una lettrice si racconta

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“Sono nata a 43 anni.
Dico così perché prima di allora sento di non aver vissuto mai una vita mia, ma piuttosto la vita che pensavo gli altri si aspettassero da me.
Sono sempre stata brillante e comunicativa, indubbiamente intelligente, ma fondamentalmente insicura del mio aspetto e dei miei talenti. A 24 anni ho iniziato la relazione “amorosa” (si fa per dire) con quello che 6 anni dopo divenne il padre dei miei figli. Da subito mi resi conto che il suo atteggiamento nei miei confronti era particolarmente scostante e che aveva la capacità di mettermi su un piedistallo quando ero giù per poi gettarmi nel baratro quando la mia autostima sembrava un po’ più stabile. Nonostante queste avvisaglie si manifestarono fin dagli esordi della storia, non ascoltavo la voce interiore che mi diceva che non era un buon affare. Più mi rifiutava e più cercavo di meritate il suo amore… Quando raffreddavo il mio interesse verso di lui tornava alla carica trattandomi come la cosa più preziosa del mondo. La storia nacque in sordina. Inizialmente perché, come da copione, lui era il titolare e io la sua apprendista a lavoro. Per i primi 5 anni la nostra relazione rimase ufficialmente segreta, ufficiosamente ne erano a conoscenza le rispettive famiglie. Questo per suo volere.
Già questa premessa non era delle migliori. Comunque la relazione andò avanti in un susseguirsi di momenti in cui pubblicamente mi lodava per le mie capacità lavorative, mentre in privato iniziarono le sue manovre per allontanarmi da tutte le amicizie con continui ricatti morali, spesso non detti ma lasciati trapelare in modo molto sottile.
Dopo 6 anni nasce la prima figlia e già lì i problemi iniziano a manifestarsi più palesemente. Mi impediva di portare la bambina dai miei parenti, faceva un sacco di storie ogni volta che mi assentavo dal lavoro per portare la bambina dal pediatra e così via… Nel giro di pochissimo tempo mi ritrovo a non poter disporre di soldi miei nonostante lavorassi anche 12 ore al giorno. Mi prendeva dalla borsa persino gli spiccioli. Arrivando a portarmi via anche soldi destinati ai bambini. La cosa più assurda è stata che, a un giorno dal parto, ancora in ospedale, mi chiese entro quanti giorni sarei tornata a lavorare… Dopo 22 giorni dal parto ero di nuovo a lavoro. Ciò che accadeva non mi piaceva, ma non trovavo la forza per ribellarmi.
Nel frattempo cominciò un vero e proprio delirio. Mi accusava di impedire alla bambina di attaccarsi a lui, se la tenevo in braccio per coccolarla si infastidiva e se lei mostrava (come è ovvio che sia a pochi mesi di vita) di preferirmi a lui, andava su tutte le furie.
Dopo 2 anni e mezzo nasce il secondo figlio (assolutamente voluto da lui e che mi decisi ad avere pensando che, se lo avessi accontentato, sarebbe migliorato il rapporto). E da qui in poi il delirio.
Ormai mi aveva allontanamento completamente anche dai miei familiari sempre avvilendomi in mille modi. Mi svegliava alle 2 di notte per intavolare monologhi di accuse circa la mia inettitudine in ogni ambito… Mi preparava delle vere e proprie tabelle di marcia che scandivano la mia vita in base alle sue esigenze e che prevedevano, a tappe forzate, persino gli orari in cui avrei dovuto allattare (al seno) il bambino più piccolo…
Come nella mia natura, ho cercato di resistere alle vessazioni più assurde pur di cercare di far andare bene le cose… Fino a non capire più cosa fare, fino a essere insicura perfino del mio buon senso, fino a dubitare della mia stessa salute mentale. Ecco… A questo punto inizia il consulto con una psicologa. Alla quale chiedevo aiuto senza dirgli la mia verità, ma quella che il mio compagno aveva costruito per me… Inizio un percorso dove cerco di capire se davvero sono malata e via via alterno momenti di depressione a momenti di ribellione a questo sistema. Inizio anche la farmaco terapia. Prendo ansiolitici e antidepressivi, ma nessuno di questi sembra funzionare. Inizio ad avere il chiaro sospetto che lui abbia un’altra, ma anche in questo caso riesce a farmi dubitare del mio equilibrio. Trascorrono i sei anni peggiori della mia vita, caratterizzati da uso e abuso di psicofarmaci. Momento in cui inizio a desiderare di morire per mettere fine alla mia sofferenza interiore. Per tutti questi anni conduco una sorta di doppia vita: quella pubblica, dove lavoro e mostro la parte più luccicante del mio essere… Dinamica, solerte, solare… E una vita privata fatta di solitudine, di silenzio, di lacrime, di alienazione, di psicofarmaci spesso accompagnati da alcool per scivolare nella quiete… Fino a quando un giorno mi accorgo che ho delle vistose chiazze senza capelli per circa un quarto della capigliatura.
È quello il momento in cui capisco che resistere non è la soluzione. Che avere una vita di facciata non mi fa stare bene. Che ho bisogno di poter amare, parlare, gestire la mia vita senza che qualcun altro possa decidere per me. E così, nel giro nel giro di tre mesi, mi do gli strumenti per uscire dalla trappola mortale in cui ero finita.
Tante volte mi era capitato di vedere, nello studio del medico di famiglia, il poster che parlava di lotta alla violenza sulle donne. Finché un lunedì mattina, con tutti gli psicofarmaci in un sacchetto, andai dal mio medico. Misi i farmaci sulla sua scrivania e le dissi “sono guarita!”
… Il giorno dopo lui uscì da quella che era la nostra casa per non rientrare più. Quel giorno mi rivolsi al centro antiviolenza donne e trovai la giusta accoglienza. Nel giro di 5 mesi riavviai la mia attività. Dopo qualche mese mi comprai la macchina nuova… Ora, a distanza di quasi quattro anni, la mia vita è meravigliosa. Ho due splendidi figli che mi amano. Gli stessi amici che avevo da ragazza mi hanno aperto le braccia dopo 20 anni di lontananza. I miei fratelli mi sostengono ogni giorno. E da un anno e mezzo circa ho accanto a me un uomo che mi ama e mi rispetta e la cui famiglia ha accolto me e i miei figli nella loro casa e nel loro cuore…
Se ce l’ho fatta io, ce la può fare chiunque. Sono ripartita a 43 anni senza un soldo in tasca ma finalmente consapevole delle mie qualità. Sono ripartita a 43 anni grata alla vita di questa grande opportunità… È bastato solo chiedere aiuto… E sono stata accolta, creduta e aiutata emotivamente. La forza è sempre dentro di noi…solo che non lo sappiamo finché non ce la mostrano. Prima di pensare di essere il problema, prima di pensare di essere pazze, prima di pensare di essere in torto, prima di pensare di non meritare amore… Chiediamoci se non abbiamo accanto qualcuno che non merita il nostro amore”

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4 risposte a una lettrice si racconta

  1. Benedetta Fontana ha detto:

    Ho letto la tua storia e ti ammiro, come donna, come madre e come professionista. Grazie per questa testimonianza. Sei davvero forte e di esempio per chi cerca di guardare in faccia la realtà prima che sia troppo tardi, prima che i problemi diventino tanti e che il carico da portare sia insopportabile. Davvero grazie da una anima che combatte con i narcisisti da diverso tempo e che sente di non essere amata abbastanza.

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  2. valeman82 ha detto:

    Mi sembra la mia storia, un incubo, a chi ti eri rivolta?

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  3. Emma ha detto:

    Mi hai fatto piangere.
    Mi hai strappato delle lacrime che ormai non ho più, non ho più perché ormai le ho già tutte versate.
    La mia storia è similissima alla tua, lui non è il mio capo, ma l’allontanamento da familiari e amici, le gelosie verso i figli, il mettere bocca su tutto compreso l’allattamento, le vessazioni di ogni genere sono le stesse.
    Addirittura quando ho avuto un problema di salute, che mi ha messo a dura prova, sono stata accusata di essermi immaginata la malattia, di non averla saputa gestire, di non accettare i consigli dei medici e che per colpa delle mie “invenzioni” non abbiamo avuto il terzo figlio alla quale ci tenevamo moltissimo entrambi. Inutile dire che anche questa rinuncia è stata una sua decisione, io con le cure adeguate per fortuna sto bene, e sarei stata assolutamente in grado di avere altri figli.
    Dulcis in fundo, sono tutt’ ora sottoposta (da 20anni) ad accuse continue, battutine, interrogatori, allusioni su presunte infedeltà con chissà quale collega, amico, conoscente, ecc ecc …..una volta mi ha perfino detto che se fossi stata una gattina il nostro gatto mi avrebbe violentato volentieri….
    Vi assicuro che non sono per nulla una donna che attira l’attenzione degli uomini, e l’ultimo dei miei pensieri è guardare altri, vorrei solamente più comprensione da parte sua, ma so che non ci sarà mai.
    Con gli anni, grazie anche a siti come questo, ho capito che non ero io la “sbagliata” ma che è lui il ” malato”, ho cercato di riavvicinarmi a vecchie amiche, a ritrovare piccoli spazi miei e a lasciarmi influenzare meno dalle sue teorie e accuse.
    Non ho intenzione di separarmi da lui, per vari motivi: tra cui religiosi; ma sicuramente sto imparando a farmi colpire sempre meno dalle sue cattiverie.
    Sicuramente questa esperienza mi ha reso una donna molto molto più forte, autonoma ed empatica verso gli altri, e ho capito che posso vivere bene ( o quasi) anche senza le attenzioni del mio uomo, ci sono tante altre cose o persone nella vita alla quale vale la pena dedicarsi.

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    • valeman82 ha detto:

      Tra qualche giorno compio 37 anni. Sola, un bimbo da 5. Sei anni fa ho conosciuto quello che sarebbe stato mio marito, L’ uomo della mia vita capitato nel momento mio in auge, tutto sembrava perfetto, ero una ragazza di mille speranze con la voglia di farmi una famiglia, avevo studiato una vita, avevo lottato e ottenuto il lavoro che sognavo da sempre. Dopo sei mesi mi chiede di sposarlo e all anno eravamo sposati. Garbato, pieno di attenzioni, premuroso, sensibile, protettivo. Mi sposto dal posto dove vivo a Milano lasciando abitudini, famiglia e amici, per amore si fa. Finché arriva in bambino, a parte qualche scena di gelosia, va tutto bene. Poi iniziano i problemi, il rapporto morboso con la madre che viene a vivere vicino a noi con la scusa di darci una mano, rimango senza amici( essendomi trasferita non avevo avuto modo di farne), con la maternità non ho indipendenza economica, e con la nascita del bambino mi allontano dai familiari, lui prende il controllo di tutto. Mi accusa di non aver dato mio figlio alla madre il giorno che ho partorito, minacce verbali quasi alle mani, terrorismo psicologico e ricatti. Richieste di separazione con il bambino ancora in culla. Quando allattavo doveva succhiare il mio seno per vedere se avevo latte, mi denigrava dicendo che senza lui non ero capace di fare nulla. Col bambino di sei mesi in camera da letto mi chiedeva quanto sarebbe dovuto rimanere ancora in camera con noi. Stringevo i denti per tenere su la famiglia. Arrivo a pesare 43 kg ( sono alta 1,70.Torno a lavoro iniziano le gelosie, la madre lo copre con la scusa di tenere il bambino io ero tornata a essere la figlia di famiglia che doveva andare a lavoro per togliermi dalle scatole così lui e sua madre rimanevano a casa con mio figlio. Lavoro il triplo di lui per guadagnare un terzo, pago tutto a casa e i soldi nn mi bastano mai. Vado in giro con una macchina che è un pericolo ( mentre lui ovviamente va in giro con una macchina nuova). Riesco a portarlo per un anno da una psicologa di coppia per fare ancora il tentativo di salvare la mia famiglia. Minaccia di lasciare il lavoro, investe migliaia di euro in una seconda attività che lo porta fuori casa tutto il giorno senza vedere mai i benefici. Attinge a mia insaputa abitualmente da un nostro conto cointestato. Chiedo la separazione.Fa di tutto per buttarmi fuori di casa piazzando anche videocamere. Da lì lui capisce che ormai la situazione è irrecuperabile e inizia a diffamarmi sia in ambito lavorativo coi colleghi che sociale con tutto il quartiere dove vivo isolandomi. Penso più volte di lasciare pure il mio lavoro pur di stare il più possibile con mio figlio, ma a quel punto la mia vita sarebbe stata totalmente nelle sue mani.Mentre lui inizia a giocare al padre modello con tutti e cercando ogni escamotage per farmi la guerra. Ho ripreso la mia vita in mano, il mio lavoro, i miei amici, la mia famiglia, la mia indipendenza… la mia dignità. È passato un anno e mezzo, lotto per mio figlio e sono viva. Dico solo abbiate il coraggio per i vostri figli di dare esempio a non arrendersi, a non assoggettarsi. Lottate, non accontentatevi quando si tratta di amare. Chiedete aiuto a chi vi sta vicino.

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