…riconoscere tracce di questo disturbo anche in se stesse è difficile

Narcisismo Patologico

Parole di dolore ma anche forza, coraggio, speranza e forza

da una lettrice:

“E’ molto che ci penso a scrivere due righe sulla mia esperienza. Forse perché in un clima di giusta condanna del narcisismo, riconoscere tracce di questo disturbo anche in se stesse è difficile. Ma qui parliamo di narcisismo patologico, no? Di quello che ti impedisce completamente di vedere gli altri. La sostanza della mia esperienza è più o meno questa: per me superare la mia dipendenza da un narcisista ha significato dover riconoscere la mia quota di narcisismo. Ormai di P. avevo destrutturato ogni atteggiamento, avevo gettato luce su ogni meccanismo alla base del suo comportamento. Avevo capito esattamente come agiva, sia consciamente che inconsciamente. Eppure ogni volta che tornava a farsi sentire, potevo resistere un po’ di più o un po’ di meno, ma sempre finivo col ricaderci. Perché S., maledizione? Sai tutto ormai, no? Hai studiato più il narcisismo che il più difficile degli esami universitari. Ma continuavo a cedere.
Ho continuato finché ad un certo punto, non so bene perché, forse solo perché mi sentivo abbastanza forte per poterlo fare, ho iniziato a guardare a me stessa. Allora mi son resa conto che, anche se tutto questo prendi e molla, tutte queste parole ed emozioni tradite, mi facevano sentire usata, ma ancor peggio stupida, ridicola… anche se ogni vano ritorno rappresentava sempre un rinnovato malessere ed una nuova delusione , per quanto forse ogni volta meno bruciante.. anche se ogni volta sapevo già che il finale, che tante volte mi son raccontata delineandolo nei minimi dettagli, non ci sarebbe mai stato… nonostante tutto non riuscivo a tirarmi indietro per una ragione ben precisa. Non riuscivo a trattenermi dall’accostarmi alla tavola sapientemente imbandita da P., pur consapevole che sotto al portavivande lucente si celava sempre la solita deludente minestrina, perché tutto quello era necessario ad alimentare il mio di narcisismo. Nonostante non fossi mai davvero scelta mi sentivo comunque estremamente gratificata dall’essere comunque quella che alla fine lui cercava sempre. Nonostante la vita, nonostante gli altri incontri, le altre storie, le migliaia di chilometri, nonostante tutto alla fine lui aveva bisogno di me. Io solo potevo essere insieme l’amica, l’amante, la compagna di certe emozioni. Mi diceva di non aver amato mai nessun altra e tante altre cose che anche voi conoscete bene. Sentivo di essere speciale. E in fondo mi sentivo migliore di tutte le persone che si accontentano di poco, di tutti quelli che non hanno mai vissuto la “corrispondenza perfetta”. (io l’ho vissuta si. Tutta nella mia testa però mi sa) Mettere a fuoco che io non riuscivo a rinunciare a lui per questo mio bisogno di essere speciale è stato un trauma all’inizio. Rinunciare a sentirmi così speciale è stato il passo necessario. Che al momento giusto è avvenuto in realtà neanche tanto dolorosamente. Naturalmente, direi. Nel momento in cui ho imparato a ridere un po’ di me e insieme a sentirmi speciale per me stessa e basta. Magari diventando più antipatica ad alcuni. Ma pazienza.”

 

 

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2 risposte a …riconoscere tracce di questo disturbo anche in se stesse è difficile

  1. ladydu ha detto:

    Complimenti per l’ultima conquista 🙂 Hai dato parole ad un meccanismo che anche io ho attivato da poco ma che non comprendevo fino in fondo… Come mai ORA sono contenta di non essere un essere speciale? Come mai mi dà sollievo e mi sento vera come non mai? Ecco la risposta. Che è l’origine. Mentre qualcun altro,quel qualcuno che ci ha portati fino a qui…non vorrà mai rinunciare alla parola “speciale”. E le persone che lo circonderanno non saranno più persone, bensì CONFERME. E se questo non si verificherà…l’essere speciale pesterà i piedi a terra,si dimenerà e urlerà. Io invece me ne resto sempre più serena, sempre più CONSAPEVOLE, sempre meno speciale…ma più innamorata di me. Finalmente.

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  2. Gloria ha detto:

    Grazie per questo contributo. Mi piacerebbe tanto saperne di più. E’ un’intuizione che anche a me si è affacciata in mente, dopo l’ennesima storia con un uomo abusante, un uomo che avevo inquadrato come narcisista ben prima di averci una relazione, ma al quale, nonostante i campanelli di allarme suonassero a tutto volume, ho permesso di conquistarmi, blandirmi e umiliarmi. Mi sono messa in grande pericolo e, questa volta, ne ero pure abbastanza consapevole, perché ciò che ho vissuto in passato mi ha lasciato cicatrici devastanti e la capacità di intuire l’orrore. Eppure. Eppure ho sentito la necessità di aprire una porta, farmi coinvolgere, rimanendo tuttavia sempre vigile e sospettosa. Desiderosa di sbagliarmi, di dimostrarmi che le mie erano paure infondate e di essere amata da un essere speciale. Avrei dovuto evitare proprio, perché ogni cicatrice in più è un fardello in più e non ho risorse illimitate per riprendermi dal male. Non mi sono protetta. Per favore, qualsiasi informazione su questo argomento, per me sarebbe oro. Grazie.

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