Una di Noi

In genere riporto senza commenti le lettere che mi scrivono le lettrici o i lettori.
Di tutta la lettera, ci tengo a dirlo, non c’è parola che non mi suoni familiare.
Se la tristezza e il dolore di questi vissuti è universale, lo è anche la risalita, il venirne fuori e il tornare alla Vita.
Sono qui per testimoniarlo. Non c’è post, lettera, articolo, traduzione, frase di questa mia pagina e di quella in facebook che non vogliano testimoniare che questo: uscirne si può.
Rimando al messaggio iniziale della pagina: https://narcisismopatologico.wordpress.com/about/ e vi lascio alla lettura di questa eccezionale condivisione.

Grazie di <3!

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“Per forza di cose, ripensando al passato, ci sono stati molti momenti in cui ho pensato al prima. A quando stavamo insieme, credevo che tu fossi una persona normale, credevo che mi avresti fatto bene. Sembrava la più classica delle storie, e io credevo che fosse esattamente quello, ciò che volevo: trovare qualcuno che mi raccogliesse e desse alla mia vita un senso.

Volevo trovare qualcuno, tipo principi azzurri delle favole, e ovviamente pensavo di essere stata fortunata, stavolta.
A volte ripenso a quando ogni nostra parola combaciava, ogni idea, ogni esperienza sembrava che portasse a pensare che fossimo destinati , a stare insieme. Destinati, nonostante stridessimo così tanto, e chi era fuori lo vedeva: esperienze, carattere, aspetto fisico. “Tu sei così allegra, piena di vita. Lui… be’, dove lo metti sta”.
Ma come potevo vederlo?

Io credevo veramente, di avere bisogno che qualcuno regalasse alla mia vita un significato. In un certo senso lo hai fatto, posso dire oggi. Hai fatto si che io dessi alla mia vita un significato, nel momento in cui ho l’ho presa in mano e pensando che io, e solo io, ho questo potere e questa possibilità. Quando si è risvegliato in me un bisogno di libertà e di indipendenza così forte che mi ha scosso, mi ha fatto stare malissimo, mi ha costretto a rimettermi in gioco e ricalibrare ogni mio punto fisso, specialmente riguardo all’amore.
Non posso cancellare certe esperienze fatte insieme. Non posso cancellare le sensazioni di pace che sentivo in certi momenti. Non posso cancellare come il fatto di sentirmi , finalmente, così capita, compresa, mi faceva sorridere e guardare oltre i tuoi innumerevoli difetti, e la tua stranezza. In una settimana hai risvegliato in me qualcosa, che probabilmente c’era sempre stato, che voleva affidarsi.
Voleva che qualcuno mi direzionasse. Che mi facesse sentire che andava tutto bene, che mi desse quella fiducia che io, per me stessa, non avevo mai avuto. E visto che io credevo così poco in me, davo così poco adito e credito a quello che sentivo, sei arrivato tu, ti sei eletto mia guida, mio bastone, mia forza. E io, seppur con reticenza, ho ceduto. Perché sei stato bravo, sei stato bravissimo in questo.
Uno stato di grazia, potremmo chiamarlo, seppur con l’allarme sempre perennemente acceso.

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E da quel “ti amo”, “Sei la mia anima gemella”, detto a poco meno di un mese dal nostro primo incontro, che mi fece gelare il sangue, cambiò poi tutto.

Quei regali costosissimi, una settimana dopo esserci conosciuti. La tua presenza fissa nella mia giornata, la tua invadenza nella mia sfera più intima e personale, di cui sono sempre stata così gelosa.

Non capirò mai perché hai voluto cercare di ferirmi così tanto.
Non capirò mai se la tua è una malattia, o se sei semplicemente ottuso. Io credo che i fatti brutti, nella vita, capitino a tutti, ma c’è sempre una scelta: non c’è un obbligo, nel diventare o fare qualcosa. Io credo che tu l’abbia scelto, un po’ come mi hai fatto capire, tu sai cosa stai facendo. Io mi auguro che prima o poi tu capisca. Tu ti sforzi, e tu riesca a comprendere. Che tu riesca a comprendere, quanto, da solo, ti sei rovinato e ti stai rovinando la vita. Ma non per me. Per te. Perché , chissà , magari da quel momento veramente potresti farci qualcosa di buono. Te l’ho augurato il giorno in cui è finita, te lo auguro oggi, nonostante sia passato del tempo e abbia pensato di te il peggio.

Sarebbe inutile, in queste lettera, elencare quanto disgusto provo per te.
Quanto disagio mi mette pensare a quello che abbiamo passato insieme, quanto disagio ancora di più mi mette pensare a come ero felice all’inizio.
Pensare a me che ci avrei messo una mano sul fuoco, che sarebbe durata tanto.
Ma poi penso a me, e quell’immagine rimane vivida, ancora più vivida degli abbracci in stazione quando ti vedevo: mi vedo distesa sul divano, poco prima che ci lasciassimo. La gastrite che non mi faceva dormire, mangiare, nemmeno respirare senza delle fitte lancinanti allo stomaco che mi provocavano le lacrime.
Io che mi immaginavo mollare i miei sogni, l’università, per seguire te. Io che mi immaginavo come una seconda madre, io che avevo capito che sarebbe stato tutto sulle mie spalle, che se ti avessi lasciato fare mi avresti portato definitivamente via dalla mia famiglia e i miei amici, come già stavi tentando di fare, isolandomi, amalgamandomi alla tua schiera di amici e persone fidate.
Facendomi sentire una piccola, inadeguata personcina, che doveva limitarsi a sorridere e starti affianco, a te che le avevi concesso di esistere.

Io che percepivo chiaramente quella vita così squallida che mi stava correndo incontro ai cento all’ora, eppure mi sentivo intrappolata, come in una tela di ragno, non sapevo dove trovare la forza per romperla e liberarmi. Quegli sguardi taglienti, che urlavano “Non vali nulla” più di qualsiasi parola. Quelle risatine sottovoce, quando avevo un minimo tic, o inciampavo, o magari mi provavo un vestito che non ti piaceva.
Quel farmi sentire una povera stupida, ogni qual volta ti rivolgevo una parola dolce o un gesto affettuoso. Quel tuo continuo cercare di farmi dipendere da te. Quelle promesse non mantenute. quell’incuria per la mia salute e le mie esigenze, fatte passare per finta impossibilità e preoccupazione.
Quel tuo instaurare una guerra continua, una scelta: chi conta di più? Io o la tua famiglia? Io o i tuoi amici? Vedrai me o loro? Perché parli della tua vita con loro, e non con me?
Bastava essere fuori con un’amica, e non risponderti subito, perché tu inscenassi dei sensi di colpa.

Mi sono chiesta a lungo , in questi mesi, se prima o poi sarebbero arrivate le botte. Se prima o poi i  tuoi insulti sarebbero diventati più espliciti. Le immagini di quei pianti che mi ritrovavo a fare la notte, senza sapere perché, mi hanno tormentato per molto tempo. Così come quel senso di paura e di vuoto, dentro, che sentivo le ultime volte che ti venivo a trovare. Come andare in guerra, al fronte, con il fianco scoperto, lasciandolo in tua balia. Lasciandoti libero di colpirmi quando volevi.
tumblr_l93t5iyiqr1qz833bo1_500La tua goffa, infantile, stupida ragazza. Per me è stato difficile ammettermi che mi fosse successo, che avessi lasciato che ciò accadesse a me . Io che mi accollavo le tue colpe, i tuoi debiti, che arrivavo a scusarmi anche solo per aver pensato con la mia testa, per aver messo in discussione il tuo grande amore, il tuo ricatto. Eppure, un giorno, hai deciso di regalarmi la libertà. Non so se tu te ne sia mai reso conto. Immagino che, sotto sotto, sperassi di distruggermi definitivamente. Speravi di assordare il tuo controllo su di me, di vincere in quel braccio di ferro che era diventato il nostro legame, una gara al più forte, a chi ingoia più rospi, a chi si sacrifica in nome dell’ “amore”.
Avevi paura che mettessi io la parola fine, e mi hai preceduto, con violenza, in modo plateale.
Speravi di fare come avevi già fatto, marchiarmi a fuoco come tua proprietà, eleggerti mio irraggiungibile amore o piuttosto continuare a usarmi, vivere sulle mie spalle.
E invece, non ci sei riuscito. E questa è stata solo una, delle tante vittorie che ho avuto, e sto continuando ad avere. Mi hai , involontariamente, restituito la vita.
La delusione, la rabbia, il senso di ingiustizia che mi aveva pervaso mi ha portato a strapparti di mano la mia anima, e riprendermela. E sfruttarla, imparare ad amarla, farla nuovamente mia, come non avevo mai fatto.
Mi ha portato a chiedermi chi ero, a scoprirmi, a imparare tante cose di me, a volermi bene.

Sembrano frasi fatte, ma oggi mi vedo, e vedo una persona. Vedo me. Vedo una ragazza che sa esattamente chi è, cosa vuole, cosa le piace. Che è fiera di sé, perché ha raggiunto degli obbiettivi.
Che è felice, che in questi mesi è stata circondata dall’amore e dall’affetto vero, quello degli amici che nonostante i tuoi goffi tentativi, non se ne sono mai andati da me. Non mi hanno mai lasciata sola. Anche se hai cercato di farmi vuoto intorno, anche se hai allontanato tante persone da me, anche se mi hai fatta sentire molto sola. Tu , che se solo sospettassi quanta forza questa storia mi ha dato, bruceresti vivo. Forse non lo sospetti nemmeno, forse ti piace pensare a me triste, sconsolata.
Ti piace pensare a me vittima. Non mi puoi controllare, non hai contatti, non hai recapiti, non hai una scusa, così ti lascio immaginare.
Sai, ho scoperto che il mio nome deriva da una parola tedesca, che significa libertà. E io la sto amando, questa libertà. Mai come ora. Non dimenticherò mai quanto vale. Quanto io valgo. Quanto la mia vita vale, e nessuno la vivrà mai per me. Non la sacrificherò mai, in nome di nessuno.
Continuerò ad essere la ragazza con cui sapevi di non poter reggere il paragone, e hai tentato di distruggere. Non sei riuscito a spezzarmi. Mi hai resa più forte .
Mi hai reso, involontariamente, libera. E questa è la cosa per cui più mi ringrazio, e , involontariamente, ringrazio anche te.

Per quella luce che non hai spento, per quelle umiliazioni che non mi hanno distrutto, per quel cuore che non ti sei mangiato.
Per tutta la vergogna che ho provato, l’umiliazione, la fatica ad accettare che proprio questo sia successo a me. Per la vita povera, e piena di risentimento che provi. Per tutti i tuoi vani tentativi di ferirmi, anche dopo che ti avevo detto di sparire dalla mai vita, per i tuoi ritorni, per le tue frecciatine, per tutto. Non ti renderai mai conto di come può essere bella, ricca e piena la vita, ma continuerai a vivere nella tua grotta, fatta di cattiverie, materialismo e sfruttamento dei sentimenti altrui.

E mi fa pena, ora, tutto questo.”

 

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Una di Noi
GRAZIE!!!

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4 risposte a Una di Noi

  1. saria67 ha detto:

    Bellissima, favolosa, forte dichiarazione di libertà. Del ritorno ad essere se stesse. Ad amarsi. A rispettarsi. Nonostante tutto. Nonostante tutti. Grazie di questa condivisione. Grazie di cuore.

    Liked by 1 persona

  2. Norma ha detto:

    Eccelente ho letto mio sentire nelle tue parole, grazie per questa lettera. Si può sii si può riprendere la vita, anch’io ringrazio a chi a voluto distrugermi, xk nn ho perso niente veramente quando credevo di averlo perso tutto mi sono ritrovata io, e oggi so quanto valore ho.. Complimenti ragazza sei molto coraggiosa e un esempio per tante altre ragazze che lottano per continuare a vivere. Grazie

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  3. Raffaella ha detto:

    Potrei averlo scritto io…mi calza a pennello…grazie per questa minuziosa confidenza che rivivo sulla mia pelle allo stesso modo.16anni i miei…e una figlia…e vedere che prova a distruggere anche lei è sconvolgente.ma siamo forti .e proprio per questo inaffondabili.grazie.semplicemente grazie .

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  4. Marika Daberto ha detto:

    Ciao…mi sembra di rileggere la mia storia…sei grande cara come lo sono stata io…grazie per la testimonianza….marika

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