Una lettrice si racconta

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Paolo Beneforti, “Lettore allo specchio”, particolare 

Lei e la sua storia. Ieri.

Lei e lui si vedono per la prima volta. Lei rimane turbata e incuriosita dallo sguardo di lui e finalmente,dopo un po’ di tempo, si parlano e si presentano per la prima volta. Lei non capisce perché lui puntualizzi sul suo nome. “Io mi chiamo così”, lei si dice, tra sé e sé,strano! Iniziano a frequentarsi e si scambiano il numero di telefono. Ad entrambi piace camminare in campagna. Lei è felice. Pensa di aver incontrato un tipo interessante, certo un po’ particolare (chi non lo è!), ma interessante.

Imparerà!

Non capisce perché a fine giornata, ad esempio, lui non passi a trovarla per un bacio, anche veloce, per due chiacchiere sulla giornata trascorsa. Prime discussioni e prime differenze su come vedono il rapporto.

Sarà un tira e molla che la confonderà.

Qualche volta si incazzerà lei e qualche volta si incazzerà lui. La fregatura? Che passato l’incazzo tornavano a frequentarsi. Lei si sente messa in secondo piano, per non dire anche l’ultimo, e disperatamente e tenacemente cerca di fargli capire come si sente. In tutta risposta, lui le dirà “non mi cambierai”. Lei dice che non vuole cambiarlo e che per lei cambiare significa diventare persone migliori. Lei ogni volta si dice: questa è la volta buona! Era tanto ottimista quanto ingenua.

Le cose “belle” del loro rapporto? Il sesso, diciamo piacevole, (niente di così straordinario) le passeggiate in campagna, le cene insieme e le uscite (saranno dei passatempi!). Lei le proverà tutte, lotterà per far funzionare qualcosa che non c’era, ma questo lo capirà dopo. Lei sarà presente in un momento di difficoltà di lui perché pensa che così si fa quando si è “coppia”. Nonostante questo, l’accompagnerà un senso di insoddisfazione e di inadeguatezza che cercherà di non ascoltare, sperando nel “lieto fine”, e che la spingerà a fare di più per questo rapporto fino al punto di perdersi.

Lei toccherà il fondo. È solo un fatto di tempo.

Lei era stufa e decide di interrompere la pillola. Pensa che per imbottirsi di ormoni ne deve valere la pena. Nell’ennesima dinamica del tira e molla, si riavvicinano e fanno sesso. Lei scopre di essere incinta e ne parla con lui. Lei decide di abortire, lui ha già una figlia. Lui è d’accordo. Lui le ha raccontato la storia (ovviamente facendo passare l’altra per una stronza!). Lei non vuole “incastrarlo” con un figlio. Per lei era importante “un equilibrio” con lui, equilibrio che ingenuamente riteneva possibile. Lei, dopo l’aborto, crolla. Piange e si dispera e mostra, a lui, tutto il suo dolore. E lui che fa? La lascia sola. Le dice che non può aiutarla e questo a lei fa male, molto male e non capisce perché il suo “uomo” non le stia accanto. Lei ha amicizie che le danno conforto, ma si rende conto che non basta. Racconta loro cosa succede e come si sente, parla anche con persone “sbagliate”, non adatte a ricevere un racconto del genere. Parla perché ha bisogno di un altro punto di vista, di capire se è tutto suo l’errore. Sente che ha bisogno d’aiuto e inizia una terapia psicologica. Tempo qualche mese sembra che lei si sia ripresa. Si riavvicinano, si parlano e fanno sesso usando precauzioni. Ma il sesso non risolve sempre tutto e non basta a calmare il dolore che lei ha dentro. Lui continua la sua vita normalmente e non capisce e non vede e non le interessa che lei stia ancora male. Lui non le da le attenzioni che lei ha bisogno perché è lei ora in difficoltà.

Lei incontra un altro. Un gran figo. Molto più bello di lui, oggettivamente più bello di lui. Lei accetta il suo corteggiamento ed esce con l altro, tanto da farsi vedere da lui e da i suoi amici.Lei non si farà sentire per alcuni mesi e poi tornerà da lui che la tratterà male facendola sentire ancora peggio di come stava perché lei è la “stronza” che lo ha tradito, mentre lui è quello “buono” ad averla lasciata sola dopo l aborto. Lui è giustificabile, lei no. Lei inizia una valanga di messaggi cercando un dialogo, un confronto, un perché di come si è arrivati sino a quel punto. Scrive messaggi lunghi, anche duri, ma lui regge, regge bene. Lui la definisce una stalker, lei voleva essere capita ed amata. Lui nel fratempo la rimpiazza subito con un altra e con lei non vuole tornare. Altro dolore. Lui le dice che tutto quello che sta facendo lo sta allontanando di più da lei. Lei risponde che sta tentando di tutto, che non sta lasciando niente di intentato. Lei deve andare via dal paese dove sta lui ( e questo sarà la sua salvezza!). Si sentiranno per messaggio, dove sarà sempre lei a cercarlo. Si vedranno poche volte e in queste poche volte lo sguardo di lei cambierà… Da pieno di speranza per un lieto fine, a consapevolezza di chi ha davanti. Si, lei ha sperato nel lieto fine e sino all’ultimo, mentre la terapia andava avanti, perché voleva essere l’ eccezione e smentire con i fatti la sua psicologa. (povera illusa!)

Lei,oggi.

Ha dovuto fare e sta facendo un lungo lavoro di perdono verso se stessa. La cosa più difficile. Ha dovuto perdonarsi per l aborto e per aver tradito il suo uomo. Si, “tecnicamente”, lei ha tradito il suo uomo. Oggi sa che questi fatti presi singolarmente hanno un valore, inseriti in quello che si sta vivendo ne assumono un altro (soprattutto quando ci si relaziona con un narcisista) e che sono drammatiche conseguenze dell’abisso in cui si è trovata. Si sta perdonando perché il famoso “sesto senso” le diceva qualcosa, ma lei non ha ascoltato. Ha capito di essere stata nel giusto, nonostante tutto, da diversi segnali che ha riscontrato dopo e questo la rincuorata. Sicuramente ingenua, ma con una visione sana del rapporto di coppia fatto di presenza e condivisione. Ha intensificato la psicoterapia, ha letto diversi libri e ha iniziato, in modo più determinato, il no contact. Perché il distacco porta consapevolezza.

Ha capito che ha perso in ingenuità e ha guadagnato in consapevolezza. Ha capito che ha perso in dignità e mai dovrebbe accadere. Mai dovrebbe accadere che si perda la propria dignità per qualcuno. Ha capito che lui dava briciole e lei se le faceva bastare.

Ha capito che cosa NON vuole da una relazione. Ha capito che chiedeva il gelato al cioccolato dentro una macelleria:impossibile! Ha lavorato duramente per superare due traumi: l’aborto e il senso di abbandono che il suo “uomo” le ha procurato perché nelle storie sana si dovrebbe “stare” e sostenere il partner più debole. È questo per lei, oggi, ha ancora valore. Ha selezionato gli amici fidati. Ha lavorato su se stessa togliendosi “la sindrome della crocerossina”, la sindrome del ” lieto fine” e del “principe azzurro”. Ha capito che tutti i gesti fatti (vedi sms chilometrici) erano il frutto di una confusione e di una dipendenza verso un amore malato. Gesti malati che hanno un perché nei libri letti e nella terapia. Libri che usano le parole giuste e attraverso quelle parole lei vede, realizza e capisce ancora di più. Chi era lei, chi era lui e che cosa non andava in questa danza tra di loro. C’è un perché a tutto quel delirio in cui si trovava. Un libro su tutti: quello del dott. Secci. È stata fragile, molto fragile e ha cercato la soluzione per lei, per ritrovarsi. Aveva certezze e idee chiare che sono crollate e dalle ceneri di questo crollo sta ripartendo. Ha capito che il male può baciare e sorridere, e questo le porta ad avere problemi con la fiducia. Vuole fidarsi delle persone, non come prima sicuramente. Vuole fidarsi delle persone perché sa che la fiducia è la base dei rapporti sani. Sa che ha fornito, a lui, un “pretesto” pubblico per parlare male di lei quando è uscita con l’altro. Sa che lui è molto conosciuto ed è “molto bravo ragazzo”, ma poco importa. Chi vorrà conoscerla si avvicinerà e quello che conta, per lei, è di essersi scrollata tutta la merda che si sentiva addosso e di aver recuperato in fiducia e autostima verso se stessa. Ha capito che lei rimane e lotta prima di issare bandiera bianca. Ha capito che chi non si è relazionato con queste persone non può capire, fino in fondo, che cosa si prova, quali sono le dinamiche che si instaurano. Ha aperto gli occhi. Ha capito che stava male e ha lottato per guarire, per ritrovarsi. Ha capito che si sbaglia, che si fanno errori e che si fanno gesti brutti, ma questo non vuol dire che la luce non ci sia dentro di lei. Ha rincominciato a volersi bene. Si è ricostruita. Ha lottato, ha chiesto aiuto perché sapeva di non potercela fare da sola. Lei è una che non molla. Si era persa e si è ritrovata e non vuole perdere tutto quello che ha conquistato. Sa che era una bella persona prima, oggi lo è di più.

 

B.

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