Suggerimenti da un guerriero (dopo l’abbandono)

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Mi ero promesso di farlo.
E adesso lo faccio: queste righe che leggerete vogliono essere un aiuto importante per chi le leggerà e sono il frutto di due anni di percorso dopo un abbandono probabilmente di come ce ne sono tanti, ma che è stato molto feroce. Mi chiamo Libero, la mia storia la potete leggere nei thread che mi riguardano.
Sono stato lasciato due anni fa dopo 8 anni di storia, 4 anni di convivenza.
All’epoca avevo 28 anni, e tutta la mia storia con lei riusciva a presagire un futuro insieme. Ma questo lo potete leggere da soli, le righe che sto scrivendo devono servirvi per venire fuori da quello che è un vero e proprio incubo, una vera e propria
disperazione. Userò termini precisi, pratici, veri. Non voglio dare parole al vento ma cose concrete quindi cercherò di stilare una serie di “regole” per affrontare una catastrofe emotiva come l’abbandono. Un‘ultima cosa: questi consigli non sono campati in aria, ma testati sulla mia pelle. Vi propongo solo quelli che con me hanno funzionato (avendone provati immani).
Un’ultimissima cosa: ne sono venuto fuori. Tutti ne vengono fuori. Su questo non ho dubbi.
1) IL GESTO IMPROVVISO:
ùL’abbandono contempla decisione improvvise e apparentemente “senza ragioni”. Se siete stati lasciati all’improvviso fa parte della natura umana di chi abbandona. L’abbandonato vorrebbe ragioni e spiegazioni che chi abbandona spesso non dà perché sta perdendo o ha già perso il sentimento e quindi è “altrove”. Questo per dire che il giorno prima può dirvi “ti amo” e il giorno dopo lasciarvi, il giorno prima dire “facciamo un bambino” e un mese dopo dire “è finita”. Non sono persone false (e chi scrive è un abbandonato) sono soltanto persone in conflitto con ciò che non vorrebbero fare e che faranno (sapere di non amare più crea un conflitto enorme), spesso sono vigliacchi e miserabili per non raccontarsi il male che stanno facendo.
2) LE REAZIONI:
Siete stati lasciati. Le vostre reazioni dipenderanno da quanto tempo siete stati insieme e dalla storia della vostra relazione da molti fattori (convivenza, figli…). Quello che vi arriverà addosso è principalmente una coppia di sensazioni: incredulità, prima di tutto. E una sorta di disperazione/rabbia. Questi sentimenti, a seconda delle persone, affronteranno un ciclo continuo di oscillazioni che si stabilizzeranno con l’andare del tempo. La rabbia è fondamentale per gestire un lutto e per distaccarsi da esso; è normale anche “raccontarsela” e andare in fase reattiva, cioè trovare dei diversivi immediatamente; è normale anche affrontare depressioni minore che permettono all’animo di rigenerarsi in un profilo bassissimo. Il sentimento, l’atteggiamento che più vi ossessionerà sarà: VOLER CAPIRE. Ma anche NON SENTIRSI CAPITI DA NESSUNO.
Capire le sue ragioni e i perché e i percome. Tutto giusto, ma….

3) …MA OGNI COSA SI CAPIRA’ CON IL TEMPO (PIANGETE):
sul momento è difficile farsi una ragione delle motivazioni del perché siamo stati abbandonati. L’unica cosa che dovete fare è cedere ai vostri sentimenti senza cercare di opporvi. Il dolore non è un nemico, ma un alleato, così come ansia disperazione, fragilità. Per cui dal momento dell’abbandono è come se vi foste beccati un’influenza, se poteste dormire per una settimana probabilmente vi sveglieresti guariti, deboli, ma guariti. Così è l’abbandono, se vi poteste svegliare tra un anno probabilmente andrebbe molto meglio… ma: non è possibile quindi IL PRIMO VERO CONSIGLIO è: CONCEDETIVI TEMPO E SOFFERENZA. Piangete, fate il possibile per accompagnare il vostro dolore. Il pianto è l’ancora di salvezza per non far scontare al corpo questo dolore e per ripulire una mente sempre nel pensiero ossessivo.
4) …AMATEVI (FATE Ciò CHE SENTITE):
piangere, certamente. Ma anche: una giornata di shopping, un viaggetto, una litigata che avevate sulla punta della lingua da tanto… non lasciate dentro niente, per questo sviluppate metodi di comunicazione intimi. Un diario da scrivere, dei disegni, chiacchierate con amici intimi. (NON PARLATENE CON TUTTI, PARLATENE SOLO CON DUE-TRE PERSONE CHE SCEGLIETE CON CURA, più disperdete il dolore più vi attaccherò da più parti e sarete vulnerabili). Non disperdete il vostro dolore, sfogatevi in due-tre dimensioni: il forum, due amici cari, in famiglia e basta, non fate proclami in giro che non faranno altro che acutizzare il vostro dolore e la sua memoria.
5) NO CONTACT,
si comincia da qui: tagliate ogni ponte. Doveva essere il primo punto,

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no-contact!!!
l’ho segnato adesso per accompagnarvi fin qui in modo graduale. Questo è il primo punto per venirne fuori e per venirne fuori bene. Il no contact (smettere di sentirla/o) del tutto è fondamentale. Tenete conto che mentre siete in no contact nella vostra testa compariranno migliaia di dubbi, di “non è giusto che finisca così…”, “come si fa a non sentire più una persona con cui ho condiviso tanto..”, “chissà cosa fa”, “chissà con chi è”. STOP. Tagliatevi le dita piuttosto di telefonarle/gli, nessun messaggino, non rispondete e non rispondete e non entrate in contatto con amici in comune. Il No Contact deve essere assoluto, sempre che si possa mettere in pratica da subito. Un matrimonio con figli, pratiche burocratiche etc etc rendono difficile e impossibile spesso il tranciamento che comunque deve essere inseguito anche in modo parziale. Fidatevi, mentre ero in abbandono mi ha salvato. L’ho capito soprattutto oggi, come ho capito che non cedere quando credevo che parlarle poteva “darmi delle risposte mancanti e togliere l’irrisolto” poteva essere l’unica salvezza: i chiarimenti verranno dopo, e verranno se li vorrete in clima molto più sereno e con più lucidità. Se vi hanno lasciato è perché Non vi amano più o non rientrate più nei loro piani, per cui non c’è altro da sapere. E il NO CONTACT vi proteggerà da circoli viziosi, da diventare ossessivi nei loro confronti e nei loro, nel centrarvi immediatamente su di voi. Con il tempo i rapporti, se vorrete recuperarli come affetto, si possono recuperare subito no. Altrimenti ne guadagnerete solo voi perché: a) Chi lascia molto spesso vuole mantenere un rapporto per non avere senso di colpa e per salvare capra e cavoli b) Il lasciato deve allontanarsi perché finché rimarrà a contatto con l’oggetto del desiderio non avrà la dimensione della ricostruzione e rimarrà dentro il “carnefice” c) Attuare il no contact chiarirà idee a voi e a chi lascia (nel caso vogliano tornare… ma non attuate MAI il no contact sperando di riconquistarli), inoltre dimezza il tempo di guarigione. d) Il no contact deve essere ferreo: se vi scrive, nessuna risposta. e) Il no contact riguarda amici in comune, mezzi di comunicazione (via da facebook, skype), stessi luoghi di frequentazione (se potete). Il no contact è l’aspetto forse più importante assieme a non riuscire a perdere di vista noi stessi. C’è un episodio nell’Odissea in cui Ulisse passa davanti all’isola delle Sirene e lui sa che il loro canto è ingannevole ma decide di ascoltarlo lo stesso. Per questo si fa legare all’albero della nave con corde strettissime e obbliga i suoi marinai a mettersi i tappi per le orecchie e comunque a non ascoltarlo se dirà qualcosa. Quando passa davanti all’isola le Sirene iniziano il loro canto ingannevole e gli dicono che moglie figlio sono da loro, di fermarsi, perché il rincontro è lì. Così Ulisse inizia a urlare ai suoi marinai, ordina loro di fermarsi, di invertire la rotta e di dirigersi verso l’isola. I marinai non sentono perché hanno le orecchie tappate e continuano la rotta verso la meta giusta. Slegheranno Ulisse molto più tardi, e verranno a sapere solo dopo di come l’isola delle sirene intrappola per sempre. Questo per dire: durante il no contact avrete molti canti. Non ascoltateli. Sceglietevi dei marinai di fiducia, e continuate per la rotta della liberazione
6) IL VOSTRO RIFUGIO:
contate su chi vi è accanto. Amici, famiglia, luoghi affettivamente vostri… viveteli a pieno, affidatevi a loro, coccolatevi e fatevi proteggere da loro. Non solo nelle confidenze ma anche nel condividere silenzi e esperienze, ma anche cinema, libri, letture sull’argomento (un libro fondamentale per uscirne, uno dei pochi che funziona davvero: “Le forme dell’addio” di Umberta Telfener). E attenzione a chi dispensa consigli gratuitamente: ecco perché vi dico di raccontare solo a pochi. Non dimenticate la musica: per piangere (ad alcuni piangere non viene naturale), per darvi forza.
7) LUOGHI:
se potete cambiate aria per un po’, se non potete evitate i luoghi della vostra relazione finché non vi sentirete a posto. Ogni tanto concedetevi un’evasione con un viaggio altrove. E’ fondamentale non vivere più gli stessi posti, lo ripeto, della vostra relazione. E’ davvero cruciale il fatto che voi possiate riallacciarvi alle vostre radici, a quelle radici che già esistevano prima di conoscere lei/lui: luoghi d’infanzia, persone, ma anche “vecchi giri”.
8) SOLITUDINE:
è molto importante non avere paura di stare soli. Ma la paura è un sentimento che vi accompagnerà moltissimo. Per cui: no abbiate paura di avere paura e di stare con voi, di mettervi insieme a voi. Un consiglio: fatevi un viaggio da soli, per due- tre giorni e anche di più STACCANDO IL CELLULARE E INTERNET. No contact assoluti con il mondo è miracoloso, in un viaggio potete guadagnare molti passi in avanti. Sapete come fanno gli animali feriti? Si rifugiano e vanno in letargo, anche dai propri simili per qualche giorno.
9) SFOGATEVI:
attività fisica e corpo. Non dimenticateli mai. Attraverso l’esercizio fisico e il contatto con il vostro corpo vi sentirete esistere nonostante il dolore. Sport o palestra, passeggiate (camminare è fondamentale). E poi… 10) …e poi LE AVVENTURE: COME COMPORTARSI CON POSSIBILI AVVENTURE SESSUALI O EMOTIVE? Non c’è una regola, l’unica cosa da fare è fare ciò che ci sentiamo. L’importante è non dirsi “non lo faccio perché voglio preservarmi per lei/lui”…ok per un po’, poi ricordatevi che “il nuovo” vi darà materiale psichico per ridimensionare il vecchio e cancellare l’idealizzazione. Autoerotismo compreso.
11) NON DIMENTICATEVI DI VOI:
mangiate (il cibo giusto vi sostiene durante “la battaglia” della mancanza) e cercate di dormire.
12) PSICOTERAPIA: ci sono casi in cui serve. Io l’ho fatta per un anno e mezzo e questo di cui vi scrivo stato dedotto anche dal confronto con un medico. All’inizio ero talmente messo male che per i primi tre mesi sono stato curato con piccolissime dosi di ansiolitici, poi ho continuato solo con il confronto verbale. Io ho scelto di andarci perché mi sentivo SOLO, che nessuno mi capiva e perché ero in una città diversa da quella d’origine dove mi ero trasferito per lei. La psicoterapia (se ce la si può permettere) è un atto di umiltà e di consapevolezza. Si cresce anche da qui.
13) TEMPI:
non c’è un tempo, ognuno ha un tempo. Io c’ho messo il mio, ognuno ci metterà il suo. L’importante è non avere fretta. Il lutto è allergico alla fretta, assolutamente. Più tentate di accorciare, più la strada si allungherà. Ci sarebbero altre cose che vorrei scrivere. Non voglio farla lunga, perché all’inizio è importante sapere poche cose ma IMPRESCINDIBILI. Se ne viene fuori, assolutamente, con certezza. Tutti. Fidatevi. Ho voluto scrivere questo perché era una promessa che avevo fatto all’inizio, quando credevo di non uscire: “Se ce la farò scriverò…”. Eccomi qui, eccoci qui. E’ un grazie a questo forum. Un abbraccio a tutte a tutti.
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Segnalato da una lettrice della pagina! un lavoro e suggerimenti eccellenti.
Grazie di ha chi lo ha scritto e a chi lo ha segnalato.
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2 risposte a Suggerimenti da un guerriero (dopo l’abbandono)

  1. Fabio Pennarola ha detto:

    Grazie di cuore per l’articolo.
    Veramente bello e completo.
    Io mi ci rivedo in tutto, solo che sto moolto peggio perché ho 28 anni di convivenza (di cui 19 di matrimonio) e due bei figli 12/16 anni… una TRAGEDIA IMMANE per me ed anche per loro…
    Non so se ne uscirò io, ma ci proverò per i miei figli, che con la madre in questo stato non so come salvarli per dat loro un futuro decente… ma le tue parole sono state davvero di conforto! 🙂
    Grazie

    Piace a 1 persona

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