La storia di “un’amicizia” con un NP, per fortuna finita ma non senza dolore

Una lettrice ci (si) racconta:

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Non so se raccontare la mia storia potrà esservi di aiuto, ma sicuramente lo sarà per me perchè siete i primi a cui posso permettermi farlo.
E’ una storia diversa da quelle che ho finora letto, la storia di un’amicizia con un narcisista (o borderline ancora non l’ho capito), con un passato di dipendenze varie, superate solo sulla carta. Non pensiate che il ruolo di amica/o ci risparmi dal massacro, da un amante np si è giustificati nell’allontanarsi, ma un amico no, l’amico se si allontana alla scoperta del tormento interiore allora non è un vero amico, deve esserci sempre.
E da qua è nato, col passare del tempo e della consapevolezza di quanto questa persona fosse malata, il legame perverso, fatto di ambiguità anche nelle manifestazioni di affetto, perchè un np ha un’anaffettività che non gli permettere di distinguere amore amicale da amore di coppia. E il nostro rapporto si è evoluto in una direzione malata, perchè quella era l’unica direzione che lui era in grado di orientarsi.
E io mi sono lasciata trascinare in questo rapporto malato perchè sono l’unica persona con cui non indossa la maschera del conquistatore, dell’ammaliatore, del corteggiatore, dell’innamorato e del traditore. E sotto quella maschera ho visto una persona straziata dal dolore, dalla sofferenza, del desiderio di morte piuttosto che vivere una vita alla ricerca di un amore che non si è in grado nè di dare nè di ricevere.
E ho provato una grande pena e compassione.
Questo mi ha fottuto.
Nonostante io sia ancora nelle sabbie mobili, questo ho imparato con la speranza che vi sia di aiuto:
– non dimenticate MAI che avete di fianco una persona malata, che gli sbagliati non siete voi, ripetetevelo sempre, a dispetto di quello che vedono (o meglio non vedono) gli altri e di quanto il/la np cerchi invece di convincervi sia frutto della vostra paranoia.
– sono MALATI, voi non potrete farci nulla, ma potete concentrarvi sulle vostre ferite. Perchè non dimenticate mai che i np vi annusano e scrutano fino a trovare le cicatrici e le ferite non ancora rimarginate.
All’inizio saranno bravissimi a passarci sopra il dito lieve e farvi quasi provare sollievo, ma col tempo quel tocco sarà sempre più rude fino a riaprire la ferita e farla sanguinare e sanguinare. Cercate e trovate le vostre di ferite, cercate di capire perchè permettete a qualcuno di uccidere la vostra anima, curatele e solo allora sarete veramente al sicuro. Perchè è vero che il no contact e il distacco saranno l’unico rimedio, ma se non capite cosa c’è in voi che vi rende vulnerabili, sarete sempre in pericolo.
Io ho scoperto “grazie” a lui le mie vulnerabilità: il poco amore per me stessa, il perenne sentimento di senso di colpa e l’empatia che non mi fa prendere un corretto distacco dal dolore altrui.
Un abbraccio a tutte e a tutti voi che state lottando.
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