonda con i miei pensieri”. 

Mentre il loro studio è correlazionale, è probabile che ci sia una relazione bidirezionale tra questi fattori. È probabile che le pratiche spirituali possano essere utilizzate come strumento per rafforzare il Sè narcisistico, migliorando la sensazione di essere speciali e aventi diritto a privilegi speciali. Ma è anche probabile che alcuni programmi di formazione spirituale attraggano persone con forti obiettivi di sviluppo personale che sono legati alla cultura narcisistica occidentale. Come notano i ricercatori, l’idea di esplorare i propri pensieri personali e sentimenti e diventare un “essere illuminato” può essere particolarmente attraente per le persone con alti livelli di narcisismo sia overt che covert. 

Nel loro insieme, i ricercatori hanno concluso:

“I nostri risultati dimostrano che il movente dell’auto-miglioramento è potente e profondamente radicato in modo da poter dirottare (deviare) i metodi destinati a trascendere l’Ego e, invece, metterli al proprio servizio…. La strada verso l’illuminazione spirituale può produrre esattamente le stesse distorsioni mondane che sono fin troppo familiari nella psicologia sociale, come l’auto-miglioramento, l’illusoria superiorità, la chiusura mentale, e l’edonismo (associato ad esperienze positive) sotto le spoglie di presunti valori più alti’.

TRASCENDENZA SANA

Esiste un modo per non subire il fascino e la malìa del narcisismo interiore? Quello che i vari guru e maestri ci dicono in proposito è senza dubbio sacrosanto, e cioè quanto sia importante, ad esempio, abbandonare tutte le istanze dell’ego (peccato che spesso ce lo sentiamo predicare da qualcuno che intanto sta al volante della sua Ferrari nuova di pacca). All’atto pratico, però, saremo mai capaci di superare questa percezione individuale che ci fa sentire come se fossimo ‘l’ombelico del mondo’?

Saremo mai in grado di trascendere il narcisismo della nostra anima? Forse sì, ma credo anche che il primo passo sia semplicemente rendersi conto di quanto sia difficile farlo. Uno degli ostacoli più duri da superare per raggiungere la ‘sana trascendenza’, secondo me, sta proprio nel modo in cui, oggi, quasi tutte le pratiche spirituali vengono letteralmente vendute alle masse. In America, per esempio, i vari esercizi di yoga e ‘mindfulness’ (“consapevolezza”, “attenzione al qui-e-ora”) hanno dato il via ad un giro d’affari mastodontico.

I cosiddetti benefici della meditazione mindfulness sono riusciti a creare un’industria multi-miliardaria (vedi qui, qui e qui). In tutte le società occidentali lo yoga è diventata ormai quasi l’unica disciplina per arrivare all’unione mente-corpo. La maggior parte di queste pratiche sponsorizzate ci si presenta accattivante e con una lunga lista di promesse quali, ad esempio, quella di riuscire a ridurre ansia e stress, acquisire una maggior fiducia in noi stessi, aumentare la creatività, accrescere la capacità di concentrazione, raggiungere i nostri obiettivi, avere successo, rivoluzionare le abitudini alimentari, migliorare la qualità del sonno e addirittura quella di diventare, finalmente, persone felici.

Però c’è un però: la ‘sana trascendenza’ non possiamo raggiungerla sviando l’attenzione da una realtà che molto spesso è spiacevole; non possiamo arrivarci soltanto provando a non pensare alle cose che non ci piacciono.

Per essere veramente ‘sana’, questa ‘trascendenza’ non può prescidere dall’affrontare la realtà per quella che è, non si può evitare il confronto faccia-a-faccia col mondo reale, un confronto fermo, sereno, che sia anche capace di accoglierla amorevolmente questa realtà. Personalmente, per come intendo il ‘trascendere’, la ‘sana trascendenza’ “non significa affatto abbandonare noi stessi e neppure gli altri”. Tantomeno significa “primeggiare sugli altri o emergere rispetto agli altri, emergere rispetto al resto dell’umanità”.

La ‘sana trascendenza’ non è essere fuori dal tutto, non è staccarsi da questo tutto, non è sentirsi superiori agli altri… al contrario, è proprio l’essere e il sentirsi una parte del tutto, essere una parte in armonia con tutta l’esistenza umana. La ‘sana trascendenza’ significa anche riuscire a rinunciare ad una parte di noi per poter dare vita alla versione migliore di noi stessi: così, forse, riusciremo anche ad alzare il livello del resto dell’umanità”.

Questo significa vedere la realtà nel modo più chiaro possibile.
Nancy Colier, autrice di The Power of Off – (Liberi dalla dipendenza digitale. Scollegarsi dalla rete per riconnettersi con se stessi) – dice che “un modo consapevole (cioè, una modalità ‘mindful’ ndr) di restare sani in un mondo virtuale – cioè il modo in cui possiamo arrivare a questa benedetta ‘mindfulness’ – è quello di essere capaci di guardare ciò che succede dentro di noi senza per questo volerlo dominare, senza doverlo giudicare, senza fare niente. E, nello stesso tempo, di riuscire a lasciar andare la nostra fede cieca e quel senso di riverenza assoluta nei confronti della nostra parte razionale.

Un’abitudine che diventa sempre più pericolosa è proprio quella di far assurgere questa ‘mindfulness’ ad una delle ennesime manifestazioni dell’ego, ad una nuova forma di ego, a un nostro nuovo ‘io’ che siamo orgogliosissimi di mostrare agli altri quasi fosse un vestito all’ultima moda.”
Non mi fraintendete: mi piacciono un sacco tutte quelle complicatissime posizioni yoga che vedo su Instagram.

Ma, da quello che ho avuto la ventura di leggere sull’argomento, non mi sembra proprio che lo scopo principale e il fine sprituale dello yoga siano quelli di diventare fisicamente attraenti e far vedere tutti fieri agli altri quanto siamo bravi a rimanere fermi attorcigliati come ciambelle. Al contrario, pare che i veri benefici di questa disciplina – intendo quelli orientati alla nostra evoluzione individuale e al raggiungimento dell’unione spirito-corpo – si ottengano proprio quando non li pratichiamo per soddisfare nessuno dei nostri bisogni di base (per dirne alcuni: il bisogno di sicurezza, d’appartenza, l’auto-stima).

Direi invece che siano discipline che ci portano verso una maturazione, ci conducono sul cammino della saggezza, della compassione, dell’accettazione e dell’accoglienza incondizionata dell’altro. E che ci mettono in grado, nello stesso tempo, di coltivare costantemente la capacità di restare vigili e coscienti dei nostri pensieri e comportamenti. Il tutto per farci comprendere, finalmente, quanto il nostro fighissimo ego sia deviato. Deviato in un modo che non può che essere auto-sabotante, non può che essere dannoso per la nostra autentica auto-realizzazione e ‘trascendenza’.

Il che mi ha fatto pensare: forse è il momento che tutti ‘sti laboratory di yoga e ‘mindfulness’ si fermino un attimo a riflettere su tutti i loro sedicenti, acclamati e pubblicizzatissimi benefici (“Salute!”, “Attività sessuale al top!”, “Capacità di concentrazione garantita!” “Successo sul lavoro!”) per focalizzarsi, invece, sui veri benefici di queste pratiche spirituali. Così ci permetterebbero di capire, una volta per tutte, che il nostro affannato preoccuparci del nostro io significa solo che l’ego si sta facendo gli affari suoi fregandosene del resto.

Già soltanto questa consapevolezza sarebbe abbastanza per avere una vita “illuminata”, piena di luce fino alla fine.


Articolo di Scott Barry Kaufman dell’11 gennaio 2021
Titolo originale: The Science of Spiritual Narcissism
Fonte: Scientific American

Traduzione amorevole a cura di: Donatella M., Chiara, Annarita Bavaro, Germana Carlino, Annalisa Pirazzoli (che ringrazio di cuore)

—————————————————————————————————

Donazione è connessione

sostienici!


Questa voce è stata pubblicata in libri e pubblicazioni, traduzione, Uncategorized e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...